Cetra una volta: la canzone
è leggerezza in profondità

Mercoledì 13 Gennaio 2021 di Federico Vacalebre
Quartetto Cetra

Sarà lecito per un volta sottrarsi alla, pur necessaria oltre che inevitabile, dittatura della contemporaneità per occuparsi di una scheggia di passato che, per fortuna, non passa? Non saranno rap, nè trap, né indie, ma le 228 canzoni contenute nei 10 cd di «Il Quartetto Cetra e Lucia Mannucci» che hanno mantenuto la loro straordinaria essenza, concentrato di leggerezza profonda: nessun ossimoro, perché all'epidermide dovrebbe corrispondere sempre un cuore, un cervello, un sesso, un'anima, uno stomaco.... Certo nella canzone italiana, almeno in quella estenuata e veteromantica d'un tempo, non sempre fu così e, quindi, ben venga allora doppiamente questo cofanetto sugli anni Cetra dei Cetra, gioco di parole per dire che Carlo Savona, figlio di Virgilio Savona (21/12/1919 - 27/8/2009) e Lucia Mannucci (18/5/1920 - 7/3/2012), ha messo insieme, dividendoli per temi e spesso recuperandoli dal vinile per l'assenza dei master, materiali incisi per l'allora etichetta discografica di Stato tra il 1941 e il 1958, lasciando fuori quanto fatto fino agli anni 80 per la Ricordi, la Polydor, la RiFi, la Cbs, la Ariston... Dagli archivi di Virgilio A. Savona, che conservava tutte le partiture, comprese quelle non destinate ai dischi, si arriva a circa 900 brani.
In questi 10 cd ci sono le fiabe ritmiche iniziate nel 1948 con una celeberrima versione di «Nella vecchia fattoria», le canzoni in scena (ovvero di rivista, firmate Kramer e Garinei-Giovannini), le parodie sanremesi («Musetto») e non, il repertorio più cantautorale, ma anche gli esordi da solista della Mannucci e quelli del quartetto nella prima formazione, tutta maschile, con quell'Enrico De Angelis poi da lei sostituito al fianco di Virgilio A. Savona, suo futuro marito, Felice Chiusano (28/3/1922 3/2/1990) e Giovanni «Tata» Giacobetti (24/6/1922 - 2/12/1988).
Le armonie vocali praticamente perfette, l'ironia garbata sottesa alla gran parte delle operazioni, il gusto dell'intrattenimento fedele alla tradizione nostrana dell'avanspettacolo e della rivista, ma aperto anche alle lezioni americane e inglesi, al senso dello swing... Una rara operazione di riforma canora in un panorama appesantito da overdosi di melodia e retorica. Le canzoni dei Cetra, spesso destinate alla scena, teatrale o televisiva, erano di per sé delle messe in scena, perché le quattro voci si muovevano come quattro personaggi (complementari) di uno spettacolo tanto semplice e pulito quanto «capace di parlare del loro tempo, di una profondità critica, di regalare un divertimento che non era mai sinonimo di futilità», ragiona Carlo Savona, «figlio della lezione della rivista, ma capace di adattarsi alle leggi della radio prima e della tv poi».
I Cetra hanno attraversato cinque decadi tenendo insieme senso ludico e - non senza pagare un prezzo in termini di popolarità - impegno civile («da ragazzo del 68 portai a casa i grandi temi del movimento studentesco», ricorda ancora Carlo), che non possono essere riassunti nei soli grandi successi «In un palco della Scala», «Radames», «Un disco dei Platters», «Dimmi un po' Sinatra», «Vecchia America», «Il pericolo numero uno», «Un bacio a mezzanotte»... Come dice in parte questo cofanetto (ma al curatore piacerebbe continuare l'opera) il QC incise il primo boogie woogie italiano, importò il rock'n'roll e le colonne sonore dei cartoon Disney (Walt Disney si congratulò via lettera per la loro versione di «Dumbo»), si schierò a sinistra («Angela» era dedicata alla Davis del Black Power, Savona è stato uno degli storici della canzone popolare e militante italiana, spesso lavorando con Michele Straniero). Risposta nostrana ai Mills Brothers e ai «barber shop quartet», nel Belpaese democristiano che va dal dopoguerra agli anni 70, il QC unì tradizione e modernità, belcanto all'italiana e voglia di fare gli americani.
Roba inattuale? Inattuale, se inattuali sono Cole Porter e George Gershwin, Renato Carosone e Fred Buscaglione. O altrimenti perle vintage ancora gradevolissime. E senza eredi: «Oddio, difficile trovare qualcuno che oggi canti così, studi così tanto per un solo brano, erano altri tempi. Però... però ci sono Elio e le Storie Tese, che non a caso si sono misurati con un classico dei Cetra, trasformato in Nella vecchia azienda agricola, o gli Oblivion. Qualcosa di quella lezione resta, il seme non era sterile», conclude Carlo Savona. A proposito: questa storia compie 80 anni, il primo Quartetto Cetra, quello senza la voce cristallina di Lucia Mannucci, esordì infatti nel 1941 all'Eiar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

© RIPRODUZIONE RISERVATA