Stallone compie 75 anni: Rocky, Rambo e i volti dello “Sly” italiano

Martedì 6 Luglio 2021 di Francesco Alò
Stallone compie 75 anni: Rocky, Rambo e i volti dello Sly italiano

Settantacinque round e non sentirli per Michael Sylvester Gardenzio Stallone, in arte Sly. Unico nella storia a Hollywood ad aver avuto un film numero uno al box office in 5 decadi diverse. Roba che neanche Clark Gable, Marlon Brando o Brad Pitt. Oggi il ragazzo di Hell's Kitchen è più vivo che mai nel pubblico, perfino tra intellettuali e saggisti. Sincera la stima per l'italoamericano chiamato Enzio in gioventù nell'arguto libretto di Diego Gabutti (Il grande Sly, Milieu, 2021) che addirittura lo paragona agli eroi nazionalpopolari, limpidi e sinceri, di Steinbeck: «È Stallone, mezza era storica più tardi rispetto a Furore, a incarnare nuovamente l'eroe proletario, warrior, reduce, sindacalista, street fighter, pugile, portiere antinazista di football, evaso e mercenario».
I GANGSTER MOVIE
Più dissacrante il creatore di Blob, critico cinematografico inventore del termine stracult, penna graffiante di Dagospia: «Lo scoprimmo in questi filmacci bellissimi della American International Picture di Roger Corman - ricorda Marco Giusti - Titoli assurdi come Anno 2000 - La corsa della morte o il gangster movie Quella sporca ultima notte (1975).

Stallone, i film e i volti

Era un marginale, in M.A.S.H. Altman nemmeno lo mise nei titoli, ma ti accorgevi che aveva classe come in Marlowe, sempre del 75, con Robert Mitchum dove anche lì era un microscopico gangster. Sembrava Lino Ventura nei film di Jean Gabin cioè era in secondo piano ma tu intuivi quanto fosse incredibilmente cazzuto. All'epoca pensai: prima o poi verrà fuori».

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E infatti smutandato su uno schermo panoramico (con Gabutti si ride pure) ai tempi di Porno proibito (1970) in cui deve spupazzarsi mezza dozzina di signore contemporaneamente, pingue teppistello sovrappeso per Woody Allen in Bananas (1971), si vedeva che all'epoca non soffriva certo la fame scherza Gabutti. E poi il terrificante uno-due Rocky-Rambo: «Preferisco Rambo - distingue Giusti - Il primo film del 1982 di Ted Kotcheff era un'opera ultra democratica. Il terzo Rambo del 1988 è pro mujaiddin e ironicamente pro talebani perché tra quelli che Rambo addestra in Afghanistan per massacrare i sovietici ci poteva stare uno come Osama Bin Laden».
I COMMILITONI
Arrivano gli 80 in cui Sly diventa simbolo dell'eroismo reaganiano: «Si ritrovò a essere uomo forte suo malgrado - continua il creatore di Blob - Se fai un film come Rambo in cui ti cuci il braccio da solo diventi subito un'icona di mascolinità. Rambo ti gonfia di botte anche se è contro ogni militarismo in senso politico. C'è in lui questa logica dei commilitoni. Il valore non è la bandiera ma il compagno di guerra. Così si arriva a I mercenari nel 2010 che dovrebbe essere un film fascista ma non lo diventa mai perché sono tutti vecchietti con la prostata». Di quegli anni 80 stalloniani Giusti fa una lettura sui generis: «Per esempio in F.I.S.T è un sindacalista non mafioso come Jimmy Hoffa. In Taverna paradiso, bel film con sua regia, non interpreta una bestia. A un certo punto lo identificano come doppio di Arnold Schwarzenegger e Clint Eastwood. Ma lui voleva essere piuttosto il mentore di John Travolta, un ballerino, per cui fa la bella regia di Staying Alive nel 1983. Stallone è sempre stato un po' comico, non epico come Schwarzenegger quando fece il Conan di Milius. Quando vedemmo Rambo, a noi italiani sembrò di recuperare qualcosa del primo Carlo Verdone. Ci faceva ridere».


Uscire dalle gabbie Rocky e Rambo diventa praticamente impossibile fino a metà 90: «Landis con Oscar non riesce a farlo essere comico perché lui ha una faccia immobile - prosegue Giusti - L'unico gesto divertente della sua carriera è quando in Cobra (1986) taglia una pizza con il coltello da combattimento militare. Dello Stallone minore mi piace molto Cop Land del 1997 di James Mangold, perché era un poliziotto pieno di acciacchi. Infatti non ci sentiva da un orecchio. Forse al film ci addormentammo tutti ma lui era fantastico».
LO SCANDALO
Tre mogli, cinque figli, la morte prematura del primogenito Sage («Era pazzo del cinema di Lucio Fulci», ricorda Giusti) e nel 2007 lo scandalo della multa in Australia perché trovato carico di fiale di ormone delle crescita illegali in Oceania: «Aveva bisogno degli steroidi perché è piccolino - ironizza Giusti - Anche la seconda moglie Brigitte Nielsen era il doppio rispetto a lui. L'ho visto una volta a una festa. Sembrava quasi un produttore romano tarchiatello. Era alto quanto me. Dietro a Tiziana Rocca, francamente, sembrava scomparire».

 

 

Pittore («E anche collezionista. Ho saputo però che mette i suoi quadri accanto a quelli dei maestri, il che non è il massimo»), recordman al botteghino, star, sex symbol, sceneggiatore sopraffino («Quando scoprimmo che aveva scritto Rocky rimanemmo basiti perché il forzuto che ti mena al cinema di solito non usa la macchina da scrivere»). Cosa manca? «L'Oscar o una bella Palma d'oro alla carriera. Se li merita entrambi. Adesso non vedo l'ora di sentirgli dare voce allo squalo gigante in Suicide Squad di James Gunn perché quello è un regista in grado di far recitare pure i ciocchi di legno come in Guardiani della galassia. Quindi penso che ce la farà pure con Sly».
 

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