Capo Plaza, il grande ritorno: «La mia strada da Salerno a New York»

Venerdì 22 Gennaio 2021 di Federico Vacalebre
Capo Plaza, il grande ritorno: «La mia strada da Salerno a New York»

Le ricordate le svastiche che sfoggiavano i primi punk, Sex Pistols compresi? Ci volle un po', nella nostra Italietta, che quella non era nostalgia nazifascista, ma l'ennesima provocazione forte di una deflagrante rivoluzione nichilista. Forti di quell'esperienza, dovremmo riuscire ad ascoltare la trap mettendo da parte l'elenco di griffe, le spacconate contro rivali e polizia, il machismo, lo sventolar di banconote...

Prendiamo «Plaza», che esce oggi, terzo (dopo «Sulamente nuje» con Peppe Soks del 2016 e il best seller del 2018 «20») album di Capo Plaza, alias il ventiduenne salernitano Luca D'Orso, viceré della trap: il re resta ancora Sfera Ebbasta, unico ospite italiano del cd, gli altri sono gli americani Gunna, A Boogie Wit Da Hoodie e Lil Tjay e il tedesco Luciano. Il disco suona bene per il genere, il flow è tosto, lo stile è indiscusso, più in sintonia con la scena trap&drill internazionale che con le trappanate italofone.

Dietro la facciata di Capo Plaza, il giovane fuoriclasse, c'è la confessione di un grosso disagio, dietro Ferrari e altri simboli di un lusso crasso e grasso, c'è la storia di Luca sconvolto dall'exploit di «20»: 31 dischi di platino, 19 dischi d'oro, oltre un miliardo e due milioni di streaming, un tour europeo sempre sold out. «Se sono qui è per parlarvi di quello che ho passato dal 20 aprile 2018 in poi», spiega lui, ripartendo dalla data di uscita del disco precedente, sulla rivista speciale a cui ha delegato il compito di raccontare Luca/Plaza e il loro dualismo: «20 mi ha messo di fronte a tutte le difficoltà del successo che sentivo dai miei rapper preferiti». In fondo siamo di fronte a un classico/stereotipo dell'ambiente: «Solo che io sono stato il primo a viverle a 18 anni e non c'è una guida turistica per chi tocca certe vette a quell'età». Non aveva l'età, come, milioni di anni luce fa, Gigliola Cinquetti: «La fama non è solo quello che sembra. È anche un ostacolo tra te e la pace con le persone che vuoi avere a fianco ed essere una persona famosa a un certo punto mi ha asciugato anche dell'amore per quello che ho sempre sognato di fare. Se non mi sono ritirato è solo perché ho trovato il modo di dire le cose che volevo dire in questo disco, di levarmi il peso che avevo dentro di me di essere a tutti costi soltanto il ragazzino spensierato di Giovane fuoriclasse e Tesla, mentre la mia vita cadeva a pezzi».

Incollati i pezzi insieme, affidata la produzione alla coppia formata dal napoletano Ava (Francesco Avallone, classe 96) e dal salernitano Mojobeatz, Capo Plaza si trasforma in un fumetto nella già citata rivista, persino in un videogame, alle cui spalle c'è Spotify, che si muove tra le piazze delle città più importanti per il ragazzo-fuoriclasse: «Partendo da New York, arrivando a Salerno fino a Milano. La musica mi ha fatto andare via dal quartiere, ma per tanto tempo ho rimpianto di non poter camminare per le strade essendo solo Luca D'Orso e non una delle persone più conosciute d'Italia».

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Esagera? Di sicuro, ma ha i numeri dalla sua parte e, oltre il governatore De Luca e Rocco Hunt è difficile immaginare altri salernitani più in vista di lui, ormai trasformato anche in una piccola industria. A carattere familiare: seguito a Milano dalla sorella Erika, dopo che agli esordi ci aveva pensato mamma Alfonsina («Mi ricordo che si chiudeva in camera e provava a fare rap. Io ero curiosa, volevo cercare di capire cosa facesse e origliavo alla porta. Non mi aspettavo davvero che lui potesse avere questa passione, perché è sempre stato molto timido di carattere ed essere artista implica riuscire a mettere da parte questa timidezza. Quando mi diceva che andava in giro a fare battle o contest rap, io gli chiedevo sempre se non avesse avuto vergogna ad esibirsi... Avevo un piano per Luca, e di certo non era questo. Ma lui ne aveva uno più grande».

Al pubblico l'ardua sentenza? In questi casi non c'è altro verdetto. Lui è pronto al giudizio: «Ho affrontato i demoni che non riuscivano a farmi scrivere, sono tornato dagli artisti che mi hanno cresciuto per trovare le forze di sconfiggerli. Ero un po' annoiato da tutta la nuova musica che usciva e per un attimo avevo perso di vista il motivo per cui avevo iniziato. Sono ritornato da Biggie, 50 Cent e Tupac Shakur». E Luca ha ritrovato Capo Plaza. O Capo Plaza ha ritrovato Luca.

Ps. Il singolo di lancio, «Allenamento #4» ha debuttato al numero 1 della hit parade.

Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 16:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA