Edoardo Bennato: «Nel paese di Pinocchio solo il rock dice la verità»

di Federico Vacalebre

A 72 anni compiuti, Edoardo Bennato continua a rockare e rollare come se niente fosse: il suo nuovo show, «Pinocchio & Co», promette favile stasera davanti al pubblico di casa, al Palapartenope: «Rock, archi, melodia, grinta, ironia, favole, attualità... Venghino, venghino signori, che c'è da divertirsi per quelli di tutti i sessi, di tutte le razze, dai 12 ai 99 anni, e chi non viene non sa che cosa si perde», invita con il solito tono beffardo il cantautore flegreo, che promette un viaggio nel suo canzoniere antico e recente, tra chitarre blues e quartetti d'archi, kazoo e immagini di un'America che a volte è sogno e altre volte incubo, proprio come la sua Napoli.

Il riferimento del titolo al suo «Burattino senza fili», l'anno scorso ripreso per celebrarne il quarantesimo compleanno, è anche una sfida a una drammatica attualità: «La nostra Italietta è più che mai collodiana», racconta Edo, «tra gatti, volpi e mangiafuoco di ogni tipo e colore, siamo nella terra dove le bugie hanno le gambe lunghe e alla verità le gambe vengono tagliate ancor prima che qualcuno si azzardi a dirla».

Il suo ultimo album in studio, «Pronti a salpare», del 2015, metteva al centro la questione dei migranti, «senza buonismi pelosi nè intolleranze e razzismi, per me inconcepibili», ricorda lui, che oggi si ritrova iscritto dal vicepremier leghista Matteo Salvini nella lista dei suoi «amici», di quelli a cui chiede consiglio quando si parla di Napoli o del Sud. Ma, come sempre, Bennato non ha voglia di affrontare discorsi di appartenenza politica: «È da quando ho iniziato a suonare armato soltanto di chitarra e tamburello che non ho voglia di essere inquadrato nella guerra tra guelfi e ghibellini della politica italiana, figurarsi oggi che sinistra e destra sono parole svuotate di senso. Il problema è che in Italia nessuno sa dove sbattere la testa dai tempi di quei quattro sconsiderati, lo dico con ironia, di Vittorio Emanuele, Garibaldi, Mazzini e Cavour: hanno fatto l'Italia senza fare gli italiani, ci hanno lasciato senza aver risolto niente, ma con un sacco di strade, piazze e monumenti a loro intitolati. Da allora, chiunque abbia avuto il potere in mano, da Mussolini a quelli di adesso, passando per Andreotti, Craxi, Berlusconi, De Mita, Renzi, ha sbattuto la testa contro il muro». Che cosa fare allora? Che consigli per il suo «amico» Salvini? O per il suo «amico» Grillo. O, meglio ancora, per il bene degli italiani?
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Martedì 20 Novembre 2018, 11:30
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