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Eduardo Scarpetta e Filippo Scotti al Giffoni Film Festival, la meglio gioventù napoletana

Sabato 30 Luglio 2022 di Antonella Santoro
Eduardo Scarpetta e Filippo Scotti al Giffoni Film Festival, la meglio gioventù napoletana

Proviene da una famiglia di attori di teatro, che lo hanno sostenuto e ne hanno riconosciuto il talento: Eduardo Scarpetta racconta l’amore che prova per la recitazione: «Non ho scelto io di provenire da una famiglia di artisti, per cui non posso parlare di raccomandazione per la mia carta d’identità, perché la mia famiglia sarebbe stata la prima a dirmi di non continuare se avesse capito che non ne avevo le capacità». La serie sull’omonimo film “Le Fate ignoranti” lo hanno visto protagonista nel personaggio di Michele: «La serie tv è una cosa ben diversa dal film. Nel film gli altri personaggi fungevano da coro, come ha detto bene uno dei nostri sceneggiatori Gianni Romoli, mentre nella serie tutti i personaggi sono dei protagonisti». Sul suo ruolo ne “Le Fate Ignoranti” sottolinea: «Michele nel mio caso ha molte più sfumature di quello del film ed ha avuto anche più possibilità di venir fuori. Se nel film viene dedicata una sola scena, nella serie è possibile riservare quattro, cinque scene per ogni personaggio. E nella serie puoi fare anche un lavoro molto più preciso». Per un attore essere social o utilizzare i social può rappresentare un’arma a doppio taglio: «I social, io credo, infangano, inquinano, non c’entrano nulla con il nostro mestiere; ovviamente ognuno è libero di fare ciò che vuole e utilizzarli come vuole. Ma mi sento di dire che ormai quello che ha inquinato tutto è stato il momento in cui al nostro cellulare è stata montata una fotocamera. Nelle difficoltà del nostro mestiere certe volte non sai se dar retta ai sogni, o ai soldi». 

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Ha 22 anni ed è già un attore pluripremiato: Filippo Scotti è l’enfant prodige che con naturalezza si presenta ai giffoners nell’ultima giornata del Festival di Giffoni e risponde alle loro curiosità. «La mia passione per il cinema? Da bambino vedevo molti film con mia madre e mio padre. Ricordo che un giorno, quando avevo otto anni, mio padre che mi aveva detto che mi portava a vedere per la settantesima volta credo, “Gli Incredibili”, mi propose “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock e da lì è nata la mia passione». Un amore di famiglia dato che «abbiamo preso l’abitudine di guardare a casa tanti film, comprando collane che uscivano in edicola; c’era Eastwood, Hitchcock, Kubrick, Pasolini, Rossellini». Sul film di Sorrentino: «Ero l’alter ego del regista, sono entrato nel personaggio cercando di allontanarmi dall’idea di interpretare lui. Il primo giorno avevo proprio paura di dover interpretare ed impersonare Paolo, poi è scattato qualcosa per cui ho cambiato prospettiva ed è sparita quella pressione». 

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