Jarmusch a Cannes con i suoi zombie 4.0

di Titta Fiore

Mario Bava e Dario Argento tra le fonti di ispirazione. George Romero il padre nobile: «E' stato il mio riferimento principale, i suoi zombie sono postmoderni. "La notte dei morti viventi" è il primo film horror che ho visto, Romero ha cambiato l'idea che avevamo del racconto di genere. I mostri, prima, provenivano dall'esterno della società, in Romero arrivano da una società in rovina. Sono i nemici, ma anche le vittime». Jim Jarmusch si è preso la sua dose di applausi, aprendo in concorso il Festival di Cannes con «The Dead don't Die» (I
morti non muoiono), un horror comedy che ha divertito il pubblico esercitandosi su temi molto contemporanei come lo scempio dell'ambiente e gli eccessi del mondo interconnesso (anche gli zombie vanno alla ricerca del wifi e della tv via cavo).

Letture politiche? Perché no, ha spiegato il regista, il declino della natura è inquietante quasi quanto l'incapacità dell'uomo di porre un argine alla catastrofe: «Il nostro pianeta è in pericolo e dobbiamo apprezzare ogni piccolo momento della vita. Senza umorismo, sarebbe difficile rimanere umani». Il teatrino della politica, ha aggiunto, è diventato una specie di arma di distrazione di massa, non governa più il pianeta e ha delegato la grande industria a controllarlo. «Anche per questo spero nei giovani e nel loro entusiasmo, il movimento Sunrise che lotta contro il cambiamento climatico mi sembra molto, molto interessante».

Nel cast "all star", con Bill Murray, Adam Driver, Chloé Sevigny, la più giovane è Selena Gomez, una  principiante assoluta al Festival, ma con una carriera da veterana alle spalle e un carattere deciso che
l'ha aiutata a superare i momenti difficili di una malattia guarita dal trapianto.  E se Murray l'ha buttata sul ridere ("Credo nella vita dopo la morte, ma non per tutti, rivedrò solo alcuni di voi"), l'ex beniamina delle serie Disney ha preso molto sul serio uno dei temi chiave del nostro tempo, l'uso e l'abuso dei social network. «Hanno un
impatto terribile sulla nostra generazione, non aiutano a diffondere le giuste informazioni. Io li uso per parlare di cose che mi affascinano, ma conosco ragazze molestate nella rete. I social possono essere molto pericolosi».
Mercoledì 15 Maggio 2019, 19:25 - Ultimo aggiornamento: 15-05-2019 19:27
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