Addio alla batteria di Pierino Munari, da Frattamaggiore al jazz e Hollywood

“La morte di Pierino Munari mi rattrista profondamente. E’ stato un grande percussionista e ha lavorato con me parecchi anni", cosi Ennio Morricone commenta la scomparsa del musicista di Frattamaggiore, storico simbolo del jazz italiano, oltre che protagonista di centinaia di colonne sonore. "Quando le nostre strade si separarono, sentii la sua assenza, sia dal punto di vista umano che artistico, perché ha rappresentato un momento importante della mia vita professionale. Era una persona perbene, affettuosa. Mancherà, ne sono certo, a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Credo di avergli dato tanto, ma anche lui ha dato tanto a me”, ha ricordato il premio Oscar.
 
Il 9 Munari,  all'anagrafe Pietro Commonara, avrebbe compiuti 90 anni. Grande batterista, versatile e istintivo, definito “l’uomo dal polso d’oro, ha suonato in oltre 500 colonne sonore, molte delle quali più volte premiate, anche con l’Oscar, diretto dai più grandi maestri italiani e internazionali: oltre a Morricone Jerry Goldsmith, Nicola Piovani, Luis Bacalov, l'ungherese Miklós Rózsa; e ancora Armando Trovajoli, Toshiro Mayuzumi, Piccioni, Carmine Coppola, Piero Umiliani, Stelvio Cipriani, Ritz Ortolani, Carlo Rustichelli.  I titoli? "Ultimo tango a Parigi", "C’era una volta in America", "Amarcord", “8½”, "Papillon", "Il sorpasso", "Sacco e Vanzetti", "Una giornata particolare","Anonimo veneziano", "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", "La battaglia di Algeri", "I soliti ignoti", "C’era una volta il West", "Giú la testa", "Divorzio all’italiana", Polvere di stelle” "Nell’anno del Signore", "Dramma della gelosia", "Uccellacci uccellini", per dirne solo qualcuno.Un giorno, sul set de "Il Padrino - Parte III" di Francis Ford Coppola, una band suonava in scena: ad ogni pausa, Andy Garcia si avvicinava al batterista e gli chiedeva di insegnargli alcune tecniche che gli aveva visto utilizzare poco prima. Era Pierino.

"Munari fa parte della mia infanzia e, in qualche modo, ha influenzato anche la mia storia", ricorda Tullio De Piscopo: "E’ stato davvero uno di famiglia e lo vedo tutti i giorni: salgo le scale di casa, infatti, e osservo sempre una foto che lo ritrae con mio padre Giuseppe alle percussioni, mentre Gloria Christian canta “Cerasella” al Festival di Napoli del 1959 al teatro Mediterraneo, quando allora c’era il primo palco girevole del mondo, con Carletto Esposito direttore d’orchestra. Era una bella persona, non l’ho mai sentito criticare un collega (cosa assai rara nel nostro ambiente). Era da un po’ che non ci vedevamo, ma era sempre un piacere ritrovarci a cena a Roma, dove abitava. Come musicista era straordinario, è stato il primo batterista partenopeo che ha portato il suo sapere oltre la Campania. È riuscito, tramite la musica, a far conoscere ovunque il ritmo dei napoletani.  E’ stato un pilastro della Rca. Gli vorrò bene per sempre".

Interprete per eccellenza del “tamburo militare” nelle colonne sonore, agli inizi della sua carriera, ha lavorato con varie orchestre militari americane - periodo fondamentale per la sua formazione Jazz. Con il padre Tommaso e i fratelli Armando e Gegè, hanno formato l'Orchestra Munari, forse la prima a portare lo swing in Italia. Ha collaborato con Johnny Dorelli, Lucio Dalla, Paul Anka, Mina, Neil Sedaka, Rita Pavone, Gino Paoli, Renato Carosone, Milva, Gianni Morandi, Lelio Luttazzi, Domenico Modugno, Massimo Ranieri, partecipando come orchestrale a sei edizioni del Festival di Sanremo e a diverse del Festival di Napoli, senza mai rinunciare ai principali festival jazz europei.
In anni più recenti, ha fatto parte dell'orchestra del maestro Pregadio, anche nella trasmissione televisiva "La Corrida", condotta da Corrado, e il suo "drumming" ha continuato ad essere vitale ed inconfondibile fino ad oggi. Ed ora lo sarà per sempre.
 
Lunedì 15 Maggio 2017, 13:02 - Ultimo aggiornamento: 15-05-2017 15:38
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP