Il Maestro Gatti: «Dal Quirinale la musica per rinascere. Il primo concerto dal vivo dopo il lockdown»

Sabato 30 Maggio 2020 di Simona Antonucci
Il Maestro Daniele Gatti

Fratelli d’Italia... «Subito le parole di fratellanza che ci hanno accomunato in questi mesi di dolore». Senza lo squillo marziale che apre l’Inno. «Sarà più intimo, solo con quindici archi, il suono del ritorno alla vita e alla musica». Il Maestro milanese, Daniele Gatti, direttore musicale del Costanzi di Roma, presenta il concerto di lunedì prossimo, con i musicisti del Teatro dell'Opera, al Quirinale, per la Festa della Repubblica: la prima esibizione dal vivo dopo il lockdown.

Con gli archi della sua orchestra e un clavicembalo, distanziati, con mascherina, senza pubblico, senza strumenti a fiato né coro, in diretta per Rai Cultura, su Rai1 e Rai3 Radio, alle 18,45, dai Giardini del Quirinale, alla presenza del Presidente Mattarella, si leveranno le prime note d’Italia, dedicate al ricordo delle vittime del coronavirus. «Musica accorata, con uno sguardo al futuro. Che tenga conto dell’ufficialità della Festa e della particolarità del momento. Del distanziamento e delle mascherine. E della diretta tv. Brani brevi, alcuni italiani, per un momento festoso e di dolore. Ma di fronte alle limitazioni, bisogna liberare la fantasia. Perché è necessario tornare a suonare. Il messaggio è più importante dell’esecuzione. E la musica non è un puzzle di strumenti a distanza riuniti sui social».

Al via con l’Inno, trascritto per archi dal Maestro. Subito dopo,  il Presidente della Repubblica rivolgerà un saluto ai telespettatori. E poi un programma inconsueto. L’apertura con il Mozart maturo dell’Adagio e Fuga K 546 («risuonerà come un’alzata di sipario»). A seguire, Silouan’s Song che Arvo Pärt scrisse ispirandosi ai testi di un monaco ortodosso del Monte Athos («minimalista, quattro minuti, intenso»). Un concerto di Vivaldi («tributo alla nostra cultura barocca») e I Crisantemi, omaggio di Puccini alla sezione degli archi. Quindi Langsamer Satz di Webern, composizione giovanile di raro ascolto («anteriore agli sviluppi atonali, più vicina al tardo romanticismo, comincia con un tono quasi tragico per aprirsi in suoni di speranza»). E per finire con l’Aria bachiana Sulla quarta corda («conosciuta anche come la sigla di Quark»).

«Sono onorato di questo invito. E come uomo, Daniele, sento questo concerto anche come un ringraziamento al mio Paese, cui in questi mesi ho affidato la mia vita. Per la cura con cui la Nazione si è occupata di tutti noi». 

Dopo gli impegni al Quirinale, Parigi, dove l’11 giugno dirigerà, senza pubblico e in diretta sui media francesi, l’Orchestre nationale de France, per poi tornare a luglio a Torino con l’Orchestra della Rai: senza pubblico in sala (in onda su Radio3 Rai, RaiPlay e Rai5), con strumenti distanziati, pochi fiati e programmi raffinati: come la Sinfonia di Honegger che ha solo archi e una tromba.

Quindi la scommessa Rigoletto: a metà luglio, al Circo Massimo, con una regia studiata ad hoc da Damiano Michieletto, dirigerà la prima opera ai tempi del Covid. «Con Rigoletto abbiamo inaugurato la stagione del Costanzi nel 2019. L’approccio di rispetto al segno sarà lo stesso. Certo, dovremmo lavorare distanziati, con l’amplificazione e il coro probabilmente immobile e non accanto all’orchestra. Forse si perderanno alcune sfumature, ma noi artisti dobbiamo arrivare alle difficoltà con delle proposte. E non chiuderci in una torre d’avorio. L’arte va servita anche a queste condizioni».

Più complicato il ritorno al chiuso, in teatro, con 200 persone. Come sarà l’inaugurazione del 2021 con La clemenza di Tito e la regia di Martone? «Vediamo. Se continua il miglioramento, forse si potrà riconsiderare il numero degli spettatori, tenendo conto delle misure del teatro. Ma, ripeto, il pubblico ha desiderio che si torni a suonare. E ci saremo». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA