Turturro: «Napoli che Passione»

John Turturro in
di Federico Vacalebre inviato a Ischia

Jesus Quintana è tornato in pista (da bowling). John Turturro lo annuncia fiero all'Ischia Film Festival, dove ha vinto l'Iqoos Innovation Award alla carriera.

Il ritorno di Quintana vale bene un riconoscimento, Johnn. In «Il grande Lebowski» dei fratelli Coen compariva per pochi minuti, eppure è rimasto nel cuore di tanti. Lo rivedremo alle prese con la pista da bowling, sembra dire il primo fotogramma uscito dalle riprese.

«Si, ma propabilmente sarà l'unica cosa in comune con il film del 1998».

Non è quindi uno spin-off di «The big Lebowski»?

«No. Alla base c'è quel personaggio, che avevo portato io nella sceneggiatura, e la storia di un film di Bertrand Blier, i ''Santissimi'' del '1974 con Gerard Depardieu, Miou Miou, Patrick Deware e Jeanne Moreau. Il mio Jesus, con tutti i suoi problemi, è al centro di una storia che mostra i limiti del desiderio maschile e la sua incapacità di comprendere le donne. Nell'originale di Blier figlio c'era molto sesso, era una scandalosa commedia sulla libertà dei costumi, mi piaceva molto, così ci ho messo mano e... ho girato ''Going places'', spero di portarlo ai festival di Toronto e di Venezia e poi di farlo uscire in sala entro fine anno. Nel cast ci sono Bobby Cannavale, che avete visto in ''Vinyl'', Audrey Tautou, Sonia Braga e Susan Sarandon».

I Coen hanno reso celebre la scena di quel bislacco personaggio che puliva maniacalmente una palla da bowling al ralenti sulle note di «Hotel California» degli Eagles nella versione dei Gipsy Kings.

«E i Gipsy Kings mi hanno regalato le loro canzoni e un cameo per il film, oltre a chiedermi di girare un documentario sulla loro cultura e musica, qualcosa sullo stile di ''Passione'': ci sto facendo un pensierino. Ma la colonna sonora del film è di Emilie Simon».

A proposito: il film del 2010 sulla canzone napoletana anche ieri sera al Castello Aragonese è stato applaudito come un gioiellino, capace di raccontare una città e la sua musica senza folklorismi.

«È una delle cose della mia carriera di cui vado fiero, come i film dei Coen e di Spike Lee, come gli incontri con Franco Rosi e Nanni Moretti. Purtroppo alcune delle tessere di quel puzzle non ci sono più: lo chef Alfonso che recitava a memoria Viviani; uno dei tre fratelli Esposito che ci portavano alle radici della prima etichetta discografica italiana, la Phonotype; Fausto Mesolella degli Avion Travel, uomo splendido oltre che chitarrista immenso. Sono orgoglioso di aver messo in piedi quell'affresco corale che teneva insieme passato e presente di una cultura musicale strepitosa. Senza grande distribuzione è andato bene anche in America, senza grande promozione ha girato, e continua a girare, il mondo. So di napoletani che hanno scoperto grazie al mio film canzoni e artisti napoletani che non conoscevano».

Qual'è il segreto del film?

«Grazie alla tua collaborazione per due anni mi sono immerso nel mare magnum della melodia verace. Poi ne sono uscito con un punto di vista laterale, esterno. Vedere le cose con un po' di distacco, nonostante la tanta passione, può far bene».

Così è successo che in «The night of», acclamata serie tv, sia spuntata «Carmela» nella versione di Mina.

«È stato un caso: spesso porto sul set musiche che mi permettono di entrare nel mood del personaggio. E un giorno ho messo quel gioiello di Sergio Bruni e Salvatore Palomba: l'incontro con il poeta dai capelli candidi è stato un altro dei momenti importanti della mia esperienza napoletana. Ai registi Steven Zaillian e James Marsh la canzone è piaciutà e ...».

Farete davvero la seconda serie?

«Può essere. Ma c'è un'altra canzone di Bruni che prima o poi voglio usare: '''Na bruna'', risale ai materiali che mi proponesti per ''Passione'', mi ossessiona, la uso per prepararmi prima di andare dal medico, è un esorcismo funebre, una storia e una melodia bellissima».

E il progetto su «Questi fantasmi»?

«La commedia di Eduardo è attualissima, mi piacerebbe riuscire a girarla un giorno».

Ancora un «Transformers, il quinto?
«Tengo famiglia. E giro film così per essere libero di fare le mie scelte. Una volta c'erano i grandi film, quelli di mezzo e i piccoli. Ora quelli di mezzo non ci sono più, sono rimasti i grandi film stupidi e quelli piccoli».

Chiudiamo con Ischia, Napoli e il cinema italiano?

«È la mia prima volta sull'isola. Il direttore artistico Michelangelo Messina ha bussato alla porta della mia casa di New York un 26 dicembre e.... eccomi qui. Napoli è diventata uno dei posti del mio cuore, trovatemi una scusa per lavorarci e... So che la serie tv tratta dai romanzi di Elena Ferrante sarà una cosa importante per la città, in America le donne adorano la tetralogia dell'''Amica geniale'' e anche alcuni uomini come me. Mostrerà la storia culturale della metropoli, ma anche come deve lottare duro una donna per disegnare la sua vita. Sarà difficile trovare le due protagoniste giuste, ma fatto quello ne verrà fuori un lavoro importante. Il cinema italiano? Devo moltissimo a Rosi, lavorerò di nuovo con il mio amico Marco Pontecorvo, ho avuto un incontro importante con Moretti, stimo Garrone, Sorrentino, Bellocchio, Guadagnino, Tornatore, un attore come Sorrentino. E ho appena visto ''Indivisibili'' di Edoardo De Angelis: bello davvero, mi piacerebbe lavorare con lui, come con le protagoniste, le gemelle Fontana».

  
Martedì 27 Giugno 2017, 20:24
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