Chris Obehi e Punk Tank: un live Afrobeat nella sua forma più cantautorale, tra storytelling e ritmo

Lunedì 16 Maggio 2022 di Serena Mancusi
Chris Obehi e Punk Tank: un live Afrobeat nella sua forma più cantautorale, tra storytelling e ritmo

La movida underground campana riserva sempre sorprese interessanti, soprattutto quando abbraccia realtà geograficamente e artisticamente lontane. L’interesso verso la musica e l’arte africana, sud americana e caraibica è poi abbastanza evidente nei palinsesti e nelle programmazioni artistiche e culturali di Napoli e dintorni: basti pensare, per esempio al concerto tenutosi il 17 aprile scorso a Paestum del gruppo leggenda del reggae e dello ska, ovvero The Skatalites; alla mostra di arte talismanica africana a Castel dell’Ovo dell’anno scorso (entrando brevemente nell’ambito degli eventi museali); ai dj set tenuti presso il Punk Tank a Piazza Dante da Fada K, fondatore del Kinky Sound, primo sound system napoletano (un impianto formato da più casse che può essere spostato per animare una serata musicale; i primi sound system vengono dalla Jamaica). Questo per citare giusto alcuni esempi.

Lo scorso mese, in data 8 aprile, si è svolto proprio presso il Punk Tank il trascinante concerto del giovane cantante nigeriano Chris Obehi. Il live si è svolto nella sala superiore del locale, dove già settimanalmente avvengono jam sessions, concerti, eventi letterari e molto altro. Durante il concerto, l’artista ha presentato diversi brani dal suo album di esordio “Obehi” (pubblicato nel 2020), insieme a cover reggae e al suo ultimo singolo, “Actions & Consequences”. Il concerto ha valorizzato profondamente l’artista, con luci fluo e una scena spoglia ma d’impatto, decorata da microfono, loop station e chitarra. Questo giovane ragazzo ha colpito tutti in sala, con una vocalità intensa ed espressiva, e brani a cavallo tra acustico e afrobeat; tra cantautorato ed effetti ritmici. Vi è stato anche un simpatico intervento alla batteria del proprietario del locale, Andrea Cannata, di fronte a un problema tecnico sull’esecuzione del nuovo singolo di Chris, improvvisando così un’esibizione che ha coinvolto tutti i presenti nella sala. La chiusura è stata affidata ad un tributo a Bob Marley, con una reinterpretazione di “Could You Be Loved?” e “No Woman No Cry”. Il talento di Chris come musicista completo e in continua evoluzione non è quindi sfuggito allo staff del locale di Piazza Dante, e non è da escludere la possibilità di rivederlo di nuovo all’azione in quella stessa sala.

La musica è da sempre parte della vita di Chris, e da sempre lo accompagna nei momenti più gioiosi quanto in quelli più drammatici. Nato da una famiglia di musicisti in Nigeria, ha raccontato di essersi avvicinato alla musica sin da piccolo (la madre è una cantante gospel; il padre, un musicista reggae; lo zio, infine, è pianista); in questa maniera ha avuto modo di imparare a suonare pianoforte e basso, nonché di vivere intensamente la vita ecclesiastica. Tuttavia le pressioni della guerra e della crisi nel suo paese hanno spinto a un certo punto il giovane a scegliere di fuggire, per cercare fortuna e sicurezza dai drammi del conflitto. Da qui la sua storia prende una piega decisamente tragica: arrivato in Libia, viene incarcerato, per poi fuggire di prigione dopo una settimana; poco dopo, riesce a salire su una barca diretta verso l’Europa, con ben 105 persone a bordo. In quei giorni di traversata disperata, Chris ha il modo di toccare con mano la durezza delle circostanze di chi emigra per la propria vita, rischiando comunque di perderla nel corso del viaggio. E nel corso di quel viaggio, oltre a prendersi cura di un bambino rimasto orfano, ha anche rischiato la morte per via del mare in tempesta.

La sua storia lo ha poi portato in Italia, prima a Lampedusa e poi a Messina, in un centro di accoglienza, dove grazie ad una pianola ha ripreso lentamente a suonare e poi a scrivere i propri brani, apprendendo nel tempo anche la chitarra (il tutto da autodidatta). Spostatosi a Palermo (dove risiede attualmente), viene ulteriormente esposto ad un altro pezzo di cultura italiana, ovvero il dialetto siciliano, che cerca di apprendere il più possibile. Da quel momento qualcosa cambia nella vita del giovane: dopo alcuni mesi a Vicenza, rientrato nel capoluogo siciliano comincia a farsi avanti tra jam sessions, sessioni in studio con realtà locali e busking. Spinto inoltre dalla sua educatrice, dagli amici e dai gruppi con cui ha suonato (tra cui il duo ska/raggamuffin La Famiglia Del Sud), si ritrova un giorno a reinterpretare “Cu Ti Lu Dissi”, brano della cantautrice Rosa Balestrieri. Contattato poi da una redazione locale, viene filmato per riproporre il brano in acustico; il video fa il giro dei social e da lì cominciano arrivare proposte di concerti in tutta Italia. Oltre a ciò, partecipa a Casa Sanremo, riceve il premio Pippo Montalbano e, infine, viene coinvolto in progetti di inclusione sociale per ragazzi con l’Unicef.

Le vicende vissute da Chris sono diventate fucina per la realizzazione del suo primo disco, “Obehi”, con brani cantati in italiano, esan (lingua nigeriana) e dialetto siciliano. Tra i brani che colpiscono maggiormente (e che sono stati più d’impatto nel concerto al Punk Tank) sono “Walaho” (dedicata alla madre), “Mama Africa (omaggio alle proprie radici) e “ Without You”. Rispetto al primo brano, Chris ha raccontato che il ritornello  "Aghimebibiode ehne" significa "Per favore non lasciarmi sbagliare strada, mamma". La canzone è quindi una richiesta di un figlio alla madre di essere guidato sempre nella giusta direzione. Tuttavia, Chris ha affermato che il brano cui è più legato è “Non Siamo Pesci” (premiato con la targa SIAE), il quale tratta della sua vicenda di rifugiato e che usa l’immagine del mare per evidenziare l’inutilità delle differenze di fronte alle tragedie della guerra. Inoltre, il titolo del disco riprende il cognome di Chris, attribuitogli dalla nonna, e che in lingua esan significa “mano d’angelo”. Il genere musicale principale di Chris, poi, è l'afrobeat, ovvero un genere di musica pop nato in Africa occidentale nella seconda metà degli anni sessanta e divenuto particolarmente popolare negli anni ottanta. Questa musica unisce elementi di musica tradizionale yoruba, jazz, funk e altri stili. Il maggior esponente dell'afrobeat è stato il polistrumentista nigeriano Fela Kuti, noto anche come attivista. Spiritualità, libertà e senso di condivisione fanno quindi parte tanto di questo stile di musica che dell'indentità artistica di Chris, il quale ha evidenziato la totale differenza tra l'afrobeat delle origini e i trend che sono attualmente più popolari in quest'ambito.

Parlando del contatto con il Punk Tank, Chris ha ringraziato la sua agenzia di booking (Django Concerti) per avergli permesso di conoscere e suonare nel locale napoletano. Ha infatti sottolineato l'importanza di alimentare i circoli di musica indipendente e invitato tutti gli artisti emergenti ad avere tanta disciplina, professionalità e perseveranza, soprattutto nel metter su una squadra che permetta di far conoscere e brillare a dovere le proprie opere musicali. Infine, tra le prossime iniziative del cantante sono previste l'uscita di un nuovo singolo e la realizzazione di un tour con la sua band (con la quale spera al più presto di riprendere le iniziative dal vivo interrotte dalla pandemia).

© RIPRODUZIONE RISERVATA