Detto Mariano è morto: paroliere di Mina, Celentano e Battisti, è stato stroncato dal Coronavirus

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Federico Vacalebre
Coronavirus, muore a Milano
Detto Mariano
Il coronavirus si è portato via anche Detto Mariano, 82 anni, compositore, arrangiatore, paroliere, pianista, produttore discografico, editore musicale. «Maestro» hanno reclamato fan e amici sui social, quasi a prevenire i coccodrilli destinati a raccontare le gesta del musicista, circoscritte nel campo della canzonetta.
Nato Mariano Detto a Monte Urano (Fermo) il 27/7/1937, ha lasciato il suo segno nell’universo canoro, imponendo un sound che ha caratterizzato la produzione di Celentano, Al Bano, i Camaleonti, Mina (che ieri compiva 80 anni) e Lucio Battisti, ma anche Mario Del Monaco: suo era l’arrangiamento di «Un amore così grande». E suoi sono gli arrangiamenti di «Insieme»; «Il ragazzo della via Gluck», «Yuppi du», «Svalutation»; «Balla Linda», «Acqua azzurra, acqua chiara», «Dieci ragazze», «Mi ritorni in mente», «Emozioni»... Quanti «maestri» di musica classica sono stati così presenti nelle nostre vite? Pochi davvero, Mariano Detto, anzi Detto Mariano, era un maestro, e ha reclamato, anche in tribunale (si pensi alla causa con il Molleggiato per «Prisencolinensinanciusol») il ruolo da compositore dei veri arrangiatori.
Nel 1960, durante il servizio militare nella caserma del 7º artiglieria di Torino, conosce la recluta Celentano, che gli chiede di fargli da tastierista, entrando nei Ribelli. Detto lo segue a Milano, entra nel Clan come pianista e arrangiatore, firmando subito un grande successo come «Sei rimasta sola» e lavorando poi per Ricky Gianco, la Ragazza del Clan, Gino Santercole. Dal ‘62 al ‘67 firma tutti gli arrangiamenti dell’etichetta. Dal ‘61 al ‘73 è strettissimo collaboratore di Don Backy, con cui firma successi come «L’immensità», «Canzone», «Casa bianca» (seconda al Sanremo ‘68 nelle versioni della Vanoni e della Sannia): nel 1990, il cantante gli intenterà causa, reclamando la paternità assoluta di quei brani, negata dalla Cassazione l‘11 marzo 2009. E ieri Aldo Caponi (così all’anagrafe il cantante) lo ha ricordato alla sua maniera: «Inutile dire che la notizia mi ha agghiacciato. Solo gli stupidi potranno pensare il contrario, in base alle nostre vicende tumultuose sulla paternità delle canzoni. Ciononostante non sarò ipocrita da non restare fermo sulle mie posizioni di sempre nei suoi confronti. Ormai, non ci sarà più tempo per convincerlo a restituirmi la parte che si è annessa di quei brani, senza averne titolo, e spero che il peso di quella storia e della terra gli sia comunque lieve».
Proprio Don Backy è responsabile della rottura con Celentano. Lasciato il Clan Detto firma quasi tutta la produzione su Numero Uno di Battisti, arrangia brani per Bobby Solo, Milva, Equipe 84 («Tutta mia la città»), ma anche Camaleonti («L’ora dell’amore», «Applausi»), Al Bano («Nel sole»), Renato Rascel («Sì, buonasera») e un giovanissimo Edoardo Bennato (il 45 giri «Marylou/La fine del mondo»). Nel ‘71 torna alla corte del Molleggiato e inizia a scrivere colonne sonore, da «Yuppi du» a «Ratataplan». Da non dimenticare l’attività di autore, arrangiatore, adattatore - insomma maestro - di sigle per cartoni animati: «Mazinga Z», «Temple e Tam Tam», «Judo Boy», «Gundam», «Astroganga», «Piccola Lulu», «Il grande sogno di Maya» e «Le avventure della dolce Katy».
 Ultimo aggiornamento: 28 Marzo, 17:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA