Giffoni Film Festival, Gioli allo scoperto:
«L'Italia non è un paese per donne»

Mercoledì 19 Agosto 2020
Giffoni Film Festival, Gioli allo scoperto: «L'Italia non è un paese per donne»

«Che ci sia del maschilismo nel cinema è evidente, non voglio polemizzare ma che gli uomini guadagnino più delle donne è un dato di fatto. Spero che venga svecchiato questo modo di ragionare maschilista», Matilde Gioli, ospite del Giffoni Film Festival, parla con i ragazzi dell'attuale situazione del cinema e di scelte che il più delle volte penalizzano le donne. Uno degli ultimi casi, fonte di numerose polemiche, è legato proprio alla locandina di Andrà tutto bene, in cui erano apparsi solo i tre protagonisti maschili. Scuse successive e nuovo manifesto hanno poi archiviato la vicenda.
 

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Pubblicato da Giffoni Film Festival su Mercoledì 19 agosto 2020


La Gioli è andata a fondo nell'argomentare il tema dei ruoli affidati alle donne: «C'è un problema legato all'immagine. La donna viene relegata ad essere sempre qualcosa di qualcun altro: la moglie di, la fidanzata di, l'amica di; e se è indipendente è solo perché è bona. È deprimente che ci siano solo queste due alternative. Bisognerebbe partire da nuove sceneggiature perché le etichette non fanno altro che metterci le une contro le altre: siamo o le belle, o le brutte o le simpatiche, ... ». Una responsabilità che «è degli uomini, ma anche delle donne. Il mondo femminile dovrebbe essere più unito, c'è bisogno di sorellanza».
 

Un'eccezione per la Gioli è però Paolo Virzì, il regista che l'ha diretta per la prima volta ne Il capitale umano: «Virzì è il mio Pippo Baudo, mi ha creata. Lui si dedica tanto ai ruoli femminili, è tra le eccellenze che abbiamo in Italia. Il suo neorealismo deriva proprio dalla bravura nel creare nuovi attori, mettere sul set persone che non hanno mai avuto esperienze con la recitazione».

Nel dialogo con i ragazzi di Giffoni, non è mancata infine la stretta attualità: «Ho passato tutto il lockdown in casa da sola, ed è stato un periodo molto utile per pensare. Ora, da figlia di insegnante, credo che lo Stato debba pensare più alla scuola che alle discoteche». 

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