«Benvenuti in casa Esposito», Tonino 'o fesso e quei camorristi tutti da ridere

Martedì 21 Settembre 2021 di Diego Del Pozzo
«Benvenuti in casa Esposito», Tonino 'o fesso e quei camorristi tutti da ridere

La storia di Tonino o fesso, l'improbabile boss quasi camorrista protagonista del romanzo comico di Pino Imperatore Benvenuti in casa Esposito, edito da Giunti nel 2012, è diventata un film, scritto e diretto da Gianluca Ansanelli, in uscita giovedì in 30 sale per il momento solo in Campania, distribuito da Vision, che lo ha anche prodotto assieme a Bartleby e Buona Luna, la società di Alessandro Siani (che infatti figura tra i produttori). La commedia è stata presentata in anteprima nazionale ieri sera a Napoli, al cinema Metropolitan, alla presenza del regista e sceneggiatore, dell'autore del libro, dei produttori esecutivi Andrea e Alessandro Cannavale, di Siani, di Andrea Sannino (che in colonna sonora esegue «Ciento rose») e del cast guidato dai protagonisti Giovanni Esposito e Antonia Truppo, interpreti di Tonino e della sua vivace e verace moglie Patrizia. Con loro Francesco Di Leva, che ha il ruolo del feroce capoclan Pietro De Luca, Nunzia Schiano (sempre brava nei panni di nonna Assunta), Peppe Lanzetta (il camorrista don Raffaele, voce narrante dell'intero racconto), Salvatore Misticone, Antonio Orefice, Gennaro Silvestro, Genny Guazzo e Noemi Piscopo. 

«Benvenuti in casa Esposito» prende in giro tic e luoghi comuni della camorra attraverso le gesta di Tonino Esposito, figlio di un celebre boss del rione Sanità ma assolutamente incapace di seguire le orme paterne in quanto goffo, maldestro e buono d'animo. Alla morte del padre, la guida del clan passa nelle mani di Pietro De Luca, per il quale il povero Tonino si limita a fare da esattore del pizzo, in una vita quotidiana fatta di mediocrità e rimpianti: «Come nel romanzo, ho usato l'arma della risata», racconta Ansanelli, «per esorcizzare uno tra i mali più odiosi del nostro tempo, cioè la camorra. Ho cercato di tenere assieme commedia e tragedia, in un intreccio magari un po' azzardato che, però, m'è sembrato il modo più fedele per rappresentare le complessità di una città come Napoli e le sue due facce, in un certo modo incarnate dal protagonista: quella scura, fatta di illegalità, delinquenza e ignoranza; e l'altra più solare, caratterizzata da umanità, calore, intelligenza, generosità e allegria. Nell'adattare il libro, ho aggiunto la trama della figlia di Tonino, come elemento che innesca il cambiamento anche in suo padre. Tra i temi del film, infatti, c'è anche il rapporto tra genitori e figli». 

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Da parte sua, Giovanni Esposito si dice «felicissimo di avere interpretato un personaggio che porta dentro di sé una grande tenerezza e scopre un altro modo di vivere, a lui ignoto perché da bambino nessuno glielo aveva mai fatto conoscere. Il mio Tonino è diviso tra due famiglie: quella camorristica e quella dei suoi affetti casalinghi. Ma capisce che è proprio tra le mura di casa che può far emergere liberamente la sua bontà d'animo, senza più vergognarsi di come è fatto». Nel film, Tonino va a colloquio col mitico teschio del capitano nel cimitero delle Fontanelle, per chiedere consiglio sul da farsi: «In quelle scene il mio personaggio cerca di ricreare un legame col padre morto. Ma c'è un'altra sequenza che mi ha molto divertito: quella cantata e ballata sulle esilaranti note di E latitanza sia di Enzo Savastano. Il regista ha insistito per farmi interpretare quella scena, anche contro le mie iniziali perplessità. Poi, alla fine, m'è piaciuta e, anzi, trovo che sia una frattura molto efficace nel ritmo del film». 

Per Di Leva, «il mio personaggio è uno che aspira al potere e ai soldi, cerca di elevarsi acquistando costosissime opere d'arte senza capirne assolutamente il senso. Come uomo, ho sempre disprezzato ogni forma di arroganza e così, da attore, godo tanto quando posso prendere in giro questo tipo di personaggi, come ho fatto col mio don Pietro». Nunzia Schiano, invece, sottolinea come il bene e il male nel film non siano così nettamente distinguibili: «Anche la famiglia Esposito ha varie anime al suo interno, per esempio grazie al personaggio della figlia di Tonino, vogliosa di emanciparsi attraverso l'istruzione, oppure a quelli dei suoceri, che pur non essendo camorristi sono assuefatti a quella realtà, che subiscono con ignavia ogni giorno, finché la nipote non farà aprire gli occhi anche a loro». La chiosa ideale arriva da Peppe Lanzetta: «Questo film propone un po' di agrodolce per raccontare quella città di mezzo né buona né cattiva. E può essere una strada efficace, oltre i luoghi comuni, anche per riportare la gente al cinema».

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