«Tempo e Rimedi», l’esordio poliedrico e sognante di Alessandro Aruta

Giovedì 30 Settembre 2021
«Tempo e Rimedi», l’esordio poliedrico e sognante di Alessandro Aruta

Quando la musica di un tempo sapientemente suonata – parliamo di blues e di soft rock – incontra una voce sincera e tematiche attualissime, il risultato è un mix sorprendente ed efficace. È il caso di “Tempo e Rimedi”, primo album del cantautore partenopeo Alessandro Aruta, interamente autoprodotto. Un disco – disponibile in digitale, in vinile e in cd – composto da dieci canzoni e da un brano strumentale scritti e arrangiati dallo stesso Alessandro, chitarrista classe 1979.

Di formazione classica, Aruta si avvicina allo strumento elettrico suonando in diverse formazioni fino a fondare nel 1999 i Noises Off, una band "rock-alternative" dal sound tipicamente britannico, e con la quale ha calcato i palchi di Napoli e provincia.

Per molti anni è stato lontano dalla scena musicale, alla ricerca del "suo" stile. Ha studiato jazz, blues, bossanova, e alla fine, inseguendo nuove sonorità e armonie, ha rimesso insieme i pezzi di una vita spesa a costruire la sua identità musicale.

Ne è uscito fuori questo suo primo album da solista, accattivante e composto da brani orecchiabilissimi che già stanno conquistando Spotify. Il disco, registrato e mixato presso la MAST recording studio di Bari, vanta le collaborazioni di Mimmo Campanale alla batteria, Peppe Fortunato alle tastiere, Paolo Romano al basso, Kelly O’Donohue alla tromba, Gianni Binetti al Sax, Michele Ciaramella alle percussioni, Alessandra Pipino ai backing vocal. Alle chitarre troviamo Alessandro Aruta, Massimo Stano e Maurizio Levato su “Figlio del sud” e “Tempo e rimedi”. Un altro interessante contributo è quello dello scrittore Martin Rua che ha cantato “Luntano ’a ’sta pena” di cui ne ha scritto anche il testo.

«Tempo e Rimedi» rappresenta una ricerca, un viaggio tra i generi musicali diversi e compatibili. Dalla godibilissma “La nostra estate” - scritta nostalgicamente durante i duri mesi del lockdown - si passa a “Figlio del sud”, un blues in napoletano che riporta alla mente Edoardo Bennato e Pino Daniele degli anni migliori. È una dichiarazione d’amore per le sue origini partenopee con una forte vena di protesta, mista al rimpianto di aver lasciato il suo sud ma con la consapevolezza di portarlo sempre con sé. Musicalmente trasmette una grande energia grazie anche ai soli di chitarra elettrica del bluesman Maurizio Levato, all’organo di Peppe Fortunato e ai vocalizzi di Alessandra Pipino. “La Mia Dimora”, è un brano influenzato da diversi generi musicali, così come l’intero progetto.  Composto in un momento difficile della vita dell’artista, il testo ruota attorno al sentimento di abbandono che si prova quando la propria vita è ad un bivio: “Rischiavo di perdere il mio equilibrio interiore aggrappandomi a ricordi dolorosi. – commenta Alessandro - Poi “la catarsi”, ho ritrovato il mio epicentro, la mia “dimora” dentro di me, grazie alla quale sono riuscito a rinascere e ad affrontare le paure.” La musica si muove invece tra influenze indie pop ed atmosfere rock british.

Le ballate raccontano del mondo di Alessandro, di come ha vissuto i momenti difficili degli ultimi tempi, ma soprattutto che invitano alla libertà, alla ricerca della dimora che ciascuno porta in sé, ad amare incondizionatamente e a non smettere di inseguire i propri sogni. “Lasciando che il tempo trovi i rimedi alle false partenze e alle difficoltà.”

La tracklist:

1. La mia dimora

2. Tempo e rimedi

3. Sulle note

4. Luntano ‘a ‘sta pena

5. Principesse e ballerine

6. Te lo dico funky

7. Cos’è stata la nostra estate

8. Neve

9. Figlio del sud

10. Principesse e ballerine (remix)

11. Scritto sulla sabbia

Ultimo aggiornamento: 15:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA