Festa del Cinema di Roma, il direttore Monda: «Il mio festival di serie A ha unito la città»

Martedì 26 Ottobre 2021 di Gloria Satta
Festa del Cinema di Roma, il direttore Monda: «Il mio festival di serie A ha unito la città»

Il trionfale red carpet di Angelina Jolie, supereroina di Eternals, ha chiuso domenica scorsa la 16esima Festa di Roma caratterizzata da 60 mila presenze nelle sale finalmente tornate piene, un plotone di star sbarcate all'Auditorium come Jessica Chastain, Quentin Tarantino, Tim Burton, Frank Miller, Alfonso Cuaròn, Fanny Ardant e tanti altri oltre all'alta qualità dei film in programma. Antonio Monda, 59 anni, da 7 direttore artistico della Festa e attualmente in proroga, non nasconde la soddisfazione.

Angelina Jolie mano nella mano con le figlie sul red carpet di Eternals a Roma. E Shiloh (vestita da donna) ruba la scena

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E ora si aspetta di essere confermato?
«Sarà una decisione politica. Ma io lascio parlare i fatti, cioè il bilancio più che positivo delle edizioni da me dirette. Posso solo dare la mia disponibilità come l'ho data il primo anno ereditando una Festa in declino e nel 2020, organizzandola malgrado la pandemia».
Ha già incontrato, incontrerà il sindaco Roberto Gualtieri?
«L'ho solo incrociato venerdi scorso sul red carpet della serie di Verdone Vita da Carlo per dargli il benvenuto. Non ho incontri con Gualtieri in programma, tra l'altro domani torno a New York dove vivo da anni».
Quanto è difficile organizzare un festival voluto e finanziato da Comune e Regione?
«Anche se le decisioni istituzionali spettano ai politici, nei miei 7 anni da direttore non ho mai ricevuto pressioni o subito interferenze artistiche dalle istituzioni, né sotto Ignazio Marino né sotto Virginia Raggi».

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Cosa le ha insegnato questa sua esperienza romana?
«A non scimmiottare gli altri festival ma a creare un'identità della Festa di cui gli Incontri ravvicinati rappresentano l'espressione più riconducibile a me. Anche quest'anno sono venuti dei grandissimi nomi per il puro piacere di condividere con il pubblico la loro passione per il cinema e non per promuovere i loro film, come avviene in tutte le altre manifestazioni. Tanto che Variety si è chiesto come ho fatto a convincere Tarantino...».
Ha avuto dei nemici, qualcuno ha remato contro?
«Solo chi non apprezza le rivoluzioni, e io ne ho fatte tante».
Quali?
«Ho abolito il concorso e le giurie, cancellato la madrina, spostato l'attenzione sugli Incontri, portato la Festa fuori dall'Auditorium per far godere tutta Roma e suscitare l'interesse internazionale, che è stato grande. Abbiamo fatto l'edizione 2021 con 4 milioni e 165 mila euro, un quarto del budget di Venezia, ma non per questo siamo quattro volte meno importanti della Mostra che resta un festival prestigiosissimo e quest'anno ha fatto scintille».
Un festival non perde mordente senza la competizione?
«Se mettessimo il concorso a un mese da Venezia rischieremmo di fare una Mostra di serie B. Io invece ho puntato a essere una Festa di serie A con uno scopo preciso: celebrare il cinema tutti insieme».
E cosa risponde a chi le rimprovera di non puntare sulle anteprime mondiali?
«Premesso che quest'anno erano 35 oltre a moltissime prime europee e italiane, al pubblico di Roma non interessa se un film è già passato al festival di Toronto o a Telluride. La gente vuole vedere dei buoni film e tra quelli di quest'anno molti (come C'mon C'mon, Passing, Cyrano, Gli occhi di Tammy Faye li ritroveremo all'Oscar, com'è già successo in passato».
Pensa di aver creato molti malumori riducendo all'osso la presenza dei film italiani?
«Probabilmente, ma il cinema italiano si aiuta selezionando al massimo, non allargando la scelta. Sono contrario alle riserve indiane... L'Arminuta, unico titolo quest'anno nella selezione ufficiale, ha avuto una grande risonanza».
Quando si farà il direttore artistico della Festa?
«In ogni caso, sia se verrò confermato io sia se verrà scelto un altro nome, la decisione dovrebbe essere presa entro novembre. Per iniziare a lavorare subito all'edizione 2022».
E se venisse confermato, qual è la prima cosa che farebbe?
«Allargherei ulteriormente la Festa alla città, valorizzando soprattutto le periferie».
 

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