Black Sabbath, 50 anni di «Paranoid»

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Federico Vacalebre

Doveva essere un brano tappabuchi, registrato per allungare il brodo, nato per caso durante una session di registrazione. I Black Sabbath avevano debuttato da poco, il primo, eponimo, album, era uscito nel febbraio di quel 1970, il successo incontrato aveva spinto per un secondo lp già in settembre (data di uscita: il 18, l'America dovette aspettare il 7 gennaio dell'anno successivo). Divenne un hit, un classico della band di Birmingham e del rock duro e puro, rubò il titolo al disco, che doveva chiamarsi «War pigs», come l'elettrica cavalcata pacifista d'apertura, che a sua volta doveva chiamarsi «Walpurgis», il Natale dei satanisti.
Successe così che titolo e copertina non andassero particolarmente d'accordo, ma quel riff in Mi-Re con una chiusura in Sol-Re-Mi e la sociopatica storia d'amore cantata da Ozzy Osbourne racchiusi in meno di tre minuti di durata erano perfetti, figli del tempo in cui l'hard rock stava diventando heavy metal («III» dei Led Zeppelin è coevo), suono potente, insieme oscuro e spavaldo, violento e fragile, figlio degenere del blues rock.
Bastarono cinque giorni a registrare gli otto pezzi di «Paranoid», che sintonizzarono il Sabba Nero (il nome veniva da un film di Mario Bava) con la generazione che lottava contro la guerra nel Vietnam. Se il debutto era stato nel segno della fascinazione per il mistero e l'oscurità, qui le tematiche erano più politiche e meno esoteriche.
Billy Ward (5 maggio 1948) martella sulla sua batteria, Terry «Geezer» Butler (17 luglio 1949) usa il basso con creativa potenza, Ozzy Osbourne (Birmingham, 3 dicembre 1948) delira già del tutto fuori testa, Tony Iommi (19 febbraio 1948) è il vero protagonista del disco, con assoli lancinanti, riff prepotenti, discese ardite e risalite che meriteranno gli oltre dieci milioni di copie vendute: e dire che, da mancino, aveva creduto di dover dire addio alla carriera quando, lavorando in fabbrica, aveva subito l'amputazione delle falangi del medio e dell'anulare destro.
Si inizia con «War pigs», quasi 8 minuti con tanto di allarme antibomba iniziale, introduzione propedeutica allo smash successivo di «Paranoid». «Planet caravan» è un viaggio psichedelico nello spazio, che lascia il posto a «Iron man», altro classico del disco: il tempo è bellicoso, il testo minaccioso, Tony e Ozzy si dividono la ribalta. L'unisono di basso, chitarra e voce e la storia del robot abbandonato e maltrattato che sfoga la sua rabbia uccidendo la gente dopo averla salvata non c'entrano nulla con il supereroe Marvel, anche se finiranno nei titoli di coda del primo film (2008) a lui dedicato e nel trailer del sequel del 2010, mentre Tony Stark, l'alter ego di Iron Man, indosserà una t-shirt del gruppo in «The Avengers» (2012). «Electric funeral» aggiorna le cronache del dopobomba atomica. «Hand of doom» parla delle droghe di cui si imbottivano i soldati yankee in Vietnam per sopravvivere all'orrore quotidiano. E di droghe, ed altre storie, parla la conclusiva «Fairies wear boots».
«Paranoid» è un disco da 10 milioni di copie vendute, per molti il capolavoro di una band che aprì molte porte, gettando i semi per molti generi: l'heavy metal (da Judas Priest e Iron Maiden sino a Megadeth, Pantera, Slayer, Metallica), le sue propaggini doom (Candlemass, Saint Vitus, Pentagram o Cathedral estremizzano il sound lento, ostinato e ipnotico dei Black Sabbath), black (Venom, Mercyfull Fate, Celtic Frost...) e stoner (Kyuss, Monster Magnet, Fu Manchu, Masters of Reality), ma anche suoni più distanti, come il dark (con i giri di basso di Geezer ma soprattutto l'estetica lugubre, triste e malinconica), il grunge (Nirvana e Soundgarden) o l'alt rock. Come tanti della loro generazione i BS erano partiti dal blues rock. Come pochi avevano in nuce tanta della musica a venire. E pensare che loro avevano deciso di rockare e rollare solo per sfuggire al destino di chi nasce(va) a Birmingham, la fabbrica, la catena di lavoro, il metallo pesante.
Per celebrare il cinquantesimo anniversario di «Paranoid», è appena uscita un'edizione speciale, che nella versione più costosa contiene 4 cd o 5 lp, con una versione quadrifonica del 1974 riversata in stereo e due live del 1970. Il resto è storia, e non ho detto noia, che con i Black Sabbath, in ogni formazione, anche dopo lo scioglimento, non ci si annoia mai. Anche a costo di seguire la saga degli Osbourne in tv, passando dall'heavy metal al... trash.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA