Mostra di Venezia, i fratelli D'Innocenzo con Elio Germano: «Il nostro film un viaggio al termine dell'uomo»

Venerdì 10 Settembre 2021 di Titta Fiore
Mostra di Venezia, i fratelli D'Innocenzo con Elio Germano: «Il nostro film un viaggio al termine dell'uomo»

Con il quinto e ultimo titolo in concorso, «America Latina» dei fratelli D'Innocenzo, l'Italia gioca la carta del thriller psicologico. E dell'horror. E dell'indagine sentimentale. E di tutte queste cose insieme, perché il film, per dirla con i due talentuosi registi che citano Céline, «è un viaggio al termine dell'uomo», inteso come uno scavo nella mente del protagonista (Elio Germano, una garanzia) per disinnescare le paure che si porta dentro sotto una patina di apparente rispettabilità. Dentista con famigliola perfetta, padre anaffettivo che lo mette in crisi e orribile villone costruito in mezzo al nulla dell'agro pontino, Massimo, così si chiama, un giorno scopre in cantina qualcosa, o qualcuno, che destabilizza le sue certezze. «Abbiamo scritto questa storia a Berlino, aspettando il verdetto del festival dove avevamo portato in gara Favolacce dopo La terra dell'abbastanza, così, per placare l'ansia e la nostra bulimia di parole», raccontano Fabio e Damiano D'Innocenzo, 33 anni, simpatia da vendere e una fama internazionale conquistata con due soli film. «Tutto si concentra sul mistero del personaggio principale, che doveva essere il contrario del maschio alfa vincente imposto dai canoni della società. Oggi bisogna essere performanti e puntare al risultato, invece il nostro protagonista finisce per soccombere alla propria sensibilità, cerca nell'amore il riparo a un rovello doloroso. Da questo punto di vista è il nostro film più tenero». 

Il titolo, spiegano, «è un bellissimo Frankenstein tra l'idea dell'America, che rappresenta il sogno, e Latina con la sua concretezza di terra bonificata dalle paludi». La passione è intesa come suspense, perché «tra il sentimento e l'illusione c'è un dialogo incessante». La dolcezza è un'urgenza interiore: «Non amiamo i film che fanno propaganda alla felicità». Per la prima volta i D'Innocenzo sono in concorso a Venezia: «Più che di aspettative, siamo carichi di paure. Ci sentiamo come due ladri che hanno scassinato il database di Barbera per essere alla Mostra. Non ci dormiamo la notte». Si sentono parte del nuovo rinascimento del cinema italiano che si è messo in vetrina al Lido? «Sono semplificazioni che portano anche un po' sfiga, ma ci accorgiamo che molte rivalità stantie tra autori sono state spazzate via. Non è più tempo dei registi con la sciarpetta, al Lido abbiamo incontrato Leonardo Di Costanzo, che consideriamo un maestro, e lo abbiamo abbracciato». Conferma Germano: «Vero, ci sono tante energie e tanti talenti che non sempre vengono riconosciuti. Il danno più grave è accostarsi a questo mestiere per fare soldi e non per vocazione». Nel film l'attore insegue i propri fantasmi: «I volumi della storia sono alti, estremi, ma in questo contrasto possiamo ritrovarci un po' tutti». E i registi, si riconoscono qualche turbamento? «Quello di non riuscire a comunicare. Siamo gemelli, nati sotto il segno del Cancro, e da ragazzini eravamo legati in maniera viscerale, parlavamo in codice tagliandoci fuori dalla vita sociale. Poi abbiamo scoperto il cinema, un'arte meravigliosa che permette di comunicare con gli altri senza bisogno delle parole, e abbiamo affinato il dialogo tra noi e la nostra interiorità». 

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Prodotto da Lorenzo Mieli per The Apartment del gruppo Fremantle con Vision Distribution, «America Latina» uscirà nelle sale il 25 novembre: «Il nostro è un cinema d'istinto, lo facciamo restando scomodi, prima di tutto a noi stessi» spiegano i fratelli registi, «ed è fondamentale lasciare libero il dialogo con lo spettatore. Il suo sguardo è la vera ricchezza del film». La storia sfugge ai generi: «Li amiamo e ne conosciamo le regole, ma solo per aggirarle». Appassionati dello stile di Olmi e dei capolavori di Bergman, «gran conoscitore della condizione umana», ora Damiano e Fabio stanno preparando la loro prima serie che s'intitolerà «Dostoevskij» ed è prodotta da Sky: «Ma con lo scrittore russo non c'entra niente». 

Nella penultima giornata della Mostra sono arrivati a Venezia anche Ben Affleck e Jennifer Lopez, la coppia d'oro dell'estate, più innamorata che mai: stasera saranno sul red carpet di «The Last Duel» di Ridley Scott con l'amico Matt Damon. E Diamante Marzotto ha presentato il corto su sua madre Marta, «La musa inquieta», scritto e diretto da Massimiliano Finazzer Flory. «Il mio sogno nel cassetto» ha detto, «è un film hollywoodiano su di lei interpretato da attori pazzeschi. Sono pronta a collaborare».

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