Emiliano Pepe e D'Argen D'Amico: arriva l'«Ondagranda»

Emiliano Pepe e Dargen D'Amico
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di Federico Vacalebre

Dargen D’Amico, cantaurapper, all’anagrafe Jacopo D’Amico, classe 1980, da Milano, e Emiliano Pepe, da Napoli, cantante, classe 1976, avevano già fatto musica insieme nell’ultimo decennio, prima episodicamente, in questo o quel disco, poi sotto il nome d’arte di «Ondagranda», che ora è il titolo del loro (primo?) album a quattro mani, un lavoro curioso, urban per dire che è difficile da definire, visto che è insieme suonato ma elettronico, rap ma cantautorale, pop ma trap, serio ma molto poco serio, intimista ma scapocchione, molto scapocchione.

Perché un intero album insieme? E perché proprio ora, o solo ora, ragazzi?
Dargen D’Amico: «Perché è successo, perché siamo anche amici e, parlando tanto di musica, ci è venuta voglia di farla. Emiliano era l’artista al centro di tutto, entrava in studio e io gli venivo dietro come tecnico di sala, poi mettevo le mie strofe e producevo il tutto. Ecco, lui mi ha fatto tornare la voglia di fare anche il produttore, che avevo perso».
Emiliano Pepe: «Il lavoro di Jacopo è stato favoloso, suona alla grande. Comunque il disco è nato perché l’ho chiesto io a lui, che non vedeva l’ora che glielo chiedessi per dirgli di sì».

Difficile davvero definire il sound.
E.P.: «Ma bisogna farlo, i generi musicali oggi servono per i motori di ricerca».
D.D’A.: «Siamo all’incrocio urban tra l’hip hop e certa musica italiana, ma, soprattutto, facciamo musica libera, prima per noi, e poi per gli altri, convinti che solo se ci siamo divertiti nel crearla potranno poi divertirsi gli altri nell’ascoltarla».

Dove? Alle radio? Trasmettono «Dormi?» ma non certo in heavy rotation. Dal vivo? In rete?
D.D’A.: «Ad eventuali concerti dobbiamo ancora pensarci, per ora, messo il lavoro sulla mia etichetta, la Giada Mesi, facciamo un po’ di promozione e vediamo come va, prima non volevamo nemmeno esporci, contenti di quello che avevamo partorito e convinti che bastasse metterlo sul web senza nemmeno fermarsi per vedere di nascosto l’effetto che faceva».

Tra «Perché non sali un attimo?» e «Sposami (scusami)» spunta il napoletano di «Fotoshop». E poi il momento Squallor di «Lo preferisco vaginale».
E.P.: «Il primo pezzo è nato mentre cercavo di far capire a Jacopo quel capolavoro che è “La Gatta Cenerentola”, il secondo è spuntato quasi per caso, non so nemmeno se ha l’ironia degli immensi Squallor, ma è certo che li adoro, come Tony Tammaro e Federico Salvatore».

Beh, a questo punto, Emiliano, scatta la domanda su Liberato: tra i tanti sospettati di essere il rapper misterioso ci sei pure tu. È vero?
E.P. «No, lo giuro».
D.D’.A.: «Lo posso garantire anche io, glielo ho chiesto in un momento in cui doveva per forza dirmi la verità».
E.P.: «Figa, però, l’idea del negozio brandizzato che Liberato ha aperto a Milano e Napoli: ci avevo pensato anche io».

Ad aprire un temporary store di Liberato? Ma allora...
«No, io volevo aprire un pop up store di Emiliano Pepe, ora potremmo farlo in stile “Ondagranda”».

A proposito: il titolo fa pensare al surf.
«E non fa pensare male: la musica deve imparare a seguire l’onda, prevederla, crearla».

Prossima wave/onda musicale?
D.D’A. e E.P.: «Dopo tanta trap ed elettronica, sarà musica vera, suonata. E speriamo che sia un’ondagranda».
Sabato 8 Giugno 2019, 20:29 - Ultimo aggiornamento: 08-06-2019 20:37
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