Cent'anni di cantaNapoli
in due almanacchi

Lunedì 12 Aprile 2021 di Federico Vacalebre
'O sole mio

Antonio Sciotti è tra quegli ultimi ostinati che continuano a studiare sul campo - che in questo caso significa negli archivi - la canzone napoletana che fu. Partenopeo doc, classe 1967, figlio d'arte (papà Alberto è stato paroliere e commediografo, nonché direttore artistico della Phonotype), dopo aver scritto di Gilda Mignonette, Ada Bruges e del Festival di Napoli, evita - per ora? - l'idea di scrivere una storia della canzone verace, o, meglio, lo fa con un doppio Almanacco della canzone napoletana (Arturo Bascetta editore). Cent'anni in due volumi: il primo (499 pagine, euro 60) va dal 1880 al 1922, il secondo (489 pagine, euro 60) dal 1923 al 1980.
Come in un vero almanacco, Sciotti procede in senso cronologico, dando vita a dei veri «annales» della melodia perduta. L'avvio della narrazione parte con la Piedigrotta del 1880 e segna il periodo dell'industrializzazione, dello sviluppo editoriale, della diffusione nazionale ed internazionale che porterà alla cosiddetta era d'oro. In un processo di rinnovamento che trova, puntualmente, schierati contro conservatori poi pronti a rimangiarsi tutto, seguiranno la fase della «commercializzazione» (dal 1950), con il tramonto delle Piedigrotte e delle Audizioni in favore dei festival, quindi quella del neapolitan power (da metà anni Settanta). Ultimo periodo narrato, sia pur di corsa e sconfinando rispetto alle date scelte, sono gli anni Novanta, definiti come la stagione della Vesuwave e dei neomelodici, solo che la prima corrente appartiene nettamente al decennio precedente e non trova i suoi aedi negli Almamegretta e nei 99 Posse i suoi aedi, ma nei Bisca e nei Walhalla.
Trovato il pelo nell'uovo, ci si può godere il racconto di Sciotti che non cerca solleciti nello stile di scrittura, ma nel contenuto, come dimostra nello spazio e l'accuratezza dedicata ai primi interpreti di capolavori celeberrimi come «Era de maggio» (la genovese Regina Nicrosini, nel 1891 all'inaugurazione del Salone Margherita), «Tu ca nun chiagne» (Giuseppe Godono),«Torna a Surriento» (Mario Massa), «Reginella» (Mario Massa di nuovo), «'O sole mio» (Nina Santelia), «Santa Lucia luntana» (Gina De Chamery), «'O marenariello» (il tenore Gennaro Olandese, e non Emilia Persico, come spesso si è scritto), «Torna maggio» (Costantino Bordiga), «Maria Mari'» (Diego Giannini)...
Un'opera kolossal, insieme di lettura e di studio, anche se si può non prendere per oro colato quanto scrivevano i giornali dell'epoca spesso - in fondo succede anche adesso - non depositari dell'esattezza della notizia, e, tantomeno della verità, quando non di parte, vicini a un autore, a un editore, a una kermesse... Così, tra drammi e commedie, romanticismo e prostituzione (letterale e canora), si possono rivangare episodi laterali, curiosi, dimenticati e in alcuni casi anche sorprendenti come: l'inaugurazione, il 3 giugno 1893, del Circo delle Varietà nel palazzo del Chiatamone poi a lungo sede de «Il Mattino»: 18 lire di biglietto per i posti destinati agli aristocratici e i ricconi, una lira l'accesso proletario per godere - duemila i posti disponibili - di uno show che alternava cantanti a soubrette, velocipedisti comici (?) a trasformisti e «diavoli rossi del Nord»; la segnalazione, alla Piedigrotta Cottrau del 1894 della prima donna autrice, la dimenticata Elvira Galdi; lo svolgimento alla Sala Maddaloni nel 1920 della Piedigrotta Curatoli per sole autrici (in dialetto napoletano, sardo e in lingua); i De Filippo cantanti: Titina alla Piedigrotta E. A. Mario del 1928, l'anno successivo alla Piedigrotta La Canzonetta parteciparono da attori Peppino ed Eduardo, che nello stesso 1929 in una serata di gala in suo onore al teatro Bellini si esibì al termine in un miniconcerto intonando «Indifferentemente» (Pisano-Cioffi), «Il tango della miseria» (Fragna-Valente), «È bella» (Pisano-Lama) per vincere poi nel 1947 la prima edizione del Festival di Piedigrotta con «I faccio o scemo e core»; il momentaneo ritorno sulle scene nel 1962 dell'americano di Napoli con le quattro puntate Rai di «Carosone racconta - Piccola storia musicale»...
E... la storia continua, verranno altri almanacchi, altri annali: cantaNapoli resiste e si rinnova, trap, postmelo' o urban che sia. E Sciotti, e pochi altri ostinati e coraggiosi, continueranno a raccontarcela con attenzione alle fonti, alle date, alle storie.
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