Eugenio Bennato cantaNapoli: «Taranta Power dal Plebiscito»

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di Federico Vacalebre

«Vent'anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più», suggeriva il principe De Gregori, ma i venti anni passati stavolta non sono scappati. E figliano ancora, e abballanno ancora, e fanno abballare ancora, e tammurriare e innamorare e lottare ancora. «Nineteen ninety-eight/ taranta power is up to date»: iniziò così, nell'anno 1998 posto per incipit, con l'inglese che diventava francese e poi italiano, per (con)fondere lingue e culture, la terza, ma forse era già la quarta (dopo Nccp, Musica Nova e l'avventura solista) giovinezza di Eugenio Bennato, pronto a celebrare l'anniversario sabato sera, in piazza del Plebiscito.

«Musica popolare, identità e rivoluzione», dice lo slogan coniato dall'assessore Nino Daniele che lancia l'evento a Palazzo San Giacomo con il sindaco de Magistris, senza nascondere che si tratta delle prove tecniche per rispondere alla Notte della taranta di Melpignano, ma in complicità con la fondazione che la organizza, partendo da un evento in vista di Matera capitale della cultura europea. «Iniziammo a Lecce, c'erano tanti anziani maestri che non ci sono più», ricorda il folkautore, parlando dei Cantori di Carpino, di Antonio Infantino, di Matteo Salvatore: «Noi potevamo mirare al pubblico dei centri sociali e del disagio giovanile perché avevamo alle spalle loro, ora che non ci sono più, rendiamo onore alla loro arte e continuiamo a ballare meridionale comme na taranta ca te pizzica lu core. Abbiamo iniziato prima che fosse di moda, ora evitiamo le mode e badiamo al risveglio di un'Italia diversa, che va in direzione ostinata e contraria, che sa che la modernità passa per le tradizioni, per le radici di un popolo, anzi di tutti i popoli. Non andiamo in tv ma riempiamo le piazze con strumenti popolari ma anche elettrici ed elettronici».
 
 

Con una street parade apripista nel pomeriggio, il concertone vedrà sul palco tanti complici dell'ultimo ventennio bennatiano: i Solisti di Montemarano, i Bottari di Macerata Campania, i calabresi Phaleg, i salentini Officina Zoe, i poeti della tammora Marcello Colasurdo e Alfio Antico, il militant sax di Daniele Sepe, Mimmo Epifani con il suo omaggio al fondatore dei Tarantolati di Tricarico. E i suoni contaminati del Tesoro di San Gennaro (cantaNapoli elettronica con Salvio Vassallo), dei Rione Junno (Gargano) e di Mujura (Calabria), e, ancora, Zena Chabane, Carmine Donnola dalla Basilicata, Le Voci del Sud, Mohammed El Alaloui. Insieme a un poker di primedonne: Arisa, che dopo «Vasame» ci sta prendendo gusto con il napoletano e si misurerà nientepopòdimeno che con «Canzone per Juzzella» e «Tammurriata nera»; Dolcenera, che dovrebbe essere la voce proprio di «Taranta power»; Pietra Montecorvino («Sud», «Brigante se more» e «Quanno mammeta t'ha fatto» in stile «Passione tour»); la pantera nera del Maghreb newpolitano M'Barka Ben Taleb (l'inedito «Kifeya» e «Che Mediterraneo sia»).

I centomila euro di un Poc regionale a disposizione saranno usati al 75 per cento per il palco e la sicurezza della zona: «Gli artisti vengono per un rimborso spese».
Mercoledì 28 Novembre 2018, 14:00
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