Da Katiuscia a Ornella Muti: torna in edicola Sogno con i suoi fotoromanzi storici

Giovedì 23 Luglio 2020 di Nicolas Lozito
Da Katiuscia a Ornella Muti: tornano in edicola Sogno con i suoi fotoromanzi storici

Guarda chi si rivede in edicola: il fotoromanzo. Così tanto amato in passato e poi così improvvisamente dimenticato, da venerdì 24 luglio potremo tornare a leggere gli storici sceneggiati della Lancio in una nuova versione della rivista Sogno (settimanale, prezzo 1,5€): un'operazione nostalgica in cerca di vecchio e nuovo pubblico, sull'onda lunga della riscoperta del vintage: se i vinili battono Spotify, forse il fotoromanzo può battere Instagram.

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AL MUSEO
Per capire e soprattutto far capire alle nuove generazioni la portata del fenomeno fotoromanzi bisogna partire dal luogo più insospettabile: il MoMA di New York
, uno dei musei più importanti al mondo. Tra le sale è esposta una copertina di un fotoromanzo italiano. Anno 1950, lire 25, ritrae una ancora semisconosciuta sedicenne: Sofia Lazzaro, dalla bellezza violenta e aggressiva, diventata poi famosa, grazie proprio ai fotoromanzi, con un altro cognome: Loren.


Nella foto: La storica copertina di Sogno con la giovane Sofia Loren esposta al MoMA di New York

Sogno, insieme al concorrente Grand Hotel, era una delle più diffuse riviste nel secondo Dopoguerra. La forma narrativa era ibrida e tutta made in Italy: fotografia e nuvolette dei fumetti, la cui paternità è da dividere tra Cesare Zavattini e Damiano Damiani, entrambi all'opera dal 1947.

C'è molto cinema nei primi fotoromanzi, chiamati anche film statici. Per farli si usavano i fermi immagine degli sceneggiati tv: La principessa Sissi con Romy Schneider è uno dei più letti degli Anni '50.

All'epoca il settore vendeva più di un milione e mezzo di copie: un successo che portò a produzioni ad hoc (i primi nel capannone di via Romanello da Forlì a Roma), e giovani attori e attrici che si facevano fotografare nelle scene e nelle mimiche più diverse (ci è passato anche Mike Bongiorno). C'è tanta sperimentazione e artigianato nei primi fotoromanzi: storie semplici, d'amore e di rivincita, di emancipazione e di scoperta, che conquistano soprattutto il pubblico giovane e femminile.


Nella foto: Mike Bongiorno in un fotoromanzo del 1960 pubblicato su Bolero

A metà Anni '70, con le prime riviste interamente a colori, si arriva a 8 milioni di copie, ma lettrici e lettori sono molti di più: le studentesse si scambiano le riviste, consumano le pagine, discutono sottovoce delle trame più disinibite, aspettano le nuove uscite come oggi noi attendiamo la nuova puntata di una serie televisiva.

Sono gli anni di Franco Gasparri, Michela Roc, Roberto Mura, Max Delys. Claudia Rivelli e la sorella, che all'inizio si fa accreditare come Francesca Rivelli, per poi diventare la più famosa di tutte: Ornella Muti. I personaggi dei fotoromanzi superano i divi del cinema: un altro immancabile nome è quello della bellissima Katiuscia, idolo di tutte le ragazzine d'Italia, dai contratti miliardari e dalla parabola troppo veloce, che l'ha cacciata nel tunnel delle droga (ora ne è uscita, ha 63 anni e produce stampe su legno di personaggi dei fumetti).

DECLINO E RILANCIO
Inesorabile dopo la vetta, inizia la discesa
: nonostante negli Anni '80 si affermino attori importanti, come Massimo Ciavarro, e molti altri compaiano agli esordi (da Caterina Balivo a Simona Ventura), la tv privata e le soap opera sconfiggono definitivamente il fotoromanzo, che scompare quasi del tutto dalle edicole.

«Quando ero ragazzo, e lavoravo nell'edicola con mio padre, i fotoromanzi erano il prodotto più venduto», racconta Roberto Gregori, dell'edicola Gregori che si trova fuori dall'uscita della metro Lepanto a Roma ed è della sua famiglia dal 1910. Tiene in mano una copia di Grand Hotel, fino a ora l'unica rivista che punta su fotoromanzi contemporanei: «Ogni settimana ne vendiamo qualche copia, soprattutto a signore anziane», spiega.


La copertina del nuovo "Sogno" da questa settimana in edicola

Il rilancio di Sogno è un'idea di Mario Sprea, classe 1934, storico sceneggiatore: «Il nostro è un atto romantico. Con il coronavirus ho ritrovato, quasi per caso, i miei vecchi lavori e abbiamo deciso di scommetterci. Non perché ci sono affezionato, ma perché sono storie ancora attuali. Certo, ci sono le cabine telefoniche, ma tutto il resto è come oggi: gli stessi amori, le stesse crisi esistenziali. Un'Italia che vuole conoscersi e riconoscersi». Una fotografia alla volta. Un fumetto alla volta. E una conclusione sempre senza fine: Continua nella prossima puntata.

Ultimo aggiornamento: 09:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA