Il Teatro Mercadante
nel segno delle alleanze

di Luciano Giannini

L'unione fa la forza. Luca de Fusco, direttore dello Stabile Teatro Nazionale di Napoli, lo ripete spesso. Il segreto è coprodurre, condividere costi e sfide nel segno delle sinergie e della qualità. Almeno sulla carta. Questa è la cifra della stagione del Mercadante, palcoscenico principale dello Stabile, che si inaugura mercoledì prossimo per l'appunto con una coproduzione, «Salomé», di Oscar Wilde, diretta da De Fusco, che apre un cartellone «generalista», tra classici, contemporanei e ospiti di prestigio. In scena Eros Pagni (Erode), Gaia Aprea nel ruolo del titolo, Anita Bartolucci (Erodiade) Giacinto Palmarini (il Profeta), tra gli altri. La coproduzione vede insieme Stabili di Napoli, Genova, Friuli e Verona. Il titolo non era di facile accesso, ma la sfida De Fusco l'ha già vinta in giugno con il debutto a Pompeii Theatrum Mundi, sul grande palcoscenico degli Scavi. Un successo.

Questa «Salomé» è una tragedia spuria, che «ha la propria cifra nell'ambiguità», spiega De Fusco. «Registro drammatico, ironico, erotico si fondono in una miscela originale che accostano lo spettacolo a un poemetto teatrale». Anche qui, pur se in modo diverso dai precedenti, il regista mette in pratica la sua concezione scenica che fondeprosa, musica, danza e cinema.

E coproduzione tra Napoli, Genova e Fondazione Teatro della Toscana è «John Gabriel Borkman» di Ibsen, che Munch definì «il più potente paesaggio invernale dell'arte scandinava». Qui Marco Sciaccaluga dirige Gabriele Lavia, Laura Marinoni e Federica Di Martino, tra gli altri. Borkman è un banchiere che in nome del capitalismo (e di se stesso) antepone soldi e potere ai sentimenti, tra un matrimonio freddo e aspro e l'amore di una vita, rifiutato per interesse. E sarà ancora Sciaccaluga a firmare la regia di uno dei capolavori della prosa di tutti i tempi, «Il gabbiano» di Cechov, produzione dello Stabile di Genova, con Elisabetta Pozzi, Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Tommaso Ragno, Stefano Santospago, Federico Vanni. Come un gabbiano felice è stroncato da un ignaro cacciatore, così Nina, la protagonista, innamorata dello scrittore Trigorin, sfruttata e abbandonata da lui, si ritrova a casa annientata, tra Konstantin che la ama invano, la madre, celebre attrice, e il suo amante Lo spettacolo è preceduto da un altro ritorno, dopo il successo ottenuto a Pompeii Theatrum Mundi: un'altra tragedia, «Edipo re» di Sofocle, completamente rivisitata, però, dall'arte di uno dei maggiori artisti viventi, Robert Wilson. L'allestimento è, ancora, una coproduzione di Napoli con Change Performing Art e «Conversazioni», il ciclo di spettacoli classici dell'Olimpico di Vicenza, progettato dal Palladio e inaugurato nel 1585 proprio da quest'opera. Il rapporto tra materia, spazio, sapiente uso delle luci sono la cifra di un allestimento in cui Wilson abbatte ogni confine tra teatro, danza, musica e arte figurativa. In scena sono un gruppo di giovani performer e due attori come Mariano Rigillo e la tedesca Angela Winkler, «regina» del Berliner Ensemble, nel ruolo di narratori della vicenda. Ovviamente l'allestimento, nato per l'Olimpico e Pompei, sarà adattato per una sala al coperto.

Classico è «Enrico IV» di Pirandello affidato alla maestria di Carlo Cecchi, interprete ideale per rappresentare un testo emblematico sui grandi temi della maschera, dell'identità e della follia. Con Cecchi sono Angelica Ippolito e Gigio Morra, tra gli altri. E restiamo nel solco con «La scuola delle mogli» di Goldoni, altra coproduzione dello Stabile di Napoli con Marche Teatro. La commedia è affidata alla regia e alla interpretazione di Arturo Cirillo. Di Goldoni è anche «La guerra», «uno strumento - spiega il regista Franco Però - che funziona sempre come gioco d'interessi e ciniche occasioni pere speculare». E classici contemporanei potremmo definire «Morte di un commesso viaggiatore» di Miller, con Mariano Rigillo, produzione al 100 per 100 delo Stabile di Napoli e «Scene da un matrimonio», secondo la versione di un altro illustre regista di fama internazionale, Andrej Konchalovskij. Anche questo titolo è passato, in fretta, al Napoli Teatro Festival, che lo ha prodotto assieme allo Stabile.

Dal classico al contemporaneo si passa con «Chi vive giace», del palermitano Roberto Alajmo, «un dramma dei vivi e dei morti», dove l'autore scomoda anche i fantasmi e un certo humour nero per una vicenda che prende spunto da un incidente stradale in cui un ventenne uccide una donna, suscitando la voglia di vendicarsi del marito. In scena Lucia Sardo e Roberto Nobile sono diretti da Armando Pugliese. E restiamo ai giorni nostri con «Il penitente», che David Mamet ha composto solo due anni fa, su uno psichiatra in crisi dopo aver rifiutato di testimoniare in tribunale a favore di un paziente accusato di aver compiuto una strage. L'allestimento italiano, già visto al Napoli Teatro Festival, è affidato a Luca Barbareschi.

Capitolo significativo, infine, è la collaborazione triennale con il Tovstonogov Bolshoi Drama di San Pietroburgo, con scambi di spettacoli ed esperienze. Lo Stabile porterà in Russia «Sei personaggi» e i russi arriveranno al Mercadante, in febbraio, con «Alisa», regia di Andey Moguchy, direttore del Bolshoi Drama.
Venerdì 19 Ottobre 2018, 18:00
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