Trent'anni di 99 Posse: «La nostra vita da docufilm»

Sabato 3 Aprile 2021 di Federico Vacalebre
Trent'anni di 99 Posse: «La nostra vita da docufilm»

Ma come, sono davvero passati trent'anni? La nostra faccia (per non dire del resto) lo conferma; quelle di Zulù, Marco Messina e Massimo «Jrm» Iovine pure, anche se le vedi in collegamento Zoom, parola che tre decadi fa significava tutta un'altra cosa. «22/9/1991, un giorno come tanti, ma non certo per qualcuno...»: «Curre curre guaglio'» esplose nel 1993 con il suo ritornello implacabile come la rivolta di quei giorni, i centri sociali occupati, la Pantera, un altro mondo possibile: «Tante mazzate pigliate/ ma tante mazzate pigliate/ ma una bona l'ammo data/ è nato è nato nato/ n'ato centro sociale occupato/ e mo co' cazzo ce cacciate».

Trent'anni fa - il gruppo si mise insieme nel 1991, frutto dell'esperienza di Officina 99 - c'erano i pugni chiusi quando la si cantava, oggi la 99 Posse è tornata con «Comanda la gang», singolo partorito nei giorni della crisi del Conte bis, copertina disegnata da Davide Toffolo, che maltratta Draghi, Salvini, Renzi e pure Mattarella: «Magnammo cu o Covid, no magnammo cu o mes/ magnammece o recovery e mannammoli a messa...». «I pugni sono chiusi in casa, come le nostre vite e la nostra rabbia, prigionieri del virus come di chi più che a combatterlo pensa a far soldi», attacca Zulù, alias Luca Persico, voce e corpo del collettivo, 50 anni. «Il brano ci è esploso in mano mentre lavoravamo ad altro: quando qualcuno pensava potesse nascere un Conte ter, noi scommettevamo sulla compagine del governo Draghi, avevamo intuito dove volevano farci andare a sbattere». La «gang» che comanda ricorda, per gli epiteti rivolti al governo, l'era dei «tre piccoli porcellini, Bossi, Berlusconi e Fini». «Trent'anni sono passati, ma sempre in direzione ostinata e contraria per dirla con De André. Le lotte con cui siamo cresciuti non erano di quelle che si vincono in pochi giorni, anzi, probabilmente, non erano nemmeno di quelle che si vincono. Ma abbiamo imparato a stare in trincea, a lottare dicendo la nostra per il condominio come per la costituzione planetaria. E se siamo ancora qui, in fondo, non è un cattivo risultato».

 

Anche perché il trio, affiancato dalla bella voce di Simona Boo, in un brano che tiene insieme il combat groove storico della posse con i suoni del momento, «ma senza inseguire nessuna moda», chiarisce il dub master Messina, sembra deciso ad alzare la voce. «Abbiamo progetti bellicosi per il 2021 e per il 2022», promette Zulù: «Ci faremo sentire, più volte, e in maniere diverse. Stiamo mettendo a terra un brano ispirato all'assassinio di George Floyd, ma anche al cordoglio ipocrita seguito a quella morte. Poi, io porterò questo trentennio al Campania teatro festival con uno spettacolo, Ridire, per voce (la mia), violino (quello di Edo Notarloberti) e un'attrice (Francesca De Nicolais). Quando abbiamo iniziato abbiamo usato la musica e il ritmo per dare maggiore forza alle parole di cui eravamo ingolfati: parole di assemblee, di manifesti, di discussioni infinite. Oggi faccio il contrario, mi riprendo quelle parole spogliandole quasi dei suoni. Ho scritto tre blocchi, uno per decennio, c'era un flusso di vocaboli impazziti ad aspettarmi».

E non è finita: «Maurizio Raucci dirigerà un docufilm su questo anniversario, non è tempo di festa certo, e nemmeno di celebrazioni, e non solo perché lo avevamo già fatto per il ventennale e con la rilettura di Curre curre guaglio'. Ma la storia, anzi le storie, gli incontri e i compagni da raccontare meritano questa nuova avventura».

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Messina, intanto, guarda il mondo anche dall'ottica del docente di musica all'Accademia di Belle Arti di Napoli, appena sgomberata dopo l'occupazione: «Mi dispiace molto com'è andata a finire la faccenda, speravo in una solidarietà concreta del corpo docente con ragazzi che reclamavano il diritto allo studio, alla qualità dello studio. Ma, soprattutto, vorrei che ci si accorgesse che quella dei giovani è la prima emergenza da affrontare quando usciremo dalla pandemia. Noi, finora, abbiamo perso un anno, soldi, concerti, la libertà di viaggiare, di manifestare il nostro dissenso. Ma loro hanno perso un anno che vale dieci anni dei nostri: ricordate a che velocità abbiamo vissuto a 15, 20, 25 anni? Stavano imparando chi erano e che cos'era il mondo, con chi volevano fare l'amore e con chi volevano fare la guerra e ora si trovano ad avere paura del vicino, a non poter ballare, abbracciarsi, far l'amore. Ecco, questa è la prima battaglia prossima ventura».

«Il Tempo. Le Parole. Il Suono»: si chiamava così l'ultimo album della 99 Posse, uscito nel 2016. Il tempo è passato correndo in questi trent'anni. Le parole d'ordine sono quasi le stesse, ma toccherà aggiornarle comunque. Il suono cambia, ma il motto è sempre lo stesso: «Balla e piensa».

Ultimo aggiornamento: 4 Aprile, 12:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA