Amore e potere, musical e dramma
le declinazioni del Mercadante

di Luciano Giannini

Lo slogan dello Stabile di Napoli è «una stagione d’autore»; ma anche di autori. Shakespeare, innanzitutto, Tennessee Williams, Pirandello, Camilleri, Schnitzler, Bernhard, il regista franco argentino Alfredo Arias, Euripide, Eschilo, Büchner. Ecco, in ordine di apparizione, quelli inseriti nel cartellone del Mercadante. Assieme agli altri del San Ferdinando formano un’offerta di 21 spettacoli, cui bisognerà aggiungere i dieci del Ridotto. «Una pluralità di voci e stili, dunque, di autori, attori e registi, nel segno, in passato come oggi, di varietà e qualità. Non a caso, nella stagione scorsa abbiamo avuto il record di abbonati, 5387», afferma il direttore Luca De Fusco.

Tre, quest’anno, le aperture: la prima, internazionale, c’è stata venerdì 7 scorso a Barcellona, con il successo di «Orestea»; mercoledì prossimo «Liolà» di Pirandello inaugurerà il San Ferdinando; il 26 ottobre sarà il «Macbeth» di Shakespeare diretto da De Fusco ad aprire il Mercadante, omaggio ai 400 anni dalla morte del Bardo. Il regista napoletano ha scelto la sua «tragedia più visionaria già negli elementi della storia, le streghe, il pugnale, il sonnambulismo della Lady. E vi ho aggiunto – spiega – il fantasma di un bambino; Lady Macbeth dice di averlo allattato ma poi si dispera di non avere discendenza. Dunque, immagino che il figlio sia morto e ricompaia». Nello spettacolo, con Lazzareschi e la Aprea, già visto al Napoli Teatro Festival, De Fusco prosegue nella scia dei lavori precedenti, fra teatro, danza, musica e cinema: «Ma mentre in “Antonio e Cleopatra”, per esempio, i personaggi avevano coscienza di essere miti e statue, qui sono solo preda di un delirio a occhi aperti». 

L’altro Shakespeare in cartellone al Mercadante (8-19 febbraio) è una ospitalità. Lo Stabile del Veneto ha affidato «Giulio Cesare» a un regista trasgressivo come Alex Rigola, che si chiede: si può usare la violenza per difendere la democrazia, si può uccidere Cesare perché ha il germe della tirannide? E cerca la risposta gettando in campo il Lupo Ezechiele, Obama e Aylan, piccolo migrante morto sulla spiaggia di Bodrum. Lo spettacolo di Rigola, a leggere i critici, è «un suggestivo oratorio laico e pop sulla fragilità della democrazia».

Siamo ancora nel dramma con il Tennessee Williams di «Un tram che si chiama desiderio», coprodotto dallo Stabile con il Festival cileno di Santiago a Mil, dove l’allestimento andrà a gennaio. Il regista è il giovane Cristiàn Plana, che rilegge la storia mescolando un violento realismo con lo sguardo paranoico della protagonista. L’eroina avrà il volto di Mascia Musy, applauditissima in «Orestea» a Barcellona. Con lei Massimiliano Gallo (30 novembre-11 dicembre).
Un altro classico: nel «Giuoco delle parti» di Pirandello potremo ammirare l’eccellenza artistica e professionale di Umberto Orsini, che torna 20 anni dopo, stavolta con una propria compagnia, nei panni di Leone Gala. Qui il giovane regista Roberto Valerio immagina che egli sia sopravvissuto alle vicende narrate e provi a ripercorrerle come uno scrittore alla ricerca di un ordine tra le sue «bozze di vita» (13-18 dicembre).

La storia che Camilleri racconta in «La creatura del desiderio» rievoca la relazione tra Oskar Kokoschka e la bella Alma, vedova di Gustav Mahler. Passione, sensualità, eros, gelosia, viaggi, fughe si accavallano senza respiro e si incarnano in un celebre dipinto dell’artista austriaco, La sposa del vento. Dopo due anni l’inquieta Alma se ne va, Kokoschka parte per la guerra e, al ritorno, si fa confezionare una bambola con le sue fattezze. Il regista Giuseppe Di Pasquale traspone la vicenda in uno spettacolo coprodotto dallo Stabile di Napoli e quello di Catania (4-15 gennaio).

Ancora l’amore e Vienna sono il filo conduttore di «Scandalo», uno Schnitzler inedito per l’Italia, che vede in scena Stefania Rocca e Franco Castellano, diretti da Franco Però: un’altra ospitalità, stavolta dello Stabile del Friuli. Passione e sentimento travolgono stantii schemi borghesi: un rampollo della migliore società svela alla madre il desiderio di accogliere in casa la donna (povera) e il figlio avuto da lei cinque anni prima; quanto basta per creare, appunto, scandalo (24-29 gennaio). «Minetti» di Thomas Bernhard, invece, segna il ritorno della coppia Eros Pagni e Marco Sciaccaluga (Stabile di Genova). Attore e regista, dopo «Il sindaco del rione Sanità», scelgono una riflessione sul teatro e il suo ruolo. A San Silvestro il vecchio Minetti aspetta in hotel un direttore che vuol riportarlo in scena con «Re Lear»: il luogo e il momento sono perfetti per ripercorre arte e vita in una notte (31 gennaio-5 febbraio).

Varietà e qualità, dice De Fusco. Ed ecco, con leggerezza, un musical «surreale e picchiatello» scritto da Arias con René De Ceccatty. «Madame Pink» è una commedia con canzoni che getta uno sguardo ironico e critico sull’America, tra la strage di Columbine narrata da Gus Van Sant in «Elephant» e Dumbo, l’elefantino Disney. Le musiche sono di Mark Plati e Mauro Gioia, in scena di nuovo con Arias (come in «Circo equestre Sgueglia» di Viviani) assieme a Gaia Aprea (1-12 marzo). Dopo il debutto al Teatro Festival torna «Le Troiane» di Euripide. Nella tragedia sulle donne della città sconfitta, finite schiave degli impietosi vincitori Achei, Valery Fokin, prestigioso regista e direttore dell’Alexandrinsky di San Pietroburgo, ha lavorato con un cast italiano, dove spicca il nome di Angela Pagano, evocando divise naziste, pistole alla nuca, manganelli, Grand Guignol e video (22 marzo-2 aprile). Fa il pari con «Le Troiane» il ritorno a casa di «Orestea», con Mariano Rigillo e, ancora, la Pagano e la Musy, che potrebbe trovare spazio al Teatro Grande di Pompei (19-23 aprile).

Si chiude in bellezza con un altro kolossal, «Morte di Danton», che segna il riavvicinamento tra lo Stabile di Napoli e quello di Torino diretto da Mario Martone. È lui a guidare oltre 30 attori con uno stile cinematografico nell’opera di Büchner sugli ultimi giorni del Terrore. Robespierre e la caduta di Danton nel 1794. Nel cast, tra gli altri, Giuseppe Battiston, Roberto De Francesco, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Alfonso Santagata (26 aprile-7 maggio). Dunque, ancora tanta Napoli.
Lunedì 17 Ottobre 2016, 21:50
© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP