Avitabile: «Nella piazza di Pino canterò Marley per lui»

Domenica 29 Settembre 2019 di Federico Vacalebre
In piazza del Plebiscito Enzo Avitabile è di casa: dal Capodanno del 2008, in cui si divertì a far musica anche con Khaled e Goran Bregovic, al Capodanno 2015. «E, proprio come in quell'occasione, quando si viene nella piazza di Pino, si canta per Pino, si sente la responsabilità di suonare seguendo la direzione che lui ha tracciato», racconta il sassofonista, protagonista stasera, alle 21.30, dell'ultimo dei tre concerti gratuiti organizzati in occasione delle Giornate nazionali dei servizi pubblici organizzate dalla Cgil.

L'anniversario dello storico concerto di Daniele in piazza del Plebiscito, il 19 settembre 1981, è passato da poco.
«Sono passati 38 anni e quel palco è leggenda, quel suono è attualissimo, quei musicisti sono stelle, sui palchi, come Tony Esposito che sarà ospite stasera del mio live, o altrove, come Pino Daniele, come Rino Zurzolo. Ma quando vieni in questa piazza, soprattutto da quando Pinotto non c'è più, non è questione di anniversari, ma di un rito familiare, intimo, per quanto collettivo».

Come celebrare il Lazzaro Felice?
«Mi è venuto in mente un altro suo concerto storico, era il 27 giugno 1980, uno anno prima della storica esibizione napoletana con il supergruppo, quando il Nero a Metà salì sul palco prima di Bob Marley a San Siro. Per molti di noi quello rimane il concerto più bello mai visto, anzi semplicemente il concerto. Pino & Nino, Napoli e la Giamaica, il mondo dei senza voce che ritrovava la voce e lasciava centomila sognatori senza voce, persa a cantare con loro... Ecco, pensando a Pino, a Bob, a tutte le stelle della musica che ormai brillano lontane ma ci illuminano il cammino, ho inserito in scaletta No woman no cry. E anche De André con La guerra di Piero».

 

Formazione allargata, e non solo per la presenza dei tamburi dell'uomo di «Processione sul mare».
«Ci saranno i Bottari di Portico, la Scalzabanda, il mio repertorio antico e più recente, la melodia e il ritmo, la preghiera e la bestemmia, la rabbia e l'amore, la nascita e la morte, la tradizione e i ritmi venuti dal altri mondi...».

Uno show antologico, quasi che fosse tempo di bilanci, Enzo.
«Se vuol dire vivere guardando indietro, no, se vuol dire che il futuro ha radici grandi e forti, allora sì. Che dire? Hop 64 anni, sono riuscito a fare il mestiere che volevo, ad avere un pubblico di più generazioni che mi viene incontro ogni sera e mi manda a casa felice ogni notte».

Un successo che non è nemmeno legato a una sola canzone, a un solo disco.
«Certo, direi che più che questo hit o quel brano che ha funzionato di più conta per me l'aver definito un mio suono, sia pur sempre in evoluzione. Ma ci sono pezzi che sono caposaldi, pietre angolari se non miliari: Soul express, Mane e mane, Don Salvatore, Tutte eguale song''e criature».

Davvero sono tutti uguali i bambini e i ragazzi? Anche Greta e il suo esercito della speranza?
«Sono tutti uguali, Greta però ha svegliato il nostro tempo e la sua generazione, forse riuscirà a imporre al mondo un'agenda ecologista prima del collasso planetario».
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