Amy Winehouse, la morte 9 anni fa. «Se sentissi qualcuno cantare come me, lo comprerei in un batter d’occhio»

Giovedì 23 Luglio 2020 di Leonardo Jattarelli
Amy Winehouse

Quando arrivò la notizia che se n’era andata per sempre, nove anni fa, la prima immagine che balzò alla mente furono i suoi occhi neri, di un nero violento, sottolineato, malinconico e disturbante con quel trucco da diva Anni Venti, da vamp del Muto. La sua è stata una delle voci più belle non solo dell’ultimo millennio ma della Storia della musica e della canzone tout court. Amy Winehouse moriva nove anni fa, il 23 luglio, stroncata da una overdose da alcol. A 27 anni era già stata dura, per lei, arrivare ad essere ventisettenne: il paradosso di una giovane stella che aveva iniziato a morire lentamente giorno dopo giorno diverso tempo prima, perennemente ubriaca, barcollante, dipendente dalla droghe, fragile, insicura e maledettamente sexy. La sua “maledizione”, che l’accomuna ai grandi dello Spettacolo, era una sorta di alimento per lei, uno dei tanti tatuaggi che invadevano il suo corpo e che la rendevano unica, inimitabile, anche nella stortura dell’esistenza che diventava parola, testo, canto, voce, suono, potenza, malinconia e rabbia.

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Proprio oggi, a nove anni dalla scomparsa di Amy, le agenzie rimandano la notizia che “Frank” il suo acclamato debut album  che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, pubblicato originariamente il 20 ottobre 2003, uscirà in versione doppio vinile Half Speed Mastering il 4 settembre 2020. 
L’album che ha presentato al mondo l’allora ventenne londinese contiene il singolo vincitore dell’Ivor Novello Award “Stronger Than Me” ed altri singoli come “Take The Box, “In My Bed and F ** k Me Pumps”. L’Half Speed Mastering dell’Abbey Road Studios riesce a ricreare un suono di altissima qualità. Universal Music sta pubblicando una serie di ristampe in vinile utilizzando questa tecnica di rimasterizzazione e in questo caso specifico, Frank si aggiunge alle pubblicazioni già disponibili.
La voce soul, nera e graffiante, chiusa dentro un corpo bianco ed esile, negli ultimi anni era sempre più provata, soprattutto nei live dove il tentennamento fisico diventava quello del suo timbro ineguagliabile. Dimenticava le parole delle canzoni e le sue insicurezze tornavano a galla. Quelle che l’avevano accompagnata prima ancora che raggiungesse la fama mondiale arrivata dopo “Back to Black” e continuata con pezzi come “Rehab”, “Love is a losing game”, “Valerie”...

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«Quelle come me sono destinate ad avere l’anima perpetuamente in tempesta - diceva Amy-. Le persone pazze come me, non vivono a lungo ma vivono come vogliono». Era già un po’ il suo testamento, come le tante affermazioni, gli sfoghi, i pensieri, le riflessioni che la giovane Winehouse avrebbe sparso ovunque, tra i suoi amici, nelle sale di registrazione, prima di salire sul palco: «La musica è l’unica terapia che ho a disposizione per trasformare i miei fallimenti in vittoria e ogni brutta situazione è una canzone blues che aspetta di accadere». Sulle sue verità ribadiva: «Sfortunatamente, la metà delle cose che sono dette su di me sono vere e non credo che la capacità di combattere abbia qualcosa a che fare con quanto sei grande. Ha a che fare con quanta rabbia è in te. Per questo - continuava - sceglierò l’uomo sbagliato con la stessa naturalezza con cui canto, e tratterrò le mie lacrime per nascondere le mie paure».
Amy Jade Winehouse nasce il 14 settembre 1983 a Enfield, Middlesex in Inghilterra, un borough della Londra esterna, in una famiglia ebraica (il padre era tassista e la madre farmacista). Cresce nel vicino quartiere di Southgate, dove frequenta la Ashmole School. Già all’età di dieci anni fonda un gruppo rap amatoriale chiamato Sweet ‘n’ Sour che descrive come la versione bianca ed ebraica delle Salt-n-Pep. A dodici, passa alla Sylvia Young Theatre School, severo istituto con regole altrettanto severe che la Winehouse stenta a rispettare (per esempio indossa gioielli seppure sia vietato). Quando l’insegnante delle materie tradizionali comunica ai genitori l’imminente bocciatura della figlia, questi le cambiano scuola ed Amy si forò il naso da sola per mettersi un piercing.

Amy cresce ascoltando diversi generi di musica (dalle Salt-n-Pepa a Sarah Vaughan) e riceve la sua prima chitarra a tredici anni. Nel 1999 entra alla National Youth Jazz Orchestra, nella quale si esibisce per la prima volta come cantante professionista e nel 2002, dopo che il suo amico e cantante soul Tyler James manda una sua demo a un talent scout, Winehouse firma con l’etichetta discografica Island/Universal.
Il suo album di esordio, “Frank”, viene pubblicato il 20 ottobre 2003, prodotto principalmente da Salaam Remi, con molte superficiali influenze jazz e, salvo due cover, ogni canzone è scritta (anche se non interamente) dalla Winehouse. L’album riceve critiche entusiasmanti e la sua voce viene paragonata a quella di Sarah Vaughan e Macy Gray. Sempre nel 2003 la cantante fa il suo esordio in tv alla trasmissione Later... with Jools Holland, cantando “Stronger Than Me” e “Take the Box”; sarà una delle trasmissioni tv più ascoltate e ripetute nel corso del tempo. L‘album arriva ad alti livelli nelle classifiche britanniche quando nel 2004 viene nominato ai BRIT Awards nelle categorie British Female Solo Artist e British Urban Act. Riceve due dischi di platino e vende in totale 1 milione e mezzo di copie. In seguito, ancora nel 2004, vince l‘Ivor Novello Award come Best Contemporary Song con il suo primo singolo “Stronger Than Me”.
Dopo la pubblicazione del suo secondo album, Amy confessa: «Non riesco neanche più ad ascoltarlo, “Frank”. Anzi, non sono mai riuscita ad ascoltarlo. Suonarlo dal vivo mi piace, ma ascoltarlo è un‘altra cosa». Il 27 ottobre 2006 viene pubblicato a livello mondiale l‘album “Back to Black”, che in Inghilterra arriva alla vetta della Official Albums Chart in pochissime settimane. Negli USA l‘album raggiunge la posizione numero 7 ed è un esordio molto alto per un disco di una cantante inglese nella Billboard 200. Il singolo apripista ad aver anticipato l‘uscita dell‘album è Rehab, pubblicato il 23 ottobre 2006,che diviene un vero tormentone e racconta il suo rifiuto di disintossicarsi dall‘alcol. 

Con l’Lp “Back to Black” entrato nella categoria “Best Pop Vocal Album“, la cantante si aggiudica tre dei quattro premi più importanti e si allinea alle altre quattro cantanti che hanno ottenuto un numero così elevato di riconoscimenti in un solo anno: Lauryn Hill, Alicia Keys, Norah Jones e Beyoncé.
Poi inzia il crollo ma nel 2008, due giorni dopo l‘uscita da una clinica nella quale era entrata per un enfisema polmonare, Amy canta di fronte a oltre 46 mila spettatori giunti a Hyde Park a Londra per festeggiare i 90 anni di Nelson Mandela. La serata ha visto la presenza di artisti quali Annie Lennox, i Simple Minds, Joan Baez, Queen + Paul Rodgers e Zucchero Fornaciari. 
La morte della Winehouse sopraggiunge prima della pubblicazione del suo terzo disco, pubblicato postumo soltanto il 5 dicembre 2011 dalla Universal. «Quando ho ascoltato di nuovo i nastri di registrazione - disse il produttore Saam Remi - ho sentito alcune delle conversazioni con Amy che c‘erano in mezzo. Era molto emotiva. È stata dura, ma è stata anche una cosa incredibile. Amy era una ragazza di talento. Credo che lei abbia lasciato qualcosa che va oltre i suoi anni. Ha messo un corpo di lavoro insieme che potrà ispirare una generazione non ancora nata»
Nove anni si spegneva una stella pazza che ripeteva: «Mi stordisco per combattere la timidezza». Unica, eternamente destinata a farsi ricordare, senza freni e senza inibizioni: «Se sentissi qualcuno cantare come me, lo comprerei in un batter d’occhio». 

Ultimo aggiornamento: 16:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA