Depp, Waters e Jagger: il Lido è rock

Sabato 7 Settembre 2019 di Titta Fiore
Venezia. Johnny Depp ha tre spille da balia come orecchino, Roger Waters saluta con il pugno chiuso durante il photocall. La chiusura della Mostra è rock e con Mick Jagger, nel cast dell'ultimo film «The Burnt Orange Heresy», stasera si farà il botto. Piove, anzi diluvia, ma la tempesta non scoraggia i fan irriducibili, né i ragazzi che manifestano per il clima e contro le grandi navi in Laguna. Si parla di potere e di democrazia, con le star dell'ultima giornata di concorso. In «Waiting for the barbarians» del colombiano Ciro Guerra, Depp è uno spietato colonnello torturatore, Mark Rylance, che vinse l'Oscar con Spielberg per «Il ponte delle spie», un magistrato giusto e impotente contro la violenza cieca della sopraffazione. Tratto dal libro del premio Nobel Coetzee, il film è incentrato su una storia imprecisata nel luogo e nel tempo, un avanposto di frontiera arroccato nel deserto che dovrebbe fare da baluardo contro i barbari. Ma chi sono i barbari, i nomadi che premono dall'esterno dell'impero o gli esecutori di ordini senza umanità? «In effetti il tema è di un'attualità sorprendente» dice il divo preferito da Tim Burton, «e riguarda la gestione del potere e i meccanismi del controllo sociale e politico: chi decide, come si scelgono gli uomini, chi deve andare avanti e chi dev'essere scartato perché non è indispensabile... È un'allegoria, ma molto concreta».

 

Sul set gli è capitato spesso di fare parti di cattivo, perché le ritiene interessanti? «Perché i cattivi hanno una personalità complessa e per un attore sono un bel banco di prova. Il mio personaggio in questo film non si sveglia al mattino pensando che sarà la persona più malvagia del mondo, interpretarlo sarebbe stato un gioco abbastanza semplice. L'aspetto interessante viene prima, preparando il ruolo: come si rappresenta un uomo così, com'è arrivato ad essere come lo vediamo? Dev'essere una persona senza debolezze, oppure in lui si nasconde un bambino spezzato da un dolore che non ha fine? Per me si è costruito intorno un muro per proteggersi dalle emozioni e me lo sono immaginato nei momenti più intimi, magari soffre di solitudine e piange di nascosto. All'apparenza è un sadico, dentro di sé è masochista e l'uno non potrebbe vivere senza l'altro. La sua energia nasce dal conflitto interiore». Per una curiosa coincidenza, qualche giorno fa ha debuttato alla Mostra anche sua figlia Lily Rose, nel cast di «The King» con il fidanzato Thimotée Chalamet e la cosa, ammette Johnny Depp, lo fa sorridere di tenerezza: «Da piccola è venuta spesso con me a Venezia e ora vedere questa giovane donna fare con grande dignità le sue scelte artistiche mi riempie di orgoglio. Avrebbe potuto puntare su film commerciali che le avrebbero fruttato tanti soldi, invece si è voluta mettere alla prova nel cinema d'autore. L'ammiro e la rispetto, lei e suo fratello sono le mie divinità». «Waiting for te Barbarians» è stato prodotto dalla Amblin di Andrea Iervolino e Monika Bacardi e ha una parte di creatività italiana: com'è stata l'esperienza? «È sempre bello stare in Italia, la lingua è musicale, il cibo è buono e ogni tanto mi faccio un goccio. Lo dico seriamente: stare qui alla Mostra, per me è un onore».
Roger Waters, 76 anni festeggiati ieri al Lido, ha portato al festival fuori concorso «Us+Them», Noi e Loro, film concerto sulla tappa di Amsterdam del suo ultimo tour mondiale, tra titoli leggendari dei Pink Floyd e brani da solista, ma il tema che gli sta più a cuore, nel concerto filmato come nell'incontro veneziano, è la politica. Sa, per esempio, che Salvini non è più al governo: «Meno male, sono tempi difficili ovunque, il neofascismo è in espansione, bisogna mettersi insieme e resistere contro chi vuole distruggere il nostro bellissimo pianeta e controllare le nostre vite». Nel concerto vola sulla folla un grande maiale e i politici che governano il mondo sono dei «pigs», commenta Waters. Restiamo umani è il suo motto, la condivisione la sua speranza: «Siamo molto più di una massa china su uno smartphone, ripartiamo dal rispetto per la dichiarazione dei diritti umani, cominciamo a riparare i danni del neoliberismo». Il rocker cita Trump, Boris Johnsons, Bolsonaro: «Costruire muri non serve, non c'è nessuno più schiavo di chi crede di essere completamente libero». Nel film si vedono migranti in fuga: «Noi europei abbiamo un dovere nei confronti di chi scappa dalla povertà, dalle guerre, dalla fame. Non dimentichiamo che Hitler si prese la Germania in quattro anni e in modo democratico, con il voto. Mio padre era un obiettore di coscienza che andò a combattere i nazisti e morì durante lo sbarco di Anzio. È stato un eroe e il suo esempio ha segnato la mia vita».
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