Gilmour a Pompei, il docufilm nelle sale

Sabato 27 Maggio 2017 di ​Federico Vacalebre

Faceva sul serio David Gilmour quando diceva che il suo ritorno a Pompei sarebbe diventato un film. «David Gilmour live at Pompeii» l'inevitabile titolo scelto, appuntamento nei cinema di mezzo mondo per il 13 settembre. La strategia di lancio prevede la presenza del rockumentary per un giorno solo nelle sale, prima dell'uscita, in novembre, del dvd e del blu ray.

Circa un'ora di durata, riprese in 4K, regia di Gavin Elder, cineasta sudafricano che ha già diretto docufilm sui Duran Duran e che il 7 e 8 luglio scorso è rimasto conquistato dalla cornice dell'evento che ha riportato il chitarrista di Cambridge nell'anfiteatro romano, a 45 anni di distanza dal celebre «Pink Floyd at Pompeii» diretto da Adrian Maben, l'anno scorso tra gli ospiti d'onore in platea.

«Lo show include canzoni che ripercorrono tutta la carriera di David, così come molti classici dei Pink Floyd, tra cui One of these days, l'unica canzone che fu suonata anche nel concerto del 1971», dice il comunicato della produzione, che accenna alle riprese, tra il 4 e il 7 ottobre del 71, che però non furono certo un vero concerto: il gruppo era solo tra gli scavi con la troupe, per pubblico pochi fortunati infiltrati. «Entrambi i live hanno visto anche l'esecuzione di The great gig in the sky da The dark side of the moon, che David ha eseguito raramente nella sua carriera solista», ricorda ancora la nota stampa: il dvd diventerà la strenna natalizia per gli amanti del gruppo. La soprintendenza di Pompei, come si scrisse all'epoca quando - come al solito - qualcuno blaterò della necessità di negare l'ingresso al rock temendo le possibili devastazioni dei suoi «barbari accoliti » - oltre allo straordinario ritorno di immagine, incasserà le royalties sulle vendite.

Il dvd, naturalmente, avrà una durata diversa e conterrà extra di ogni tipo, interviste comprese, mentre una messa in onda televisiva sembra probabile almeno in Inghilterra sulla Bbc, non sappiamo se anche in Italia.

Duemilaseicento spettatori in piedi dove nel primo secolo avanti Cristo combattevano i gladiatori. Il «Rattle that lock tour» che non faceva prigionieri, complice la nostalgia canaglia, come la location, davvero speciale. La storia del rock che si insinuava tra le pietre della storia dell'umanità, la colonna sonora più rivoluzionaria del Novecento che accettava di parlare di sè al passato, forse anche remoto, di comportarsi da nuovo classico. Laser, fuochi pirotecnici, il grande schermo circolare, assoli psichedelici, poi l'amarcord lungamente atteso di «One of these days», l'unico pezzo in comune con la scaletta del film del 1971. Chissà se nel montaggio ci sarà «Faces of stone» («Facce di pietra che guardano dall'oscurità»), che non è stata scritta pensando ai calchi delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 ma avrebbe potuto parlare di loro. Chissà se Elder avrà idealizzato Gilmour come moderno gladiatore, avrà enfatizzato la dedica dei concerti a Wright, ma anche quella più silenziosa al cappellaio matto Syd Barrett di «Shine on you crazy diamonds». Ci vediamo al cinema il 13 settembre.

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