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Eurovision 2022, l'Europa canta per l'Ucraina: ieri al PalaOlimpico di Torino la prima semifinale

Il «rock never dies» lanciato dai Maneskin l'anno scorso dal palco ha risuonato in molte esibizioni

Mercoledì 11 Maggio 2022 di Ilaria Ravarino
Eurovision 2022, l'Europa canta per l'Ucraina

Escono al tramonto, in una fila colorata e composta davanti al Palaolimpico, e finalmente anche la sobria Torino, col sopracciglio alzato, si accorge di loro. Mascherati, truccati, esagerati e avvolti nelle bandiere (quella ucraina la più trasversale, la indossa anche un gruppo di texani in trasferta), i fan dell'Eurovision ieri hanno riempito lo stadio per la prima delle due semifinali, condotta da Alessandro Cattelan, Laura Pausini e Mika e commentata, su Rai 1, da Cristiano Malgioglio e Gabriele Corsi. Una serata preceduta dalle polemiche, con la denuncia di molestie avanzata da un gruppo di volontarie nei confronti di alcuni ballerini e di un cantante di una delegazione nord europea: le ragazze hanno parlato di palpeggiamenti al sedere e numerosi tentativi di essere baciate durante un party ufficiale, ma le accuse sono state smentite dal Comune di Torino.

BAROCCO
Ad aprire la serata ieri è stata una coreografia barocca, tra fuoco, fiamme, e un fugace omaggio a Luciano Pavarotti: la sobrietà del resto non è mai stata la cifra della manifestazione, che ieri ha schierato in partenza mentre altrove i palinsesti languivano tra la fine di Un posto al sole e la sigla di Striscia la notizia - la carica erotica dell'albanese Ronela Hajati con Sekret e il suo peccaminoso corpo (di ballo). E se la censura, la stessa toccata ai Maneskin l'anno scorso per Zitti e buoni, ha impedito ai lettoni Citi Zeni di nominare la parola pussy nella loro Eat your salad, nessun taglio è stato imposto ai più attesi della serata (passati a pieni voti in finale), gli ucraini Kalush Orchestra, accolti dall'ovazione del pubblico che ha partecipato, in piedi, al ritornello della loro Stefania. Per loro una scenografia semplice grandi occhi proiettati sul palco, gigantesche mani tese ad abbracciare i cantanti, luci calde sulle proiezioni in bianco e nero con costumi tradizionali da e un testo dedicato alla madre del cantante «e a tutte le mamme ucraine». Parole meno innocue di quanto si pensi, come ha ricordato Gabriele Corsi in diretta: «Troveremo la via di casa recita un passaggio della canzone - anche se tutte le strade sono distrutte».

METAL BULGARO
Il «rock never dies» lanciato dai Maneskin l'anno scorso dal palco ha risuonato nel metal rock bulgaro di Intention degli Intelligent Music Project, nel rock femminista delle danesi Reddi e nel folk rock dei moldavi Zdob i Zdub & Fraii Advahov, con un incredibile ibrido tra i Clash e le peggiori balere di Chisinau che, contro ogni aspettativa, non solo è passato in finale ma ha fatto ballare, più di ogni altro brano, il pubblico del Palaolimpico.

IL FORMAT
Nuovissimo, quasi avanguardista per la tv italiana, il format della serata: presentazioni rapide e fedeli al copione, annullato il protagonismo dei tre presentatori, brevi siparietti identici per tutti (le cartoline d'Italia riprese con un drone) e ritmo serrato, una canzone dopo l'altra senza strappi alla regola. Chiusura in linea con l'apertura, nel segno della surrealtà, con la Norvegia dei Subwoolfer e la loro Give That Wolf a Banana già canzone simbolo della manifestazione, con il balletto virale sul web e le banane di plastica oggetto cult (il massimo è indossarle come cappelli). In attesa del verdetto di televoto e giurie, che ha portato in finale Ucraina («Grazie a chi ci ha votati. Siamo qui per dimostrare che la musica e la cultura ucraina esistono ancora»), Norvegia, Moldavia, Olanda, Grecia, Svizzera, Armenia, Lituania, Portogallo e Islanda, a emozionare sono state l'esibizione-ammucchiata di Diodato con la sua Fai rumore  e il saluto a Raffaella Carrà (standing ovation), mentre Dardust, con un medley di disco music italiana, manteneva sveglio a pochi minuti dall'inizio di Porta a Porta - il pubblico a casa.

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 13:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA