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Il rock formato archivio: cronache del dopo-Clash

Martedì 16 Agosto 2022 di Federico Vacalebre
Il rock formato archivio: cronache del dopo-Clash

A volte per capire come stai crescendo, eufemismo per non scrivere «come stai diventando vecchio», ti serve guardare all'anagrafe altrui. Serve una strada per il rock'n'roll, «The road to rock'n'roll», il singolo da poco uscito per lanciare «Joe Strummer 002: the Mescaleros years», antologia (4 cd) che raccoglie l'attività del leader dei Clash nel post-Clash, in uscita il 16 settembre per la Dark Horse. John Graham Mellor, per il mondo Joe Strummer, per molti semplicemente zio Joe, uno che ti ha cambiato la vita, l'ha marchiata a fuoco.

È lui - che il 21 agosto avrebbe compiuto 70 anni, scomparso il 22 dicembre 2002 per un infarto - a dirci quanto tempo è passato da quando i vagiti del punk misero in moto una rivoluzione, abortita certo basta pensare alla musica che passa il convento, eppure alla base di qualsiasi estetica contemporanea.
Se «Joe Strummer 001», nel 2018, aveva messo in ordine nelle rarità del periodo Clash - «the only band that matters» (l'unica band che conta), si ripetono gli iniziati - stavolta siamo nel dopo leggenda, quando la frittata è fatta e non si tornerà mai indietro. Zio Joe, zio Mick Jones, zio Paul Simonon e zio Topper Headon si lasciano malamente, all'apice della carriera, nel 1982, l'anno di «Combat rock», la migliore definizione possibile del loro cocktail di punk, rock, soul, reggae, rockabilly, folk, jazz, rap, funky e chi piùnehapiùnemetta declinato in salsa ribelle, antagonista, militante, stradaiola come il sound. Nel 1985 Strummer si strascina dietro Simonon in una formazione apocrifa. «Cut the crap» segna la fine: «Qualunque cosa sia un gruppo, è la miscela chimica di quelle quattro persone che fa funzionare un gruppo. Questa è una lezione che tutti dovrebbero imparare: non ci si può scherzare. Se funziona, lascia fare, fai tutto ciò che devi fare per portarla avanti, ma non scherzarci. Noi lo abbiamo imparato amaramente», spiegherà poi zio Joe, che, come tutti gli altri zii Clash, non ha mai pensato a una reunion, nonostante i milioni di sterline messi sul piatto.

Senza il gruppo Strummer si sente perso, ha perso tutto quello per cui ha lottato, tutto quello che ha costruito, zio Mick era stato l'alter ego con cui si era confrontato per scrivere album seminali come «The Clash» (1977), «White riot» (78), «London's calling» (79), «Sandinista» (80). Musicalmente afono, guarda al cinema, da attore («Diritti all'inferno» di Alex Cox nel 1987 e «Mystery train - Martedì notte a Memphis» di Jim Jarmusch del 1989) e compositore (la colonna sonora di «Walker», ancora di Cox, esce nel 1987, ed è il suo primo album solista). Un tour con i Pogues gli fa tornare il prurito alle mani, nel 1995 fonda i Mescaleros e sposa Lucinda Tait. «Rock art & the X-ray style» non è un capolavoro, ma è comunque una bella notizia.
Quando zio Joe muore, Lucinda prova a ripartire da quello che le ha lasciato, la musica. «I suoi archivi erano sparpagliati in casa, nello studio, persino nel fienile. C'erano diari nei sacchetti della spesa, nastri, registrazioni, schizzi, appunti», ricorda lei. Da accumulatore seriale, Strummer lascia tanto materiale su cui lavorare, da esplorare, da ascoltare con gusto, ci dice questa antologia.

Il processo di catalogazione inizia grazie all'amico Damien Hirst, continua con un altro artista, Robert Gordon McHarg III, poi passa nelle mani di David Zonshine, che ha già lavorato con gli eredi di George Harrison e in quei «sacchetti della spesa» trova le cose che ha messo nel boxset: accanto ai due album dei Mescaleros (il secondo, «Global a go-go» è del 2001) e al «best of» postumo «Streetcore» (con «Redemption song» di Marley) ecco un disco di lati B e rarità post-Clash. Ecco «Secret agent man» di Johnny Rivers che Strummer incise per un film con Vin Diesel, ecco versioni alternative di «Coma girl» e «Tony Adams», ecco il demo casalingo di «A road to rock'n'roll» («Se non credi nel bene e nel male, è bene che ti prepari a spiegarne il motivo al demonio»), ecco una «London is burning», che è dei Mescaleros, non quella, quasi omonima e mitica dei Clash.

«Joe Strummer 002» è roba per completisti e nipotini, ma potrebbe riaccendere le luci sul rocker-ribelle di strada che volle farsi Woody Guthrie e come lui scrisse sulla sua sei corde: «Questa chitarra uccide i fascisti». Negli archivi c'è materiale per un «Joe Strummer 003», soprattutto un rosario laico di classici del rock'n'roll: «Be-bop-a-lula» di Gene Vincent, «Rave on» di Buddy Holly, «Blue moon of Kentucky» di Bill Monroe ripresa da Elvis Presley. Aveva iniziato così, zio Joe, suonando nei pub con i 101'ers, quella era l'era pre-Clash. I nipotini iniziarono con lui: «I wanna a riot, a riot of my own». Il passato che non passa.

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