Bruce Springsteen ha 70 anni: «Felice della mia forma»

Bruce Springsteen 2019
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di Andrea Spinelli

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«È la stessa triste storia, che gira e rigira», canta Springsteen, in «The wayfarer», frammento emblematico dell'ultimo album «Western stars» e, ascoltando anche il resto del repertorio, finisci col sottoscrivere il suo punto di vista. Se il suono distingue quest'ultima fatica dell'Uomo nato per correre dalle sue prove soliste precedenti, le parole l'avvicinano. E per trovare una dissolvenza tra musica e parole il Boss stavolta ha usato la macchina da presa, facendosi regista con il docufilm presentato al «Toronto film festival» pochi giorni prima il suo settantesimo compleanno, che compie oggi.

Una coregia, la sua, al fianco di Thom Zimmy, già autore di «Wings for wheels: the making of Born to Run», «The promise: the making of Darkness on the edge of town» e «Springsteen on Broadway» oltre a diversi video musicali e film sui suoi concerti dell'ultimo ventennio. «Western stars è per gran parte una performance dal vivo, ma c'è una cornice ed è stato questo suo essere film ad attrarmi», spiega il curatore della rassegna canadese Cameron Bailey.

«Sapevamo che non saremmo andati in tournée con queste canzoni, quindi ho cercato il modo di regalare loro almeno una vita dal vivo», racconta Springsteen, giacca blu e abbronzatura invidiabile, subito dopo la proiezione per la stampa. «I settant'anni? Sono contento di essere quasi arrivato al traguardo. E di esserci arrivato in buona forma fisica» ammette: «Trovo Western stars un lavoro più profondo ed emozionante di altri. Rapportarmi con un'orchestra per me ha rappresentato un'esperienza completamente inedita. In questa dimensione filmica le canzoni riescono ad andare oltre la registrazione discografica facendo sì che album e film si completino a vicenda».

Anche a livello emotivo, il film presentato a Toronto e realizzato tra il New Jersey e la California, fa tesoro dell'esperienza accumulata correndo sulla strada del tuono filmando i suoi 236 concerti a Broadway: «La telecamera è spietata e spesso intimidisce, al Walter Kerr Theatre abbiamo girato per due sere di seguito e la prima mi sono sentito insolitamente a disagio», ammette. «La presenza indiscreta delle telecamere, infatti, mi aveva messo nella condizione di fare la cosa più strana in cui un artista può incappare sul palco; pensare a quello che sta facendo. Uno stato mentale che finisce col condizionare l'intera esibizione. Così, sceso dal palco, mi sono detto che il giorno dopo avrei dovuto cambiare stato d'animo. Ed, effettivamente, sono andato in scena più rilassato. Pensavo che d'altronde stavo solo raccontando la mia vita emotiva e interiore con un pugno di canzoni e una chitarra. Lo stesso che mi sono detto suonando quelle del nuovo album».

Singolare lo «studio» di posa; il fienile della sua tenuta nel New Jersey. «Si tratta di un posto molto speciale dove nel tempo sono accadute tante cose ed è quindi pieno di ricordi e di spiriti», spiega l'ultimo dei rocker: «Per filmare ci abbiamo messo un'orchestra di 40 elementi, suonando per un pugno di amici e per i cavalli che stavano nelle stalle lì accanto».

All'inizio del film Bruce definisce «Western stars» una «riflessione sulla lotta tra la libertà individuale e la vita nella società» mostrando di prediligere decisamente la prima identificandosi nei purosangue che scalpitano selvaggi sotto il cielo californiano del Joshua Tree: «D'altronde per scrivere una canzone devi sempre catturare un piccolo pezzo di divino e questo può accadere in molti modi diversi» spiega lui, convinto sempre di più che «dietro ogni cosa di un certa qualità che mi è capitato di scrivere c'è sempre stata l'indeterminatezza del non sono proprio sicuro da dove provenga: Western stars non fa eccezione».

Stessa cosa per il suo prossimo album. «Per sette anni è stato come se non abbia scritto niente per la E Street Band, pensavo quasi di non esserne più capace, ma poi circa cinque mesi fa, mi è arrivata l'ispirazione di un album intero con i miei fratelli di musica».

Toccando i temi dell'amore e della perdita, della solitudine e della famiglia e l'inesorabile scorrere del tempo, il docufilm - che uscirà in America il 25 ottobre e da noi dovrebbe arrivare ad inizio anno nuovo - evoca l'Occidente americano. In «Western stars» c'è, infatti, l'orchestra, ci sono le canzoni, ma soprattutto c'è la moglie Patti Scialfa con tutto quello che la sua presenza comporta. Auto («ho inciso 19 album e nelle canzoni parlo ancora di auto», ironizza), radici, amore («una canzone d'amore è la redenzione del tuo cuore, ecco perché ho voluto mettere anche immagini della mia luna di miele»), il tempo che passa, l'euforia del sabato sera, divengono così le tessere di un puzzle di vita, perché, come suggerisce la smielatissima scena finale, la mano maschile sul volante della Cadillac in corsa sulla strada del tuono ha sempre bisogno di una mano femminile pronta a stringerla.
Lunedì 23 Settembre 2019, 01:06 - Ultimo aggiornamento: 23-09-2019 12:00
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1 di 1 commenti presenti
2019-09-23 16:59:18
L'ultimo grandissimo!!!!! Grazie Boss!!!!

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