Amadeus da amarcord pensando al Sanremo ter

Venerdì 2 Luglio 2021 di Federico Vacalebre
Amadeus da amarcord pensando al Sanremo ter

Nella conferenza stampa di lancio - un po' in presenza a Verona, un bel po' a distanza in streaming - la parola più usata (a sproposito) è «iconica», dove per icone si intendono persino Sandy Marton e Tracy Spencer. Ma nel linguaggio post-pop e post-tutto di Amadeus tutto si tiene, anche che per arrivare al suo terzo Sanremo (condivido sempre con Ciuri, ovvero Fiorello, si intende), debba passare per un amarcord come «Arena 60 70 80», due serate da nostalgia ultracanaglia, da registrare a Verona il 12 e 14 settembre per essere trasmesse poi da Raiuno in ottobre.

Gli Europe di «Final countdwown», l'Umberto Tozzi di «Ti amo», Raf, i Righeira, Patty Pravo, Loredana Bertè, i primi nomi annunciati, ma dove si andrà a parare è facile immaginarlo, tra un Gianni Morandi, un filmato d'archivio ed artisti «comunque passati dall'Arena, per il Festivalbar - che io ho presentato tanto, ma mai a Verona, mai nella mia città adottiva, negli anni che lo facevo il ministro Alberto Ronchey lo proibì alla musica non classica - o per concerti, come Baglioni, la Nannini», spiega Ama.

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Al suo fianco il direttore di rete Stefano Coletta, il vicedirettore e responsabile del progetto festivaliero Claudio Fasulo, il produttore Gianmarco Mazzi. E i Maneskin: no, loro non c'erano e non ci saranno naturalmente alle due serate di canzoni retrò, ma aleggiano. Il loro successo internazionale fa lievitare le possibilità di un Amarello ter: il Sanremo 2021, rispetto a tutte le altre grandi manifestazioni internazionali svoltesi in pandemia e senza pubblico, ha ben contenuto il calo di ascolti e, soprattutto, ha svecchiato parterre, e risultato, sul fronte della gara canora. Con Alessandro Cattelan verosimilmente destinato all'edizione italiana dell'«Eurovision song contest», Amadeus diventa ancora più indispensabile, insomma: «Con la Rai stiamo dialogando», ammette lui, «è un onore che mi invitino a rifare il Festival, per la terza volta. Però vorrei poter aggiungere qualcosina in più, con il prossimo: farlo in grande. Bisogna parlare con i nuovi vertici».

Insomma, sperando che resti Coletta, Ama attende di vedere che succederà con il Covid, ma soprattutto che il governo Draghi metta mano alla dirigenza di Viale Mazzini, e che il sostituto di Salini benedica il suo progetto. Budget compreso (17 milioni quest'anno, con ritorno pubblicitario di circa 27), l'amicissimo Rosario compreso: «Tra di noi non parliamo di Sanremo. Lui deve sentirsi libero».


Coletta vorrebbe accelerare: «Puntiamo ad andare in vacanza con una decisione già presa, di non trascinarci fino a settembre», dice. Intanto, Amedeo Umberto Rita Sebastiani, 58 anni, nato a Ravenna ma cresciuto a Verona, se ne torna a casa: «Io all'Arena ci ho visto tutti, di tutto, ma è la prima volta che ci entro da protagonista». Seimila, per ora, le persone ammesse, il sindaco Federico Sboarina sogna di arrivare ad 11.000, se i vaccini faranno il loro mestiere.


Dopo aver puntato sui giovanissimi, Madame in testa, ecco Amadeus giocare alla ricerca della canzone perduta, evocando Alan Sorrenti, Spagna, Marcella Bella, «Vamos a la playa», «Figli delle stelle», «Easy lady», «Nell'aria», «Run to me», «Splendido splendente».


Insomma, una versione festivalbarizzata di «I migliori anni», o viceversa. Magari con la Marcuzzi, altra storica conduttrice della carovana di Salvetti, ormai andata via da Mediaset? «Con lei non ci siamo sentiti, ma non mancherà la presenza femminile, anche legata ai tre decenni iconici che prendiamo in considerazione». Se va bene potrebbe seguire un bis l'anno prossimo, con altri tre decenni, naturalmente anch'essi iconici: 90, 00, 10. O qualcosa del genere. Il pop è come il maiale: non si butta mai niente, ma non chiamiamo in causa il Nietzsche dell'eterno ritorno.
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Ultimo aggiornamento: 18:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA