Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Claudio Baglioni al Teatro San Carlo di Napoli: festa di compleanno con il figlio Giovanni

Martedì 17 Maggio 2022 di Federico Vacalebre
Claudio Baglioni al Teatro San Carlo di Napoli: festa di compleanno con il figlio Giovanni

La propensione di Claudio Baglioni al kolossal non viene smentita nemmeno stavolta, poco importa che il tour «Dodici note» lo voglia solo sul palco, al pianoforte, ma anche al piano elettrico, ma anche al piano digitale (clavinova), e non solo per riempire il palco e i suoni, quanto per dare senso di quel suo continuo viaggio nel tempo che ha animato in modo diverso i suoi ultimi decenni on stage.

Kolossal è la durata, kolossal è il numero di canzoni messe in fila, nonostante la difficoltà a domare il pubblico napoletano, che nemmeno la grandiosità del San Carlo («il teatro più bello del mondo») può fermare nel giorno del settantunesimo compleanno del cantautore, che ha approfittato dell'occasione per annunciare un tour bis nei teatri di tradizione da ottobre, dopo la parentesi orchestrale estiva che lo porterà alle terme di Caracalla, al teatro greco di Siracusa e all'arena di Verona. 

Kolossal, d'altro canto, è la produzione messa in campo, le 320-330 canzoni scritte sinora, i milioni di dischi venduti, la capacità di restare in sintonia con il cuore meno cinico del Paese, quello ancora disposto al romanticismo, stregato nel 1972 da «Questo piccolo grande amore» a tal punto da aver continuato a pulsare allo stesso battito per cinquant'anni.

E kolossal, appunto, è l'affetto del «pubblico più caloroso del mondo», che non perde occasioni per fare gli auguri al suo beniamino. Dato alla cronaca quello che è della cronaca (i «tanti auguri a te», gli «ale oo», i «sei bellissimo» et similia si sprecano, nel palco reale Matteo Renzi siede accanto a Rossella Barattolo), un tour come questo non può che partire da «Solo», per immergersi poi tra le discese ardite e le risalite di un canzoniere melodicamente complesso, come ricordano «Io dal mare» (al piano elettrico, nella versione originale c'era la chitarra di Pino Daniele) e «Dieci dita» (al clavinova), tanto per limitarci a due esempi.

«Strada facendo», Claudio srotola il suo repertorio, liberato «dall'intronata routine del cantar leggero» (copyright, come sempre, di Pasquale Panella per Lucio Battisti) e quindi dagli arrangiamenti più o meno radiofonici, più o meno datati, cerca sulle tastiere flussi melodici espliciti e retaggi classicheggianti quanto progressive, rilanciati dal canto che rinuncia agli acuti impossibili di un tempo rilassandosi su registri più umani (si fa per dire). Non ha nulla più da dimostrare, può godersi «Tutto in un abbraccio», può rispolverare il Trilussa di «Ninna ninna de la guerra» senza aggiungere troppe parole, tanto quello che aveva da dire lo ha cantato: «Per quel popolo coglione risparmiato dal cannone». 

Video

Esibisce i suoi 71 anni, portati benissimo, chiacchiera, racconta, gigioneggia, con la consapevolezza di chi ha passato sul palcoscenico una bella fetta della sua vita ed ha intenzione di farlo ancora, a lungo: «Gli anni più belli» per lui sono quelli passati a cantare per il pubblico, a farlo cantare. Nazionalpopolare nel senso più autenticamente gramsciano del termine, insegue ancora un rinnovamento («Dodici note»: «Tu sei la mia canzone che nessuno sa»), forse impossibile visto il «peso» del suo canzoniere più unanimemente acclamato, ma comunque segno di curiosità, di vivacità, del non voler diventare il karaoke di se stesso, per quanto sia quasi inevitabile arrendersi al coro a bocca chiusa che accoglie certi brani («Quante volte», «Poster», «Avrai», «Mille giorni di te e di me», scelte per la serata in una scaletta cangiante ogni volta), forse il regalo più bello che uno chansonnier può portare a casa dopo decenni di primati.

Come in una storia, comune, condivisa, le parole fanno il ping pong dal palco alla platea, il cantautore le indirizza al «suo» pubblico, la platea le dedica al «suo» artista del cuore. Cosa vuoi che siano 71 anni, di cui 56 di canzoni (l'esordio dal vivo risale al 1966)? E cosa vuoi di più se come regalo di compleanno ti fai raggiungere sul palco del San Carlo da tuo figlio Giovanni? 

© RIPRODUZIONE RISERVATA