Costanzo: «Nella Ferrante la sincerità dei sentimenti»

di Titta Fiore

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Venezia. Le amiche geniali parlano come un libro stampato. Ludovica Nasti, che interpeta Lila, la tempestosa Lila, usa come il suo personaggio parole spericolate e difficili per descrivere l'esperienza sul set: «Non ci siamo preparate, siamo andate con la consapevolezza di essere noi stesse». Elisa Del Genio, bionda e morbida come dev'essere Lenù, va oltre, dice: «Non volevo fare l'attrice. Io mi sento Elena». Hanno dodici e undici anni, anzi, «quasi» dodici, «quasi» undici, perché in questa fase della vita si contano anche i giorni. Ludovica è di Pozzuoli e ha un solo mito, Sophia Loren. Elisa sogna di essere Selena Gomez. Margherita Mazzucco, che recita nei panni di Lenù adolescente, prende a modello Julia Roberts, Gaia Girace, la ragazza Lila, è l'unica che studia da attrice e non ha modelli: «Io non m'ispiro a nessuno». Proprio come avrebbe detto il suo personaggio testardo e orgoglioso.
Saverio Costanzo si è assunto l'onore e l'onere di trasformare in immagini il caso editoriale degli ultimi anni, di raccontare in un lungo film a episodi i quattro libri del romanzo fiume di Elena Ferrante. Una «meravigliosa storia italiana», la definisce uno dei produttori, Lorenzo Mieli, che si prepara a entrare nei mercati internazionali dalla porta principale, grazie alla collaborazione con l'americana Hbo (la stessa di «The Young Pope»), per la prima volta coinvolta in un progetto non in inglese. L'attesa era grande, ieri sera l'anteprima di gala si è chiusa con dieci minuti di applausi e una standing ovation. La serie da «L'amica geniale» ha un titolo glocal, «The Neapolitan Novels», e sottotitoli sul dialetto napoletano originario. Nel team produttivo, con Wilside di Mieli e Gianani, anche la Rai, che la trasmetterà in autunno sulla prima rete dopo un'uscita evento nelle sale ai primi di ottobre, Procacci, che a suo tempo acquistò i diritti dalla casa editrice e/o, e Tim Vision. Più defilato, tra i produttori esecutivi, c'è anche il regista premio Oscar Paolo Sorrentino. E lei, la misteriosa Ferrante, ha collaborato attivamente alla sceneggiatura con lo stesso Costanzo, Francesco Piccolo e Laura Paolucci.
 


Come avete lavorato sulla scrittura? È stato difficile avere un'interlocutrice a distanza?
«Elena Ferrante ci è stata molto vicina, fin dall'inizio l'abbiamo sentita come una sorvegliante affettuosa e discreta, via via nel corso del carteggio mail si è sciolta e ha aderito sempre di più al progetto. Non è stata mai in difesa del libro, ma ha contribuito con una bella idea della trasposizione cinematografica. Abbiamo lavorato come se si trattasse di un film».

Lei, Costanzo, aveva già letto la quadrilogia?
«Sì, l'avevo letta, ma non pensavo che me sarei occupato come regista. Il coinvolgimento in questa avventura è merito di Elena Ferrante che ha suggerito il mio nome ai produttori. Quando mi ha chiamato la casa editrice non ho esitato un secondo: dal primo momento ho sentito che c'era tra noi sintonia nella ricerca della verità drammaturgica. La grandezza del progetto non mi ha spaventato, sapevo di poter contare su un nucleo molto piccolo, ma potente, della narrazione. Ringrazio la scrittrice per questo. Ho vissuto il lavoro come un privilegio».

Perché «L'amica geniale» ha avuto, secondo lei, un tale successo in tutto il mondo?
«Potrei dire perché racconta un'amicizia epica tra donne, ma non basta. Perché è una vicenda che, partendo da un rione periferico di Napoli negli anni Cinquanta, riesce a diventare universale; perché è un affresco d'epoca e una storia di emancipazione femminile, ma anche questo non basta. Credo che milioni di persone abbiano amato la quadrilogia per la sua capacità di parlare di sentimenti con sincerità. Ecco il nucleo della storia, forte, riconoscibile. L'amica geniale ci ricorda quanto è importante l'educazione, nel corpo sociale di una comunità. E quanti danni può fare la sua mancanza. Una maestra può cambiarti la vita, alle piccole protagoniste succede. In questo senso la saga è profondamente contemporanea e politica».

È stato difficile scegliere le attrici?
«Avevo tra le mani una guida molto coerente, Elena Ferrante è precisa nelle descrizioni dei luoghi e dei personaggi, sapevo cosa cercare. Quando ho visto le ragazze, non ho avuto esitazioni. La speranza è che il lettore trovi in tv quel che aveva lasciato sulla pagina scritta».

Nel secondo episodio c'è anche una citazione da «Roma città aperta» di Rossellini, come mai?
«Ho pensato che correre dietro alla camionetta della polizia che ti ha arrestato il marito potesse essere una reazione dell'epoca, forse Rossellini l'aveva presa dalla realtà».
 
Lunedì 3 Settembre 2018, 09:09
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