«Rocketman» non è solo pop: Elton John al cinema tra sesso e droga

di Oscar Cosulich

Dopo la celebrazione di Freddie Mercury in «Bohemian rhapsody», un'altra icona pop sta per essere consacrata sul grande schermo in «Rocketman», diretto da Dexter Fletcher e interpretato Taron Egerton, finora protagonista di film d'azione come «Kingsman» e «Robin Hood». «Rocketman» racconta Reginald Dwight - così all'anagrafe l'uomo di «Candle in the wind» - ma, promettono gli autori, senza ammorbidirne gli aspetti più controversi, come è accaduto nel blockbuster prodotto dai Queen superstiti. Il successo di «Bohemian rhapsody» che, a fronte di un budget di 52 milioni di dollari, ha già incassato nel mondo più di 780 milioni (diventando un inaspettato fenomeno anche in Italia, dove ha stravinto la battaglia degli incassi, superando i 26 milioni di euro) fa sperare comunque in un bel successo per la pellicola nelle sale a fine di maggio.

Nel 1972 Elton John pubblica il singolo «Rocket Man» (tratto dall'album «Honky Château»), scalando rapidamente le classifiche per dimostrare poi una sorprendente longevità transgenerazionale, arrivando sino ai giorni nostri come un classico. Trump nei tour della sua campagna elettorale del 2016 fa suonare frequentemente «Rocket Man» ma anche «Tiny dancer» («essendo britannico non voglio che la mia musica abbia nulla a che fare con la campagna elettorale americana» dichiarò il baronetto del pop) e poi appioppa il nomignolo di Uomo Razzo al dittatore nord-coreano Kim Jong-un, durante la crisi dei missili nucleari.
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Giovedì 24 Gennaio 2019, 12:00
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