Vinicio Capossela, una canzone ​in memoria di Tiziana Cantone

di Federico Vacalebre

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Dopo «Le canzoni della cupa», Vinicio Capossela ha cercato di nuovo riparo e ispirazione a Calitri, nell'Irpiniashire di papà Vito: «Nei mesi passati in quella casa nel paese in abbandono mi sono sentito come un ammutinato che cerca riparo nella bellezza In quel luogo dimenticato, cercavo rifugio da un'epoca pestilenziale, proprio come accadeva ai tempi del Boccaccio», ha raccontato il cantautore a «Vanity Fair» anticipando uno dei temi centrali del suo nuovo album, «Ballate per uomini e bestie», in uscita venerdì prossimo, a risvegliare le acque stagnanti della canzone d'autore italiana, costretta a volare basso dall'onda lunga indie pop.
Fedele al proprio ruolo di cantore scomodo, nel disco Capossela snocciola le sue cronache del medioevo prossimo venturo, e, dopo la Buona Novella impossibile da realizzare del primo singolo «Povero Cristo», azzarda l'affondo feroce di «La peste», scritta, spiegano le note del disco, «in memoria di Tiziana Cantone, immolata sulla colonna infame dell'ultima pestilenza», quella che «corre nella rete, è sangue è orgia è fornicazione individualista e collettiva», specificano i versi.
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Sabato 11 Maggio 2019, 08:59
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