Riecco Emma Marrone: «Sono dieci anni che mi dicono gay, l'omofobia uccide»

di Federico Vacalebre

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Le canzoni nuove, in fondo, confermano quello che già sapevamo di lei, dalla grinta innegabile alla ricerca difficile un repertorio all'altezza di quella grinta, di quella voce graffiante, di quella schiettezza sensualmente grezza che spesso muore nell'effimera cornice glamour del pop degli anni liquidi. Spigoli, debolezze, confessioni, fragilità e tostaggini di una chanteuse che sembra pagare più del dovuto il successo conquistato arrivano, piuttosto, dalle pagine del magazine accluso all'inevitabile repackaging del suo ultimo disco, «Essere qui», sperando di incrementarne le vendite finora poco lusinghiere: in questa «BooM edition» in uscita venerdì Emma Marrone si racconta e si mostra anche: in lacrime, sognante e delusa, in mutandine che lasciano vedere la cicatrice di una vecchia operazione.

I quattro inediti, dal singolo di lancio «Mondiale» all'«Inutile canzone» scritta per l'occasione, confermano il suo background e la sua incertezza stilistica, il bisogno di liberarsi da certe pastoie stilistiche, magari per raccontare «quelle storie che ho messo nella rivista che è la cosa speciale di questo disco. Storie mie, ma nelle quali possono riconoscersi tutti: quelli che hanno passione per la musica, quelli che si sono dovuti trasferire, quelli che sanno coniugare libertà e rispetto». Storie di musica, che la trentaquattrenne tosco-salentina vorrebbe continuare a pubblicare, «dando spazio a storie di altri, a suoni di altri, sempre in formato cartaceo, non so con quale cadenza di pubblicazione, non ho obblighi».
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Martedì 13 Novembre 2018, 10:30
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