Oscar 2021 a Nomadland di Chloé Zhao, Anthony Hopkins è il miglior attore: delusione per Laura Pausini

Lunedì 26 Aprile 2021 di Titta Fiore
Oscar 2021 a Nomadland di Chloé Zhao, Anthony Hopkins è il miglior attore: delusione per Laura Pausini

Laura Pausini non ce l'ha fatta a portare in Italia l'Oscar con «Io sì/Seen», colonna sonora del film con Sophia Loren «La vita davanti a sé». La miglior canzone è «Fight for you» della 24enne H.E.R, leit motiv di «Judas and the Black Messiah», uno dei protagonisti di questa edizione. Ha mantenuto, invece, tutte le promesse della vigilia il superfavorito «Nomadland» vincendo nelle categorie più importanti: miglior film, regia e protagonista, Frances McDormand, anche coproduttrice. Chloé Zhao, 39 anni, regista cinoamericana, è la prima donna nella storia del premio ad affermarsi per il film e la regia, un record assoluto; l'attrice è al suo terzo Oscar, un risultato raggiunto finora solo da altri cinque big. Quanto agli attori, la grande prova di Anthony Hopkins in «The Father» ribalta i pronostici che attribuivano un premio postumo a Chadwick Boseman, il protagonista di «Ma Rainey's Black Bottom» scomparso  nei mesi scorsi a soli 43 anni. Delusione anche per le due candidature tecniche di «Pinocchio» con la regia di Garrone: trucco e acconciature (Coulier, Colli e Pegoretti) e costumi di Massimo Cantini Parrini, che devono cedere il passo ai colleghi di «Ma Rainey's Black Bottom». 

Cascate di fiori, lampade di carta, tavoli di legno e divani bianchi: il red carpet degli Oscar, quest'anno, è una festa all'aperto davanti alla Union Station, un ritrovarsi dopo la grande paura della pandemia, ma con rigide misure di sicurezza. Tutti in abito da sera, anche l'epidemiologa che si è occupata di vaccini, tamponi e mascherine. Soderbergh e il team di organizzatori hanno stravolto le regole dello spettacolo piazzando le canzoni candidate nel preshow, per evitare assembramenti sul palco. Niente muro umano di fotografi né curiosi affollati dietro le transenne. Dentro, tanti tavoli intorno a una piccola pedana, come nelle prime edizioni degli Oscar al Roosevelt Hotel. La prima presenter è Regina King («Una notte a Miami»), poi seguono, tra gli altri, Laura Dern, Brad Pitt, Harrison Ford, Viola Davis, Angela Bassett.

Per la sceneggiatura originale vince Emerald Ferrell con «Una donna promettente», per il miglior adattamento Christopher Hampton e Florian Zeller per «The Father» («grazie a Anthony Hopkins, ho scritto la sceneggiatura per lui»). Annunciata la vittoria del danese Thomas Vinterberg per il film straniero con «Un altro giro» e toccante il discorso del regista nel ricordo della figlia morta in un incidente stradale proprio durante le riprese («questo premio è un miracolo e forse la mia Ida da lassù ci ha messo la mano»). Altrettanto scontata l'affermazione di Daniel Kaluuya come attore non protagonista in «Judas and the Black Messiah», visti i tanti premi già vinti per lo stesso ruolo.

Il sudcoreano Bong Joon-ho, che l'anno scorso sbancò agli Oscar con «Parasite», si collega dal Dolby Cinema di Seul per presentare i candidati alla regia: vince a mani basse Chloé Zhao per «Nomadland» e dedica il premio «a tutti quelli che hanno il coraggio di tenere fede alla bontà con cui ciascuno di noi nasce». Zhao è la seconda donna a prevalere in questa categoria, dopo Kathryn Bigelow nel 2010, e la prima asiatica. 

 

E veniamo al sonoro: s'impone «Sound of metal» e Nicolas Becker da Parigi cita Fellini. Per il cortometraggio «Due estranei», e Travon Free fa un appello contro la violenza della polizia americana. Il corto di animazione è «If Anything Happens, I Love You», il miglior film animato è, come previsto, il bellissimo «Soul», «un atto d'amore per il jazz» secondo il regista Pete Docter, al suo terzo Oscar dopo «Up» e «Inside out». E infatti il film fa il bis anche per la colonna sonora. Il miglior corto documentario è «Colette», su una superstite novantenne dell'Olocausto. Tra i documentari la spunta «Il mio amico in fondo al mare», inno alla natura con un polpo protagonista. Tra le categorie tecniche, gli effetti speciali vanno meritatamente a «Tenet» di Christopher Nolan, la scenografia al team del raffinato «Mank» di David Fincher, che fa il bis con la fotografia in bianco e nero di Eric Messerschmidt; il montaggio a Mikkel G. Nielsen di «Sound of metal».  

Ennesima delusione per Glenn Close, a mani vuote dopo otto nomination: l'Oscar all'attrice non protagonista va alla diva coreana di «Minari» Yuh-Jung Youn, che sembra più felice di conoscere Brad Pitt, coproduttore del film, che di ricevere il premio («non sono migliore delle altre colleghe, mi avranno fatto una gentilezza perché sono straniera»). Parte della cerimonia si è svolta nello storico Dolby Theatre, dove i premi torneranno l'anno prossimo. Il trionfo di «Nomadland», già vincitore del Leone d'oro a Venezia, conferma la Mostra come trampolino di lancio privilegiato per la stagione dei premi hollywoodiana. 

Video

L'elenco di tutti i premi

Miglior film: Nomadland

Miglior regia: Chloé Zhao (Nomadland)

Miglior attore: Anthony Hopkins (The Father - Nulla è come sembra)

Miglior attrice: Frances McDormand (Nomadland)

Miglior attore non protagonista: Daniel Kaluuya (Judas and the Black Messiah)

Miglior attrice non protagonista: Yuh-Jung Youn (Minari)

Miglior film internazionale: Un altro giro (Thomas Vinterberg)

Miglior film d'animazione: Soul (Pete Docter e Dana Murray)

Miglior corto d'animazione: Se succede qualcosa vi voglio bene di Michael Govier e Will McCormack

Miglior sceneggiatura originale: Emerald Fennell (Una donna promettente)

Miglior sceneggiatura non originale: Christopher Hampton e Florian Zeller (The Father - Nulla è come sembra) 

Miglior cortometraggio: Due Estranei (Travon Free e Martin Desmond Roe)

Miglior scenografia: Donald Graham Burt e Jan Pascale (Mank)

Migliori costumi: Ann Roth (Ma Rainey's black bottom)

Miglior documentario: Il mio amico in fondo al mare di Pippa Ehrlich, James Reed and Craig Foster

Miglior cortometraggio documentario: Colette di Anthony Giacchino e Alice Doyard

Miglior sonoro: Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh per Sound of Metal

Miglior fotografia: Erik Messerschmidt (Mank)

Miglior montaggio: Mikkel E. G. Nielsen (Sound of metal)

Migliori effetti speciali: Andrew Jackson, David Lee, Andrew Lockley e Scott Fisher (Tenet)

Miglior trucco e acconciatura: Sergio Lopez-Rivera, Mia Neal e Jamika Wilson (Ma Rainey's black bottom)

Miglior colonna sonora: Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste (Soul)

Miglior canzone: Fight for you (Judas and the Black Messiah).

Ultimo aggiornamento: 14:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA