«Loro», il Berlusconi di Sorrentino destinato a fare polemica

di Titta Fiore

La voce. L'inflessione è la sua. «Ma te che cosa ti aspettavi, di poter essere l'uomo più ricco del Paese, fare il premer e che anche tutti ti amassero alla follia? «Sì, io mi aspettavo proprio questo».

Le immagini. La calotta compatta di capelli è la sua. Lui inquadrato di spalle, mentre guarda le ragazze sculettanti del bunga bunga. Le «cene eleganti», le coppe vinte dal Milan, il giuramento da primo ministro nelle mani di un Presidente alto e solenne come Napolitano, la disperazione di Veronica accasciata ai piedi di una veranda nel parco di Arcore. I cortei di auto blu che sfrecciano nella notte di Roma capitale della politica e del malcostume. E Dudù, il cane condiviso con Francesca Pascale, al centro di un letto disfatto. Il lettone di Putin?
 

Le prime sequenze dell'attesissimo film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi raccontano questo. Parlano di un'Italia decadente e decaduta, di un potere al tramonto o pronto a risorgere dalle proprie ceneri, chissà, di grandi bellezze sfregiate, di ambizioni sfrenate e delusioni cocenti. Descrivono l'ubriacatura di un ventennio che si pensava già storia e proiettano le loro luci sincopate e tecno, le loro ombre angosciose, in un presente senza cesure.

«Loro», il titolo è confermato, descrive non solo un uomo, ma un mondo. Silvio B., in questo film, è la cartina di tornasole di un pensiero condiviso. È l'arcitaliano di fine secolo con il mito del successo. L'uomo che voleva tutto e se l'è preso. E, in più, peccato mortale, pericolosa ingenuità, desiderava essere amato da amici e nemici. Desiderava, più di tutto, piacere. E «loro», la sua corte, gliel'ha lasciato credere.
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Martedì 13 Marzo 2018, 11:05
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