Riapre la stagione dello Stabile:
«In scena la gioia del teatro»

di Luciano Giannini

La «Salomé» di Wilde mercoledì prossimo al Mercadante; «Le Rane» di Aristofane secondo due siciliani doc come Ficarra e Picone il 7 novembre al San Ferdinando; «Autobahn» di Neil Labute, nostro contemporaneo, il giorno dopo al Ridotto. Le aperture dei tre cartelloni chiariscono subito il modo con cui lo Stabile Teatro Nazionale di Napoli declina la propria stagione ormai alle porte. «Lo slogan che abbiamo scelto parla chiaro: «Tutto il teatro che vuoi», puntualizza il direttore Luca De Fusco. E aggiunge: «Sapete come la penso. I festival possono essere tematici, le stagioni, che durano un anno intero, no».

Sì, ce n'è per tutti i gusti, direttore. Ma come li si accontenta con i tre palcoscenici dello Stabile?
«Il Mercadante ha una programmazione che io definisco generalista, tra classici, contemporanei, spettacoli con attori di gran richiamo o, comunque, di prestigio. Il suo cartellone è il più vario. Il San Ferdinando, fedele alla linea che scelsi fin dal mio primo anno qui a Napoli resta, invece, la casa delle lingue, dei dialetti. L'anno scorso cominciammo con Pirandello, quest'anno restiamo in Sicilia con Ficarra e Picone, anche se, poi, la protagonista sarà Napoli con De Giovanni, la Serao, Di Giacomo, Mastriani in attesa, nel 2019-2020, della Grande magia di Eduardo, che dovrebbe aprire la stagione 19-20. Il Ridotto, infine, è la casa del contemporaneo, non per forza napoletano ma, stavolta, internazionale».

Che cosa unisce i tre cartelloni?
«La gioiosità, non perché tutti i titoli siano allegri, sarebbe assurdo, e sarei smentito dai fatti; ma perché c'è in noi tutti una voglia di grande teatro, e c'è una gran passione, esaltata dalla riconferma ottenuta dal Ministero: anche per il prossimo triennio saremo uno dei sette Teatri Nazionali italiani, e questo ci dà fiducia. Tanto da scegliere di aprire la stagione con un testo arduo come Salomè di Oscar Wilde. La sfida, però, l'abbiamo già vinta questa estate con il suo debutto, e il successo, a Pompeii Theatrum Mundi. Insomma, abbiamo un cartellone ambizioso».

Quali criteri usa per scegliere uno spettacolo piuttosto che un altro?
«Le rispondo con un esempio. Prendiamo John Gabriel Borkman, che coproduciamo con lo Stabile di Genova. Non ho messo bocca su Lavia e la regia di Sciaccaluga, ma ho pensato: la drammaturgia di Ibsen è robusta e adatta a un attore sanguigno e oscuro come Lavia. Sciaccaluga è l'unico regista che lo abbia diretto con gran successo, per giunta sono anche amici e il dato ha la sua importanza. Ovviamente, in teatro due più due non fa sempre quattro, ma il rischio è parte del gioco, e aumenta quando ci spostiamo dai classici alla drammaturgia contemporanea».

Le vostre produzioni di questa stagione?
«Salomè e Borkman, che però non è gestita da noi; così come Le Rane. L'intero cartellone del San Ferdinando, invece, ci vede unici produttori. E aggiungo: se trovare partner per rappresentare i classici non è difficile, lo diventa, invece, per il repertorio napoletano, che non interessa sempre al resto d'Italia; ma possiamo permettercelo grazie allo sforzo finanziario aggiuntivo della Regione, che altri teatri pubblici ci invidiano».

A proposito, come vanno i conti?
«I conti non sono mai andati male. Da quando sono direttore soltanto il primo bilancio è stato in deficit, ripianato, poi, dai soci. Dopo, non abbiamo mai chiuso in passivo. E gli abbonati sono passati da 2300 a circa 7000. I problemi sono stati di cassa, ma oggi stiamo molto meglio. Qualche giorno fa abbiamo incassato un milione di euro del Comune, che comprende i 300 mila euro per la Scuola. E devo ringraziare il sindaco, che ha legato il contributo per lo Stabile alla tassa di soggiorno, permettendo così un automatismo che, per noi, è ossigeno vitale».

Insomma, la situazione si va normalizzando.
«A cominciare dall'agibilità degli edifici. La presenza, poi, di Filippo Patroni Griffi, e cioè della sesta carica dello Stato, come presidente del Cda, è una garanzia in più. La conferma ottenuta dal Ministero è un altro fattore di stabilità. Per giunta, abbiamo lasciato il fanalino di coda e ora siamo il sesto Teatro Nazionale, grazie anche a una commissione ministeriale più equilibrata e meno faziosa della precedente. Anche il punteggio dato al mio operato è salito. Da 1 a 3,5».

Avrà contato anche la vostra attività internazionale.
«È il mio orgoglio. In questa stagione saremo in dicembre al Bolshoi Drama di San Pietroburgo con Sei personaggi in cerca d'autore di Pirandello che porteremo, in primavera, anche all'Athénée Louis-Jouvet di Parigi. E a Parigi, in marzo, ma al Rond Point, andremo con Madame Pink di Arias. Il Teatro Nazionale diventa sempre più ambasciatore di Napoli e della sua cultura nel mondo».
Venerdì 19 Ottobre 2018, 18:00
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