Dal cellulare alla pistola, Ferrente porta “Selfie” al festival di Berlino

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Come dimostra “Selfie” (Ho sognato che Davide era vivo) di Agostino Ferrente, ci sono anche i millennials nei quartieri infestati dalla camorra. Ragazzi che si raccontano con video-selfie, ma potrebbero di colpo passare dal cellulare alla pistola. In attesa della Paranza dei Bambini di Claudio Giovannesi (dal romanzo di Saviano), in concorso, è passato oggi il bel documentario, coproduzione tra Italia e Francia, nella sezione Panorama e che sarà distribuito da Istituto Luce Cinecittà che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la vena inesauribile della camorra sul grande schermo. E lo fa con il volano della grande prova e autentica spontaneità di Alessandro (Alessandro Antonelli) e Pietro (Pietro Orlando) due adolescenti che si filmano con un iPhone per raccontare il loro complicato quartiere, il Rione Traiano, attraverso la loro vita quotidiana e, soprattutto, l'amicizia che li lega. Al centro della loro storia, come un ombra, la tragedia vera nel 2014 di Davide Bifolco, un loro amico ucciso da un carabiniere al termine di un inseguimento. Un ragazzo di quasi sedici anni morto perché scambiato per un fuggiasco. È successo a Davide, ma potrebbe capitare a loro, da qui la volontà del regista di dar loro il suo cellulare, chiedendo di filmarsi, raccontarsi giorno dopo giorno tra tentazioni malavitose e desiderio di una vita normale. Nei loro «auto» racconti, spiega il regista, «emerge il rapporto tra padri e figli e la fotografia di un mondo interiore fortemente in contrasto con quell'immaginario alla Gomorra, diventato la nuova cartolina di Napoli».

«Volevo fare un film interamente di sguardi, con i protagonisti che si raccontano da sé stessi sui social, o meglio che si 'specchianò nel display dello smartphone. Ho infatti chiesto loro di mettersi di lato rispetto allo schermo - dice il regista - perché volevo capire il loro stesso modo di guardarsi e di guardare Napoli al di la degli stereotipi». Per quanto riguarda poi i due straordinari protagonisti del film: «Sono loro che hanno scelto me - dice Ferrente - io ero in un locale, il Bar Cocco, a parlare con il papà di Davide, Gianni Bifolco, il ragazzo che pur non avendo fatto nulla si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Dicevo appunto a Gianni che non volevo raccontare l'indagine non fare la cronaca di quello che era successo, ma mostrare solo il contesto in cui questo era avvenuto. E mentre raccontavo questo c'era un ragazzino che ci portava il caffè e quel ragazzino era Alessandro. Aveva 16 anni ed era davvero perfetto. Poco dopo si è presentato anche Pietro, un ragazzo che sognava di fare il parrucchiere, che mi ha detto: se prendi lui devi prendere anche me perché siamo inseparabili. Una cosa che alla fine ho fatto perché erano entrambi davvero perfetti».
Sabato 9 Febbraio 2019, 14:17 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2019 16:54
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