Pausini: «Canto per Sophia madre coraggio»

Domenica 25 Ottobre 2020 di Federico Vacalebre
Laura Pausini con Sophia Loren

Un trio di primedonne. In primis, Sophia Loren, pronta a tornare sugli schermi dopo dieci anni con «The life ahead/La vita davanti a sé», diretta dall'adorato figlio Edoardo Ponti, in sala dal 3 al 5 novembre e poi su Netfix dal 13 novembre. Poi la regina americana delle ballate, la più prolifica autrice della storia dell'industria musicale, la prima ad aver avuto 7 suoi brani in classifica contemporaneamente, 11 nomination all'Oscar e nemmeno un premio: Diane Warren ha scritto la canzone per il film della diva puteolana. Quindi Laura Pausini, che Sophia aveva già incontrato e con Diane voleva lavorare da tempo: quando la Warren le ha proposto di essere lei a interpretare il pezzo non ci ha pensato nemmeno un minuto. Ecco pronto «Io sì (seen)», che esce anche in un ep che, alla versione originale nella lingua di Dante accompagna le traduzioni in inglese, spagnolo, portoghese ed inglese.
Tre donne così che si mettono insieme ne combinano inevitabilmente di tutti i colori, non si fermano alla colonna sonora: il brano è stato iscritto da Netflix alla competizione per gli Oscar, premio che manca nella collezione dell'ex ragazza di Solarolo: un Grammy, quattro Latin Grammy, sei World Music Awards, quattro premi al Festival di Vina del Mar, quattro Lo Nuestro Awards, un Ogae, poi Sanremo, Festivalbar, Telegatti... «Mi manca pure il Golden Globe, se per questo, possono candidarmi anche là credo, mica l'uno esclude l'altro», racconta lei scherzando via Zoom dalla sua casa a Castel Bolognese. Poi si fa seria: «Non ci voglio neanche pensare che possa succedere. Perché se mi gaso e poi non vinco mi viene un crollone, mi conosco bene. Intanto festeggio la possibilità di nomination, fiera soprattutto di averlo scritto io quel testo in italiano, con Niccolò Agliardi: è bello pensare che un film così, con un'attrice italiana di queste dimensioni, una per cui la parola icona davvero non è sprecata, usi l'italiano».
Il cinema, spiega, «lo amo ma non mi attrae. Non so fare l'attrice, non sono capace di inventarmi di essere un'altra. Non è che se sei famoso puoi fare tutto». Ma quest'occasione, sogno della notte delle stelle a parte, le è sembrata preziosa, è preziosa: «Con il lockdown mi sono sentita persa. Invece di tirar fuori le mie inquietudini, mi sono chiesta se interessasse a qualcuno che io cantassi ancora». Rimandato a chissà quando (Natale 2021?) il nuovo album e l'ascolto delle canzoni, oltre 500, selezionate per quella destinazione, era, insomma, nel bel mezzo di una crisi quando «è arrivata la proposta di Diane Warren. E ho capito perché finora avevo detto no ad altri progetti cinematografici: aspettavo di emozionarmi così, di riconoscermi in un film che racconta di due persone, di incontri che possono cambiare la vita e possono salvarla».
È stata, soprattutto, «l'occasione di cantare per Sophia, quella canzone è la sua voce nel film». La voce di una sopravvissuta all'Olocausto che si prende cura dei figli delle prostitute, una madre coraggio: «La prima volta che ci siamo incontrate era il 2003 e c'è sempre stata empatia tra noi. È materna, protettiva, una vera stella. Lei è la personificazione della donna italiana nell'immaginario degli stranieri». Le vedremo insieme nel videoclip del film: «Sophia ha persino cantato il mio pezzo, presto lo sentirete», si lascia scappare.
Il tema del film, tratto dal romanzo omonimo di Romain Gary, le suggerisce riflessioni allargate sul «bisogno di rispetto, di eguaglianza, di combattere le discriminazioni». Ma senza chiamare in causa le quote rosa: «È vero che ci sono delle disparità, ma mi sembra che a volte si esagera un po' su questa questione. Mentre non si fa abbastanza sul fronte della lotta alla violenza: è quello che volevamo gridare con il concerto Una, nessuna, centomila, rimandato a giugno prossimo. La violenza è inaccettabile e purtroppo il lockdown non ha aiutato a combatterla, mentre la pandemia affossava il fronte del palco, il mestiere di chi ci aiuta a fare musica, oltre 570.000 persone, con le loro famiglie. Noi cantanti vorremmo aiutarli, Fedez ha proposto un fondo, ma credo sia il Governo a doversene fare carico».
 

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