Giffoni, il festival di Gubitosi:
«E per i 50 anni vorrei qui Mattarella»

Sabato 27 Luglio 2019

Vulcanico e sempre in cammino. È difficile persino fermarlo per chiedergli un bilancio di questa 49esima edizione del Giffoni Film Fest perché Claudio Gubitosi, il direttore del festival, è perennemente circondato dai giffoners che gli chiedono spiegazioni e consigli, gli danno suggerimenti. Il più insistente è: «Direttore, l'anno prossimo il festival fa 50 anni, perché non lo fai durare 20 giorni?». «Non lo faccio, per farvi rimanere un po' di voglia di tornare», ribatte lui. E comunque i progetti e i desideri per la 50esima edizione sono tanti. «A cominciare dal più importante: che venga dai nostri ragazzi il presidente Mattarella e che l'Italia grazie a lui abbracci Giffoni. E poi anche David Sassoli e le istituzioni europee. Vorrei chiamare anche i primi giffoners: sono stato a molti dei loro matrimoni, mi hanno mandato le loro tesi di laurea. Ora sono imprenditori, anche famosi, medici, avvocati, magari anche qualche nonno o nonna. Molti hanno portato qui i loro figli... Ecco non voglio perdere le origini locali, popolari. Qui da noi il glamour non c'è e non lo vogliamo».

«È davvero difficile - dice - spiegare Giffoni. Bisogna venire qui e stare in mezzo a questi bambini, ragazzi e giovanotti. Che hanno adottato e fatto diventare famoso in tutto il mondo un piccolo paese campano. È diventato la piazza del mondo perché qui c'è una generazione che finalmente viene ascoltata dagli adulti, le persone che hanno fatto qualcosa di buono nella vita vengono e hanno il dovere di trasferire la loro esperienza ai ragazzi».

«Giffoni - continua Gubitosi - è una democrazia, che mette insieme 52 Paesi diversi del mondo grazie agli oltre 6 mila giurati, 250 talent, sempre più film e anteprime. Ma non dobbiamo fermarci perché si può fare ancora di più. Truffaut diceva che ogni cosa che si fa per i ragazzi è sempre poco. È stato un mantra della mia vita. Dobbiamo dargli tutto quello che la società non gli dà durante l'anno. I primi giorni qualcuno veniva con il musetto lungo e mi diceva: Io sono triste. E perché non ti diverti? chiedevo. Perché tra 10 giorni finisce Giffoni'. Qui concretizzano il desiderio di essere adulti consapevoli, di avere una società meno brutta di quella che loro vedono tutto l'anno, fatta di pericoli sul web, di intolleranza sociale, di femminicidi, di cyberbullismo. Qui a Giffoni se ne discute ma con serenità, assieme a tutti gli altri».

«È una bella storia italiana - spiega - che il mondo ci invidia. Abbiamo fatto una cosa straordinaria a Giffoni, un paese di 12 mila persone dove 49 anni fa non c'era nemmeno un ristorante. Non c'era Internet, non c'era niente. Ora c'è la Cittadella del cinema e la Multimedia Valley, fatte con i finanziamenti europei».

«Tornando ai 50 anni - spiega Gubitosi - non voglio fare cose tradizionali, potremmo far ritornare i grandissimi che ci hanno onorato da De Niro a Meryl Streep fino a Benigni. Qualcuno mi ha anche consigliato di far fare delle enormi torte a dei grandi chef stellati. Ma quando mai? Io voglio chiamare 50 famiglie, che facciano ogni giorno 50 torte fatte in casa. E stiamo pensando anche tante altre cose con la Regione Campania e con il Comune». «Se dobbiamo fare calcoli precisi - aggiunge - per ogni milione di soldi pubblici che si investe su Giffoni noi ne restituiamo 2.8. Però mi interessa di più il bilancio umano, sociale, sentimentale e cioè lo sguardo e il sorriso di questi ragazzi».

«Dopo tutti questi anni, viene voglia anche a me di fare per una volta il blue carpet di Giffoni...», conclude ridendo. E poi chiede ai due ragazzini che gli sembrano più timidi del gruppo che ha davanti: «Dai, venite con me a farlo che chiediamo al cameramen di riprenderci come delle star...».

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