Maldestro si spoglia: «Il mio canto libero e poligamo»

Sabato 17 Ottobre 2020 di Federico Vacalebre
Maldestro 2020

Dove Bianconi esordisce da solista inseguendo canzoni-lieder, si libera del ritmo e si immerge in melodie austere, Maldestro con «Egosistema» fa esattamente il contrario, partendo però dalle stesse motivazioni: «Volevo raccontare la parte più profonda di me stesso, liberarmi di sovrastrutture e pippe mentali. Volevo dare più peso alle parole, ma usandole in modo che potessero arrivare a tutti, senza lo snobismo di chi si crede chissàchi», spiega il cantautore napoletano.

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In questo quarto album, Maldestro lascia cantare Antonio Prestieri?
«Se non canta, perché quella è la voce di Maldestro, di sicuro parla con la voce di Antonio sin dal primo singolo, Ma chi me lo fa fare. Mi sono nascosto per anni dietro il mio nome d'arte, ora basta con i giri di parole, voglio canzoni dirette, semplici, per tutti».

Democratiche?
«Anche: amo Gaber, ma se uno ascolta i neomelodici o i trapper ed è felice, va bene lo stesso, magari non aveva gli strumenti culturali per capire il Signor G., magari è vissuto con dei genitori che non potevano trasmettergli quegli strumenti culturali, ma ha trovato lo stesso le canzoni che lo fanno star bene».

In «Segnali di fumo» arriva così l'elogio delle «canzoni d'amore, canzoni che fanno persino scopare, canzoni alla radio che passano solo per viaggiare, canzoni che urli per non soffocare».
«Appunto: Canzoni molto superficiali prese di mira dai finti intellettuali come me».

E con l'autocritica siamo a posto. «Leggero», invece, è la storia di un amore.
«Tutto il disco, in qualche modo parla d'amore, del mio amore, della mia compagna: da quando è entrata nella mia vita è cambiato molto, abbiamo un rapporto basato sulla lealtà, non sulla monogamia: io credo nella poligamia».

Magari di questo parla anche «Un'altra bella scena (porno)».
«Quella è un'altra storia, è il richiamo animale al sesso, è la constatazione che si ragiona molto meglio dopo un orgasmo che prima. Così ti trovi a letto con una donna e ti chiedi: Che cosa ci faccio qui?».

Insomma, ti metti davvero a nudo, scabrosamente, come in copertina del disco, prodotto da Taketo Gohara, con le chitarre di Alessandro «Asso» Stefana.
«Volevo esserlo ancora di più, totalmente, ma ci siamo autocensurati per non farci censurare, soprattutto dai social».

I tatuaggi che si vedono nelle foto del booklet del cd sono reali?
«Certo, sono miei».

Vicino all'inguine spunta il sommo Cohen di «Hey, that's no way to say goodbye».
«È la canzone con cui mi sono innamorato di lui».

Forse il brano in cui sei più nudo è «Pezzi di me», in cui racconti quando, da bambino, scopristi di essere figlio del boss della camorra Tommaso Prestieri: «Hey ma' perché mi guardi co' sta faccia/ che devi dirmi, avanti, adesso parla. Tuo padre, figlio mio, non vive in Francia/ deve scontare la sua pena/ chiuso in una stanza».
«A 35 anni ho deciso di raccontarla io, Antonio, questa storia che in troppi hanno raccontato maldestramente parlando di Maldestro. A nemmeno 10 anni cosa puoi capire quanto ti rivelano chi sei davvero? E, poi, cresci, capisci, cerchi di capire, perdendo pezzi, chiedendoti chi sei, a chi appartieni, se assomiglio più a lei che era ed è la tua vita, o a lui che non conosci. Oggi sono maturo, o credo di esserlo, ma per anni ho fatto il duro e l'intellettuale, oddio non esageriamo, per trovare le distanze da un passato che non avevo, da un'eredità che non conoscevo».

Nell'album, tra citazioni di Sigur Ross, De André e Iggy Pop, spuntano la storia di «Anna se ne frega» e il contributo di Chinaski in «Egosistema».
«Anna, o almeno la ragazza a cui ho voluto dare questo nome, l'ho vista un giorno in stazione. Saliva sul treno nascosta sotto il cappuccio, appesa a una sigaretta, la musica che usciva dalle cuffiette come un salvagente. La conoscevo, anzi in lei mi riconoscevo. Sono tornato a casa ed ho scritto il brano. Chinaski è un grande, da tempo volevamo fare una cosa insieme, ha aggiunto parole e poesia al pezzo: Ci sono persone scritte al contrario/ puoi leggerle dentro/ allora ci devi entrare».

Come dire che ci porta dentro l'«Egosistema» di Maldestro.
«Certo, ma il mio benvenuto sono brani come "Il panico dell'ansia"».

«Come Kim Ki-Duk», invece, è l'arrivederci.
«Sì, mi piace il cinema del regista coreano, il suo stile. E mi piace nascondermi dietro di lui per fare una smargiassata come quella in cui prometto di fottermi la vita come Marilyn».

Canti anche: «Ho creduto di esser vivo quando ho imparato a scrivere/ ho capito che forse scrivo perché non so vivere».
«Dovevo mettermi a nudo, no?». 

Ultimo aggiornamento: 11:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA