Audio 2, canzoni a «432 hz»

Giovedì 9 Maggio 2019 di Federico Vacalebre
Audio 2, 2019

Mina li chiamò 45 giorni dopo aver ricevuto un loro demotape, su cassetta, che conteneva «Neve», primo dei ben 13 brani del duo napoletano incisi in carriera. Lucio Battisti, hanno riferito fonti a lui vicine, sembra che dopo aver ascoltato il loro secondo disco, abbia commentato una cosa del tipo «ogni genio ha il suo primo allievo». Ora a 27 anni dall'esordio con l'album che portava il nome che Giovanni Donzelli e Vincenzo Leomporro si erano dati, «Audio 2», arriva «432 hz», su etichetta Clodio music, undici brani nuovi e quattro hit riarrangiati (da «Sono le venti» a «Acqua e sale»), per fare il punto su una carriera atipica, esplosa in partenza, grazie al binomio Mina-Battisti: «Lei ci diede fiducia quando credevamo di non poter più vivere di musica, il nostro sodalizio inizia da ragazzi, oramai eravamo trent'enni, io avevo un figlio e facevo l'impiegato», racconta Donzelli. «Eravamo degli sconosciuti, ma le piacevano i nostri pezzi, senza calcoli di mercato. E credeva così tanto in noi che suo figlio Massimiliano Pani ci diede la chance del disco».
Un lp che non aveva la foto degli Audio 2 in copertina e che nel sound e nel timbro vocale faceva pensare a Battisti: «Cominciò tutto così e fu un'affermazione clamorosa, avevano paura che se ci fossimo mostrati sarebbe finito tutto, invece anche il secondo album centrò le classifiche. Poi... poi, si sa, è più facile arrivare al successo che mantenerlo. Noi abbiamo provato a farlo alla nostra maniera, con un pop aggiornato ai tempi che stanno cambiando, ma fedeli al nostro stile».
Un pop che, fin dal titolo, cerca un'altra frequenza: «Quegli 8 hertz in meno a cui facciamo allusione nel titolo ci permettono di essere in sintonia sonora con il pianeta, con i suoni naturali. E naturali sono le canzoni che facciamo, fieri della nostra provenienza, di essere figli di Napoli, patria delle più grandi canzoni. I 432 hz erano quelli di Verdi, di Mozart, poi... Poi sui campi di battaglia gli ottoni iniziarono a suonare le marce a 440, drogando il suono come incitamento all'azione. Sembra che Goebbels, addirittura Hitler in persona, abbiano scelto l'intonazione più guerrafondaia, che però fu adottata dal mondo intero negli anni Cinquanta. Noi... siamo pacifisti, e nostalgici dei Pink Floyd: The dark side of the moon scelse un'accordatura calante evitando la tradizione dei 440 hz».
Tutto questo nell'album lo avvertiranno solo le orecchie più preparate: «Un'onda nel bicchiere», il singolo «Amici per amore» con Spagna o «Mediterraneo» con Tony Esposito confermano il marchio di fabbrica Donzelli-Leomporro, pagando pegno proprio su quel fronte del pop oggi rivoluzionato dalle sonorità rap & trap dilaganti: «Siamo partiti bene, all'ombra di nostra signora della canzone Mina e del nostro caro angelo Battisti, poi Celentano ha inciso tre nostri pezzi... Abbiamo messo a frutto anni di gavetta e, raggiunta la fama, non abbiamo mai pensato di aver acchiappato il posto sicuro, di essere entrati in banca o di essere stati assunti al comune», conclude Donzelli: «Queste sono le nostre canzoni, 27 anni dopo».
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