Battiato, il tributo a Verona: l’ultimo saluto che commuove il pubblico

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Mattia Marzi
Battiato, il tributo a Verona: l ultimo saluto che commuove il pubblico

Pareva quasi di vederlo, seduto accanto al mixer con le sue inseparabili cuffie, silenzioso e circospetto. Divertito, in fondo. Sicuramente curioso di ascoltare le sue canzoni rifatte da colleghi più o meno lontani dal suo irraggiungibile universo. Alla fine, Franco Battiato è anche apparso. In video, s’intende. È stata la sua voce ieri sera a chiudere, sulle note di “Torneremo ancora” (l’inedito contenuto nell’ultimo album del 2019), “Invito al viaggio”, il tributo che oltre 50 artisti hanno riservato al cantautore siciliano a quattro mesi dalla sua scomparsa, all’Arena di Verona.

Al centro del palco solo la pedana sulla quale Battiato era solito esibirsi, con i suoi tappeti. Sullo schermo una serie di immagini, girate nel 2015, di Battiato che passeggia sulle pendici dell’Etna, inondato dal sole: praticamente il saluto che non ha mai potuto dare al suo pubblico, dopo che nel 2017 annullò alcuni concerti per motivi di salute e non riapparve più sui palchi (il ritiro, legato alla malattia, venne ufficializzato nel 2019).

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Alle prove, nel pomeriggio, sembrava di assistere ai preparativi di una festa per un festeggiato-fantasma, presente e assente al tempo stesso. In fondo, doveva essere davvero una festa. Il tributo era stato originariamente pensato dai suoi più stretti collaboratori – a partire dal manager storico Franz Cattini – come una celebrazione per i 40 anni dell’album “La voce del padrone”, uscito proprio il 21 settembre 1981: catapultò Franco Battiato, che aveva esordito con una serie di canzonette alla fine degli Anni ’60, si era poi dato alla musica d’avanguardia e nel 1979 con “L’era del cinghiale bianco” era poi tornato al pop (ma d’autore), in cima alle classifiche e vendette oltre un milione di copie.

Così, almeno, Cattini, il discografico Stefano Senardi, il direttore d’orchestra Carlo Guaitoli e il fonico di fiducia di Battiato Pino “Pinaxa” Pischetola, avevano immaginato la serata prima che il 18 maggio scorso l’artista siciliano attraversasse il bardo, per citare una sua opera. L’anniversario ha lasciato il posto a un tributo diverso, con adepti (giovani e non), muse, personaggi legati a doppio filo all’universo Battiato, protagonisti del pop italiano.

È Arisa a prendere per mano i 6 mila spettatori dell’anfiteatro scaligero, all’inizio del concerto, con i brani delle colonne sonore dei film del Battiato regista, “Perdutoamor” e “Musikanten”. Morgan è ispiratissimo su “Come un cammello in una grondaia” (tornerà sul palco anche per “Segnali di vita” e “Shock in my town”, con i Bluvertigo). A ricordo di quella vacanza a casa del cantautore a Milo e delle passeggiate sulla spiaggia all’alba, Emma canta “L’animale” quasi sussurrandola. L’applauso spontaneo che s’alza sui versi di “Povera patria” è lo stesso dei concerti di Battiato: “Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni”, sottolinea la voce di Paola Turci. Si commuove lei, gli orchestrali e pure il pubblico.

Morandi fa ascoltare “Che cosa resterà di me”, la canzone che Battiato scrisse per lui nell’’88, ai tempi del disco che l’eterno ragazzo incise con Dalla. Mahmood sembra a suo agio nelle atmosfere arabeggianti di “No time no space”. Max Gazzè sceglie “Un’altra vita” e torna con la mente a quando, ancora esordiente, nel ’95 fu scelto dal cantautore per aprire i concerti del tour “L’ombrello e la macchina da cucire”. Jovanotti - arrivato a Verona a sorpresa a poche ore dall’inizio del tributo – si scatena su “L’era del cinghiale bianco”.

È Alice a prendersi la prima standing ovation: alla vigilia dell’evento sottolineava di dovere tutto proprio a Battiato (c’era il suo zampino in “Per Elisa”, con la quale la cerbiatta da Forlì nell’’81 vinse il Festival di Sanremo), sul palco commuove con i “gioielli rubati” – era il titolo di un suo album dell’’85 tutto dedicato al cantautore - “Io chi sono”, “Prospettive Nevskij” e “La cura”. C’è spazio anche per un ricordo di Giuni Russo e di Milva, altre muse del cantautore, la prima scomparsa nel 2004, la seconda il 23 aprile, appena un mese prima di Battiato. Peccato solo per il passaggio sul palco di Vittorio Sgarbi, una macchia. Se lo domandano d’altronde gli spettatori: che c’entra? Gli sfugge un dettaglio: è fratello di Elisabetta Sgarbi, manager degli Extraliscio, che suonano "Voglio vederti danzare", e amica di Battato (fece un cameo in “Perdutoamor” e nel 2007 pubblicò come editrice il suo “Niente è come sembra”). Si presenta con Al Bano, viene sommerso dai fischi e se ne va.

Video

Gianna Nannini ci cimenta con “Cuccurucucu”, Fiorella Mannoia con “La stagione dell’amore”, i Baustelle con “I treni di Tozeur”. Ci sono gli amici e i collaboratori storici, dal cantautore Juri Camisasca a Roberto Cacciapaglia. Ma c’è soprattutto la “sua” Sicilia: da Carmen Consoli (lo ricorda con “Tutto l’universo obbedisce all’amore” – la incisero insieme nel 2008) a Giovanni Caccamo (scoperto e lanciato proprio da Battiato, che omaggia con “Gli uccelli”), passando per Colapesce e Dimartino (“Bandiera bianca” e “Sentimiento nuevo”), l’ex Denovo Luca Madonia (reinterpreta “Summer on a solitary beach”), Mario Incudine (sceglie “Stranizza d’amuri”). Tutti quanti insieme, a fine concerto, si ritrovano sul palco per una versione corale di “Centro di gravità permanente”.

Chi non c’era lo potrà rivedere in tv: prima su Rai3 (entro la fine dell’anno, con voce narrante di Pif, che armato di videocamera ha realizzato dei contenuti nel backstage durante le prove) e poi in una serie di speciali su Sky, con regia di Pepsy Romanoff. Il disco dal vivo, invece, uscirà nel 2022.

Ultimo aggiornamento: 00:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA