Star Wars, ecco lo scontro finale nell'Ascesa di Skywalker

Star Wars
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di Michela Greco
Giovedì 19 Dicembre 2019, 06:40 - Ultimo agg. 11:18
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Il viaggio epico e spettacolare nella “galassia lontana lontana” si conclude qui, 42 anni dopo l’inizio dell’avventura con Guerre Stellari: Episodio IV - Una nuova speranza, con cui George Lucas avviò la saga e segnò un’epoca nel 1977. È J.J. Abrams a mettere la firma su questo Star Wars - L’ascesa di Skywalker, gran finale che ha molte missioni: parlare a spettatori di generazioni diverse, soddisfare le aspettative dei fan più puntigliosi e divertire il pubblico occasionale, offrire una chiusura degna, emozionante e coerente di tutte le piste aperte nel corso di questi quattro decenni in cui il mondo e il cinema sono molto cambiati.

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Il peso di questa responsabilità si sente tutto nell’opera arrivata ieri nelle sale, e non è un bene. È un film che ovviamente spinge a fondo sul tema cardine della saga stellare: la lotta tra il bene e il male, la ricerca dell’identità e la capacità di riconoscere in se stessi un lato oscuro, ma di saperlo - magari - dominare. «Ho paura di me stessa», dice infatti Rey (Daisy Ridley), eroina della nuova trilogia, che trascina avanti la storia insieme al suo antagonista Kylo Ren (Adam Driver) mentre molti grandi protagonisti della saga tornano a dire la loro.

In questa Ascesa di Skywalker infatti i morti parlano (lo dice persino il cartello iniziale), sono addirittura ingombranti. Tornano a far battere il cuore ai fan o a turbarli (vedi Palpatine) e, insieme, aiutano a rimettere insieme i pezzi di un mega-racconto che nel corso del tempo ci ha fatto da specchio.

Intanto i tre intrepidi eroi della resistenza Rey, Finn (John Boyega) e Poe (Oscar Isaac) ci dicono che tutti possono avere la forza di fare cose grandi (e buone). D’altronde i primi due nella vita precedente erano una cercarottami e un assaltatore, ora sono la speranza della galassia. Torna, poi, il grande messaggio di inclusione e solidarietà tra diversi, perché gli avversari «vincono facendoti pensare di essere solo, ma noi se ci crediamo siamo di più».

Questo Star Wars restituisce un po’ tutto, dunque: la qualità spettacolare (che però qui sembra a tratti scivolare verso un’estetica fracassona da cinecomic), il romanzo di formazione universale, una genealogia complessa e avvincente di personaggi memorabili. La sua debolezza sta però proprio nell’ansia di accontentare tutti. Una sfida impossibile, ma evidentemente non secondo gli autori. Se la principessa Leila può tornare a parlarci a tre anni dalla morte della sua interprete Carrie Fisher, niente è impossibile.
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