Pietro Marcello: «Vorrei portare Martin Eden nelle scuole»

di Titta Fiore

Venezia. Pietro Marcello ha visto la cerimonia dei Leoni in tv e ha ancora l'emozione nella voce: «È stata una serata bellissima, un'epifania». Per Luca Marinelli, il protagonista del suo «Martin Eden» che ha portato a casa la Coppa Volpi, il regista ha parole di affetto sincero: «Ha fatto un lavoro straordinario e merita tutto, con lui hanno premiato un po' anche il film».

Se l'aspettava?
«I festival sono sempre una roulette, molto dipende dalla composizione delle giurie. L'importante è partecipare, ed essere riusciti a fare un film di cui siamo contenti e felici. Tra noi si è realizzata un'alchimia perfetta, Martin Eden si porta dentro un pensiero, un'idea».

Ecco, proviamo a descriverla, questa idea.
«Quando pensavo a Martin Eden, in combutta con lo sceneggiatore Maurizio Braucci, pensavo all'educazione sentimentale di un ragazzo che si riscatta attraverso la cultura. E per farlo tradisce la sua classe di appartenenza».

Dalla California avete spostato tutta l'azione a Napoli: perché?
«È una città che ho profondamente dentro, non ci sono nato ma ho vissuto a Napoli anni molto intensi. Volevo girare nella zona del Mercato, che conserva un'identità precisa e per fortuna non è stata ancora occupata da ristoranti e b&b. È un bel quartiere, lo amo molto. E poi Napoli è una città tollerante, aperta, la gente ha voglia di fare le cose... Io ci lavoro bene. Quando si è trattato di decidere l'ambientazione del film, ci siamo detti: restiamo a casa. Anche se adesso vivo a Roma, la mia vera casa resta là. Abbiamo lavorato come ai tempi del centro sociale Damm, il film è pieno di gioia, ha un'anima. Ed è questo che arriva allo spettatore».

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Lunedì 9 Settembre 2019, 10:00
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