Claudio Gubitosi compie 70 anni:
«Ho realizzato il mio sogno più grande»

Domenica 17 Ottobre 2021 di Luciano Giannini
Claudio Gubitosi compie 70 anni: «Ho realizzato il mio sogno più grande»

«Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere», diceva Rabelais. In 51 anni, con il suo «Giffoni film festival», Claudio Gubitosi ne ha appiccati milioni: un piromane di cuori e intelligenze. Oggi tira le somme. L'occasione gli è offerta dai 70 anni. Li compirà mercoledì, 20 ottobre. Bilanci? «Non guardo al passato, ma sempre oltre. Il tempo non sia un nemico, ma un alleato. Io lo osservo con affetto», chiosa con pacifico orgoglio. Il suo nome, la stessa identità, si legano alla creatura che plasmò nel 1971: «Avevo 17 anni quando l'idea si generò in me». Per concretarla ha suonato l'organo in chiesa e fatto il proiezionista, in stile «Nuovo cinema Paradiso». Mezzo secolo dopo, gli anni di piombo sono il passato; Giffoni riluce tra le prime 10 rassegne cinematografiche del mondo, dedicata ai più giovani, umanità di domani ma, innanzitutto, del presente. Il festival, nato in un anonimo Comune incassato tra i monti picentini, si staglia oggi come un'università di valori umani trasmessa grazie al linguaggio del cinema e celebrata urbi et orbi. Claudio ne è l'artefice, viso chiaro, occhi sereni appena soffusi di tristezza, solida stazza e una personalità che non esprime «coraggio, ma determinazione, tenacia, pazienza, fatica»; in più, la virtù «di un ragazzo selvaggio degli anni 70, che si tuffò tra le nuvole della fantasia rendendo possibile l'utopia».

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Esempio a beneficio di tanti ragazzi.
«Per realizzarla ho violentato il mio sonnolento, rurale paese natio, che respirava al ritmo delle stagioni. E ho negato, con i fatti, la convinzione che grandi eventi possano nascere soltanto in luoghi celebri».

Mercoledì sarà gran festa.
«Sono schivo ma, all'improvviso, mi è calata addosso la sensazione dei 70 anni. E mi sono rimesso alla clemenza della mia squadra di lavoro, che sta organizzando una intensa giornata di incontri. Al mattino si riunirà il Consiglio comunale. Di pomeriggio, nella Multimedia Valley, mi faranno gli auguri la famiglia naturale... i figli, la nipotina, due sorelle e quattro fratelli... e quella allargata, i ragazzi del festival, che ormai è aperto per tutto l'anno e dà lavoro stabile a 140 persone. Molti giovani di talento non sono più costretti a emigrare. Dalla Bocconi, dalla Sapienza, da Fisciano, laureati a pieni voti, li richiamo a me».

Un'eredità preziosa.
«Lo sto affidando in mani sicure: mio figlio è il direttore generale, mia figlia fa gavetta in archivio. La stirpe dei Gubitosi guarda, come sempre, al futuro».

Torniamo al 1971: come prese forma l'idea?
«Hanno redatto 250 tesi di laurea e gli studiosi della George Town university mi hanno monitorato per due anni pur di scoprire l'origine della specie. La risposta è: non lo so. Amavo il cinema, l'unico sentiero per oltrepassare i miei monti e volare lontano. Girai anche due film in Superotto. Ero invaghito di Fellini e Pasolini».

Ma perché collegarlo con i più piccoli?
«Sognavo per loro la conoscenza, la formazione e l'evoluzione che non avevo avuto io. Le grandi cose nascono dalle piccole. E piccolo è bello».

Amarezze?
«Sì, due. E, mi creda, non lo dico per me. Ho ricevuto la prima laurea honoris causa dell'Albania dall'università di Tirana, ma nessuna di quelle con cui collaboro, a cominciare da Fisciano, hanno mai pensato di celebrare non me, ma la mia creatura. Poi, Venezia. La Mostra avrebbe potuto rendere omaggio, con il Leone alla carriera... ancora una volta, non me ma Giffoni, per i suoi 50 anni... un festival che Truffaut definì il più necessario; e che ha accolto, tra i tanti, De Niro, Richard Gere, Meryl Streep, Susan Sarandon, Jennifer Aniston, Julianne Moore, tre Nobel come Gorbacev... pensi, per la gioia lo baciai sulla voglia che ha sulla fronte; la Montalcini, Lech Walesa e, poi, Antonioni, Benigni, Rambaldi, Comencini, Avati».

I prossimi sogni?
«Sto realizzando un libro. Di sole foto, che raccontino una storia lunga 50 anni. Quando le passo in rassegna, penso: Ma è tutto accaduto!. Giffoni ha bisogno di una testimonianza. Grazie al recovery fund, completeremo la Multimedia Valley con gli studios e il campus di formazione in sceneggiatura, animazione, videogiochi, documentario. Tra un anno saranno pronti il museo, una sala da 500 posti, un'arena per 4300 persone. Non ho rimpianti e né rimorsi. Giffoni oggi è una realtà finalmente normale. Come disse Giovanni Paolo II, il futuro comincia oggi». 

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