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Tornare a sorridere
dopo la pandemia

Lunedì 13 Giugno 2022 di Marcella Travazza
Tornare a sorridere dopo la pandemia

«In due anni di pandemia, non solo nei mesi più duri, molte persone hanno del tutto rinunciato alla cura dei denti. Per paura del contagio, controlli e trattamenti sono saltati, con l'inevitabile risultato di peggiorare la salute e la qualità di vita di centinaia di migliaia di persone. Non bisogna rinunciare alle cure, se il timore è quello relativo alla sicurezza delle strutture odontoiatriche. Tutti gli operatori del settore condividono rigorosi standard di sicurezza relativi all'ambiente in cui le terapie vengono erogate, al personale sanitario e di assistenza, ai dispositivi di protezione individuale, al triage e ad altro ancora».

È una considerazione amara e insieme un appello, quello che arriva dal professore Luca Ramaglia, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia odontostomatologica dell'Università di Napoli Federico II e presidente del XX congresso nazionale dei corsi di studio in Igiene dentale delle università italiane di scena a Napoli nel centro congressi di via Partenope. Un evento che ha riunito a Napoli i maggiori esperti, tra i quali anche il virologo Roberto Burioni e il primario di Odontoiatria, nonché Rettore d'ateneo, Enrico Gherlone. «Gengive che sanguinano, che sono arrossate, gonfie o che fanno male - avverte Ramaglia - possono essere un campanello d'allarme molto grave di una gengivite, se non addirittura una forma più grave di malattia gengivale che è la parodontite. Se non curata, questa malattia porta a mobilità e spostamento dei denti, ad ascessi e alitosi, e infine nelle fasi avanzate alla perdita dei denti con alterazioni della masticazione e dell'estetica del sorriso».

Purtroppo, i numeri sono preoccupanti: negli adulti la parodontite è la principale causa di perdita dei denti, ne soffre un italiano su due e nella forma grave colpisce il 15 per cento della popolazione. Inoltre, da alcuni anni, è emerso che le malattie gengivali interferiscono anche sulla salute generale, infatti le forme gravi sono frequentemente associate al diabete, alle malattie cardiovascolari su base ateromasica, a complicanze della gravidanza come il parto pretermine e ad altro ancora. Ad esempio, è chiaro e dimostrato che, se da un lato il diabete predispone alle malattie gengivali, dall'altro un soggetto affetto da parodontite, ma senza alcuna alterazione glicemica, è più a rischio (circa il 20 per cento dei casi) di andare incontro a una condizione di iperglicemia oppure di peggiorare una condizione di prediabete sfociando in un diabete conclamato. Tutto questo comporta anche che un paziente diabetico e con parodontite deve assumere più farmaci per mantenere la glicemia sotto controllo.

È evidente, quindi, che una cura efficace della parodontite comporta un effetto positivo e importante anche sulla salute generale. «Prevenzione e diagnosi precoce delle malattie gengivali sono possibili - aggiunge il professore Ramaglia - evitando così complicanze e terapie più complesse e costose, e con benefici significativi sia sulla salute orale che sulla salute sistemica. Bisogna però recarsi dal dentista, preferibilmente un parodontologo, che attraverso una visita specifica ed eventualmente delle radiografie valuterà la situazione di denti e gengive e stabilirà un piano di cura o di prevenzione personalizzato, spesso in team con l'igienista dentale. Inizialmente si eseguiranno una o più sedute di igiene orale professionale e di controllo dei fattori di rischio, e successivamente se necessario si passerà ad una terapia parodontale specialistica». Altrettanto importante è poi sottoporsi con regolarità a visite di controllo per il mantenimento della salute gengivale perché l'azione dannosa sulle gengive dell'accumulo intorno ai denti dei microrganismi della placca batterica può ripresentarsi se c'è un calo di attenzione nell'igiene orale o una ripresa dei fattori di rischio individuali.

Tra i temi al centro del dibattito, anche quello relativo agli impianti che «sono un'ottima soluzione per sostituire denti mancanti o persi per parodontite. L'importante è che prima di ricorrere all'implantologia il dentista abbia effettuato un controllo diagnostico e quindi curato con successo una parodontite eventualmente presente. Attenzione però che la placca batterica può agire negativamente anche intorno agli impianti dentali compromettendone la durata nel tempo. Pertanto anche in questi casi è fondamentale seguire un protocollo di regolari check up affidati alle competenze professionali di un team odontoiatra-igienista dentale con esperienza clinica in parodontologia». 

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